Migranti. Inutile vertice europeo a Tallinn. Restano dominanti le posizioni tedesche. Di fallimento parlano Sinistra Italiana e Mdp, mentre il Pse cerca di salvare Minniti e Gentiloni

Migranti. Inutile vertice europeo a Tallinn. Restano dominanti le posizioni tedesche. Di fallimento parlano Sinistra Italiana e Mdp, mentre il Pse cerca di salvare Minniti e Gentiloni

L’Italia ha ottenuto poco, quasi nulla, al vertice europeo di Tallinn, in Estonia, presidente di turno UE, appena un sostegno formale per gli arrivi di migranti dal Mediterraneo centrale. La sostanza è una porta sbattuta in faccia al governo italiano: nessuna apertura da parte degli altri Paesi Ue sulla ripartizione degli arrivi con altri porti mediterranei. Come se nulla fosse, Marco Minniti al termine di una mattinata di discussioni al Consiglio informale dei ministri dell’Interno, ha paradossalmente continuato con la farsa iniziata domenica scorsa a Parigi, quando si sono incontrati Macron, De Maiziere e Gentiloni: “le questioni poste dall’Italia hanno avuto un rilievo. Il lavoro da fare è impegnativo e complicato ma sul piano di azione della Commissione, e in particolare il sostegno alla Libia, il codice di condotta per le Ong e i rimpatri, il sostegno è stato quasi unanime”. Anche se “la regionalizzazione della missione Triton non era all’ordine del giorno di questa riunione”, ha spiegato Minniti, “è però evidente che ci sono posizioni contrastanti: noi manteniamo il nostro punto di vista, altri mantengono il loro: ne discuteremo nella sede formale di Frontex con la necessaria fermezza”. Minniti nel suo intervento ha particolarmente insistito sulla necessità di aumentare l’impegno Ue e dei singoli paesi in Libia, sottolineando l’ampio divario con l’investimento (3 miliardi) fatto l’anno scorso per bloccare la rotta balcanica. “Gli investimenti in Libia sono insufficienti”, ha osservato, “ho riscontrato la disponibilità dei singoli Stati ad aumentarli”.

La Germania guida i paesi che si oppongono alla proposta del governo italiano

Nella dichiarazione diffusa dalla presidenza al termine della mattinata, fatto straordinario per un Consiglio informale, si sottolinea la “grande preoccupazione” suscitata nei Paesi Ue dalla situazione nel Mediterraneo centrale e dalla pressione sull’Italia. E si sottolinea il sostegno su Libia, codice di condotta per le Ong e rafforzamento della politica di rimpatri. Nella dichiarazione c’è solo un accenno alla “riunione convocata per la prossima settimana dall’Agenzia per i confini e la guardia costiera europea (Frontex) per discutere dell’operazione Triton”. In mattinata, prima della discussione, alcuni governi avevano bocciato la proposta italiana. In particolare, il ministro tedesco, Thomas de Maiziere, aveva detto di non sostenere l’idea di regionalizzare le operazioni di salvataggio: il rischio, per Berlino, è di attirare più migranti e di creare divisioni fra i Paesi. Il tema è anche legato a quello della riforma delle regole di Dublino del diritto di asilo che al momento penalizza l’Italia affidando l’esame delle domande solo al Paese di primo ingresso: come si legge nella dichiarazione congiunta, i 28 sottolineano “la necessità di continuare il lavoro con la massima priorità sulle proposte legislative di riforma del sistema di asilo comune, basata sui principi di solidarietà e responsabilità” con l’obiettivo di assicurare “soluzioni sostenibili di lungo termine”.

