Papa Francesco chiama, rivoluziona le parole, sferza il clero. I movimenti di base sono con lui. Sarà lui a indire un nuovo Concilio?

Papa Francesco chiama, rivoluziona le parole, sferza il clero. I movimenti di base sono con lui. Sarà lui a indire un nuovo Concilio?

Ha ragione Dario Di Vico quando sul Corriere della sera del 3 luglio ricorda ai lettori che quando papa Francesco chiama è opportuno che gli si risponda. Papa Francesco ha chiamato fin dall’inizio del pontificato, nel corso di quella indimenticabile visita a Lampedusa, quando parlò esplicitamente di “globalizzazione dell’indifferenza”, indicando nella esasperazione dell’individualismo la minaccia più temibile del XXI secolo. Quell’individualismo che esclude le “vite di scarto”, le pone ai margini, le uccide con l’indifferenza globalizzata, quell’individualismo esasperato che dinanzi a duecentomila persone che in sette mesi sono sbarcate in Italia (quante ne conteneva il Modena Park per il concerto di Vasco Rossi) parlla di “invasione”, senza neppure sentire la vergogna che una parola del genere suscita. Ma papa Francesco ha chiamato a rispondere sempre e soprattutto sul rispetto dell’umanità, e della sua dignità, di quella umanità che lavora e che non trova lavoro, che soffre ed è felice, di quella umanità che nel XXI secolo non trova più un senso per la vita. Papa Francesco ha chiamato a rispondere sull’ideologia del “merito”, come nuovo feticcio dell’età contemporanea, “della eccellenza”, come se la dignità umana avesse valore solo per quei pochi che si salvano. Una volta, per giustificare queste posizioni definite da alcune parti della stessa gerarchia ecclesiastica, papa Francesco rispose citando dom Helder Camara, uno dei sacerdoti più importanti nella storia del Sudamerica: “Quando mi chiedono qualcosa sulla carità succede questo, se dico che diamo da mangiare tutti i giorni ai poveri, mi dicono bravo, ma se dico che occorre togliere di mezzo la causa della povertà, allora mi danno del marxista”. Qui è la chiave per comprendere il vero e proprio sisma che sta attraversando la storia della Chiesa e il Vaticano in questi ultimi mesi. Un sisma che non a caso è stato immediatamente avvertito da qui fedeli che si battono, con papa Francesco, per il rinnovamento della fede, e che si richiamano all’organizzazione “Noi siamo chiesa”.

Noi siamo Chiesa: “serve un Concilio Ecumenico”. Gli atti e le parole di Francesco vanno in quella direzione

Per i fedeli della Chiesa di base, “serve un Concilio Ecumenico per riformarla”. Non è detto che papa Francesco non ci stia pensando. Anzi. Dopo le vicende che in questi giorni stanno interessando la Santa Sede, il movimento cattolico progressista Noi Siamo Chiesa dichiara: “dopo che il primo revisore generale vaticano di sempre, Libero Milone, si è improvvisamente dimesso, Noi Siamo Chiesa Internazionale chiede se il Vaticano può essere realmente riformato in una maniera lenta, passo dopo passo. L’ex capo della Deloitte in Italia è rimasto appena due dei cinque anni di mandato alla revisione delle finanze vaticane. Nessuna ragione è stata addotta per la sua improvvisa uscita. La ricerca per la sua sostituzione è appena cominciata”. Inoltre, “il consigliere papale card. George Pell è stato costretto a prendere un immediato periodo di assenza dai suoi compiti vaticani per difendersi dalle accuse di abusi sessuali. Questo accade solo alcune settimane dopo che un membro chiave della Commissione incaricata di supervisionare la riforma in quest’area si è dimesso per la frustrazione dovuta alle barriere incontrate dalla Commissione stessa”. “Sembra chiaro che sia richiesta un’azione molto più drastica”, afferma Noi Siamo Chiesa Internazionale, che chiama papa Francesco a “impostare un Concilio ecumenico per una maggiore riforma delle strutture della Chiesa, affinché si introducano strutture sinodali con il pieno coinvolgimento del popolo di Dio. Questo Concilio ecumenico potrebbe essere tenuto in Brasile, ma certamente non in Vaticano”. Sigrid Grabmeier, presidente di Noi Siamo Chiesa Internazionale, ha detto che “la Curia vaticana dedica troppa energia per proteggere e preservare il potere istituzionale. Questo cambierà solo quando ci sarà una piena fioritura del laicato e specialmente il coinvolgimento delle donne nella Chiesa e nella sua missione. Un sostanziale cambiamento nella nostra Chiesa è urgentemente necessario”.

