Roma. Tornano in libertà, con obbligo di firma, Marra e Scarpellini. L’ex capo del personale in Campidoglio: “Non sono un corrotto. Non ho nulla da nascondere. Su di me falsità”

Roma. Tornano in libertà, con obbligo di firma, Marra e Scarpellini. L’ex capo del personale in Campidoglio: “Non sono un corrotto. Non ho nulla da nascondere. Su di me falsità”
Sono tornati in libertà l’ex braccio destro della sindaca di Roma, Raggi, Raffaele Marra e il costruttore Sergio Scarpellini. Per entrambi il giudice ha disposto l’obbligo di firma, per Marra è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici. I due sono accusati di concorso in corruzione ed erano agli arresti domiciliari.
 
I due, arrestati lo scorso dicembre e liberi  da questo martedì, sono accusati di corruzione. Marra avrebbe ricevuto benefici ingenti dal costruttore, fino al pagamento nel 2013 di oltre 367 mila euro, con due assegni, per un appartamento Enasarco acquistato in via Prati Fiscali 258, e intestato a Chiara Perico, la moglie di Marra, attualmente residente a Malta con i figli. Una tangente, secondo i giudici, un prestito secondo la difesa di Marra, entrambe le cose per Scarpellini, che in sede di interrogatorio ha ammesso di aver pagato per non scontentare il potente funzionario del Comune.  
 
E nel 2009 c’era stato un altro presunto ‘regalo’ del costruttore a Marra: un appartamento in zona Eur, ottenuto con uno sconto di mezzo milione di euro. Marra lo pagò 700 mila euro anziché un milione e 200 mila. Ed anche se su questo episodio è ormai scattata la prescrizione, per i magistrati il favore concesso conferma il quadro delinquenziale nel quale operava il funzionario comunale, descritto anche in un’inchiesta dell’Espresso che aveva fatto emergere le modalità con le quali Marra e sua moglie compravano a prezzi bassissimi case da privati e enti come la Fondazione Enasarco.  Martedì mattina, in aula, Marra ha detto la sua sulla sua condizione di indagato: “Io sono una persona perbene, non sono un corrotto e spero che ciò emerga dal processo. Non ho nulla da nascondere. I 367mila euro chiesti a Scarpellini erano un prestito per mia moglie che io ho materialmente incassato con gli assegni – ha spiegato Marra – Quel denaro sarebbe stato restituito, io ho fatto solo da mediatore, mi sono rivolto a un amico per avere quella somma”.
Lo stesso dirigente ha poi sottolineato di aver visto Sergio Scarpellini in rare occasioni e di aver avuto invece rapporti professionali e di amicizia con il figlio Andrea. “Scarpellini – ha spiegato – non mi ha mai chiesto di intervenire per agevolare le sue pratiche, non ho mai fatto nulla per lui o per il suo gruppo imprenditoriale. Non ho mai fatto nulla di simile per nessuno. Ero famoso per far partire denunce a ‘nastro'”. Sulla documentazione trovata nella sua abitazione, Marra ha riferito: “Su di me sono state scritte solo falsità, la stampa mi ha massacrato. Per questo avevo acquisito formalmente documentazione sul gruppo Scarpellini, per dare mandato al mio avvocato di procedere con le querele. Non è vero che a casa mia sono state trovate carte sui progetti del Gruppo Scarpellini”. “L’essere stato arrestato – ha aggiunto Marra- mi ha distrutto, mi ha devastato perché sono sempre stato un servitore dello Stato”.
“Ho conosciuto Marra nel 2008-2009 tramite mio figlio Andrea – ha raccontato Scarpellini, rispondendo alle domande delle parti davanti ai giudici – Mio figlio mi disse che Marra voleva acquistare un appartamento e che dovevo fargli fare bella figura. Il prezzo lo fece Marra e io accettai perché ci rientravo comunque”. Riguardo a un presunto scambio di favori Scarpellini ha sottolineato: “Lui al Comune non avrebbe potuto fare niente per me, e non sapeva nulla dei miei rapporti con il Campidoglio. C’era solamente un rapporto di simpatia”. “Io non merito di stare qui – ha proseguito Scarpellini- quando ho letto l’ordinanza di custodia cautelare sono diventato pazzo”.