La dichiarazione comune dei 28: appoggio sostanziale al Piano d’azione della Commissione Juncker, e no all’apertura di porti non italiani

La scelta di diffondere una dichiarazione congiunta non era scontata, visto che normalmente i Consigli informali ospitati dalla presidenza di turno non hanno potere decisionale e non realizzano conclusioni scritte. Ma l’emergenza migratoria, le richieste dell’Italia e il piano di azione della Commissione europea hanno condotto la discussione su binari più concreti. La dichiarazione rappresenta un consenso politico al piano di azione, ed entra nel dettaglio delle azioni prioritarie (le azioni per il rafforzamento della guardia costiera libica e in generale la stabilizzazione del paese, la realizzazione di un codice di condotta per le Ong, l’incremento dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale). Inoltre, sottolinea che i paesi Ue danno il loro “pieno sostegno all’Italia nell’attuazione di una politica dell’immigrazione concreta, nella riduzione dei fattori di attrazione, nell’assicurare il 100% dell’identificazione, registrazione e presa di impronte digitali di tutti i migranti, nel garantire una rapida identificazione di quelli che hanno diritto alla protezione e i rapidi rimpatri degli altri”.

Le reazioni italiane. Palazzotto, Sinistra Italiana: “un festival dell’ipocrisia col nostro governo che continua a vantare risultati che non esistono”

Il deputato di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto giudica con durezza l’avventura istituzionale italiana in Europa sul tema dei migranti, un vero e proprio fallimento. In una nota scrive che “Il Belgio non aprirà i suoi porti ai migranti. Questa dichiarazione del ministro belga la dice lunga sull’idea che hanno i Governi europei del fenomeno migratorio. Come se si potesse immaginare di salvare le persone nel Mediterraneo e trasportarle nei porti del nord Europa. Siamo davanti al festival dell’ipocrisia con il nostro Governo che continua a vantare risultati che non esistono. La verità è che il vertice di Tallinn è stato un fallimento. Il controllo delle ONG non risolverà nessuno dei problemi che determinano l’emergenza. L’unica vera soluzione è la sospensione del regolamento di Dublino che obbliga i migranti a fermarsi nello stato di primo approdo. Ma questo il ministro Minniti non lo chiede. Un vero e proprio fallimento su tutta la linea”.

Scotto, Articolo1-Mdp: “per noi l’Italia può anche lasciare una sedia al prossimo vertice europeo”

“Il vertice di Tallin si è rivelato un fallimento. La solidarietà che chiedevano non è arrivata. Al contrario, la regionalizzazione dei porti è stata rifiutata pressoché da tutti i partner europei. Una scelta che getta un’ombra pesante sulla reale volontà dei paesi dell’Eurozona di immaginare una politica migratoria comune. Di fronte a tanto cinismo, per noi l’Italia può anche lasciare la sedia vuota al prossimo vertice”, dichiara in una nota il deputato di Articolo1-Mdp Arturo Scotto.

Paradossale l’atteggiamento del Pse, che col capogruppo Pittella tenta di salvare il governo italiano, ma non ci riesce

Diverso l’atteggiamento del gruppo del Pse al Parlamento europeo, che invece vede l’esito del vertice informale di Tallinn come un bicchiere mezzo pieno. Il capogruppo del Pse al Parlamento europeo, Gianni Pittella, scrive in una nota che “il governo italiano porta a casa l’impegno dei Paesi membri Ue a sostenere finanziariamente la Libia e a rafforzare il fondo per l’Africa – entrambi fondamentali per sradicare nel medio periodo le cause della crisi migratoria. Positiva inoltre l’intesa per un codice di condotta delle ONG operanti in mare. È ovvio che non basta”. Cioè, è come dire che ha vinto la formulazione della Commissione europea su tutta la linea. Certo, ammette Pittella, “molto, molto di più va fatto sul fronte dei ricollocamenti dei migranti e sulla condivisione reale dell’onere dell’accoglienza”. Ma ha dimenticato di replicare alla posizione tedesca sulla regionalizzazione degli interventi e degli altri paesi europei che chiudono i porti. Insomma, i soldi alla Libia (a chi?) vanno bene, le legnate alle navi Ong vanno bene, per i socialisti europei è solo una questione burocratica, legata ai ricollocamenti. Una discussione che è ferma allo scorso anno e non vede le difficoltà del momento.