La sintonia di Francesco con i movimenti ecclesiastici e il popolo cattolico è evidente e quasi totale

La sintonia tra i movimenti ecclesiastici di base della Chiesa e papa Francesco è evidente e quasi totale. Certo, Francesco opera una trasformazione della Chiesa a suo modo, come con l’intervento sul feudo di Ratzinger, l’ex Sant’Uffizio, o come si chiama ora, la Congregazione della dottrina della fede, che ha da secoli la missione di definire ciò che è ortodossia e ciò che è eterodossia, soprattutto intervenendo sulle questioni morali più sensibili. La breccia aperta da papa Francesco? Quando in aereo disse ai giornalisti meravigliati che le persone omosessuali sono persone e creature di Dio, e che l’omosessualità non è una malattia, contravvenendo ad una delle tesi fondamentali della dottrina cattolica da un secolo: il cosiddetto “peccato contronatura”. L’altra breccia: aver avuto il coraggio di dedicare alla “misericordia” (Misericordes sicut Pater, era lo slogan) un intero anno giubilare straordinario. Misericordia è il nuovo nome della Carità, che tanto invece aveva attratto Ratzinger, grande teologo, ma incapace di riformare la Chiesa, la sua potente gerarchia, e perfino la teologia dominante (ed è per questo che si dimise). Sul piano squisitamente teologico, infatti, la misericordia non è la Caritas, è qualcosa di più, è il riconoscimento di un altro da sè al quale si chiede qualcosa di “umanamente divino”, il per-dono, poiché per-donare non può che essere un atto gratuito. Da qui comincia la vera riforma della Chiesa, da quell’ubbidienza allo stesso precetto evangelico: “se qualcuno ha qualcosa contro di te, và e riconciliati con lui” prima di fare offerte al Tempio. Il capovolgimento di una logica umana, troppo umana: è chi sa di aver subito il torto che muove verso la riconciliazione, poiché riconosce la dignità dell’essere uomo nell’atto stesso, gratuito, del per-dono.

Il 29 giugno lo scacco matto alla classe sacerdotale: “non si può essere cristiani da salotto”

Non era ciò che aveva insegnato Francesco d’Assisi? E non è questo senso religioso che la Chiesa vaticana, specie nella sua gerarchia ha dimenticato, generando quel movimento dal basso che chiede con insistenza a papa Francesco un nuovo Concilio? Ma attenzione, ogni rivoluzione ha i suoi tenaci oppositori, i reazionari, e nella Chiesa sono diventati molti, più di quelli che ci si attendeva, e non solo sono i cardinali e i vescovi che addirittura gli muovono guerra sul piano teologico, ma una parte del clero diffuso che sui privilegi ha fatto perfino fortune, e non solo economiche. Prelati che ad esempio non hanno affatto digerito il discorso di Francesco agli operai dell’Ilva di Genova e non hanno apprezzato il messaggio straordinario inviato ai delegati al XVII Congresso. Ma è stato quando ha sferzato il clero nel giorno della celebrazione dei santi Pietro e Paolo che Francesco ha toccato, finalmente, il vertice della chiarezza del suo pontificato.  “Chiediamoci – ha esortato il Papa nella messa per San Pietro e Paolo – se siamo cristiani da salotto, che chiacchierano su come vanno le cose nella Chiesa e nel mondo, oppure apostoli in cammino, che confessano Gesù con la vita”. L’esortazione era rivolta in particolare al vertice della Chiesa. Nell’omelia – che va letta insieme alle parole pronunciate durante il concistoro in cui ha creato 5 nuovi cardinali, esortandoli a non sentirsi principi, ma servitori – chiarisce, qualora ce se ne fosse ancora bisogno, l’esigente visione di politica ecclesiale. Il cristiano, ha dunque detto, “sa che non è tenuto soltanto a dare pareri, ma a dare la vita; sa che non può credere in modo tiepido, ma è chiamato a ‘bruciare’ per amore; sa che nella vita non può ‘galleggiare’ o adagiarsi nel benessere, ma deve rischiare di prendere il largo, rilanciando ogni giorno nel dono di se”. La Chiesa, ha ricordato, ha bisogno urgente di maestri di preghiera. Il papa ha chiamato a cambiare, vedremo chi e come risponderà dall’interno della gerarchia vaticana. Una parte notevole del popolo cattolico è ormai con papa Francesco.