Danilo Leva, dal Pd ad Articolo1: “il ritorno al futuro dei valori e del progetto di società della sinistra moderna”

Danilo Leva, dal Pd ad Articolo1: “il ritorno al futuro dei valori e del progetto di società della sinistra moderna”

Incontro Danilo Leva nel suo ufficio di deputato al quinto piano della Camera. Ci conosciamo da molti anni, da quando era un bravissimo segretario della federazione Ds di Isernia, nel Molise, e nel frattempo dava inizio anche alla sua carriera di giurista, con specializzazione in Diritto penale. Oggi, a 39 anni, uscito dal Partito democratico, nel quale è stato eletto nel 2013, è uno degli esponenti di spicco della nuova classe dirigente nata con la fondazione di Articolo1-Mdp. Le ragioni della sua uscita dal Pd sono comuni a quelle di tanti altri della diaspora, vissuta negli ultimi mesi dal partito a trazione renziana: la passione per la sinistra, come senso dell’impegno politico.

Danilo Leva, raccontaci perché sei uscito dal Pd e hai deciso di dare vita ad Articolo1-Mdp.

Semplice. Se il Pd imita la destra, chi è di sinistra ha il dovere di stare da un’altra parte, per far vivere le ragioni della sinistra, per far vivere i valori e i principi per i quali ognuno di noi ha scelto l’impegno politico come una delle principali ragioni di vita. Nel momento in cui si vota il Jobs act e si tradiscono le ragioni del lavoro, nel momento in cui si assiste alla privatizzazione strisciante del sistema sanitario pubblico di questo paese, nel momento in cui si infliggono colpi mortali alla scuola pubblica e si mette in campo una visione autoritaria e plebiscitaria della democrazia, secondo me chi è di sinistra aveva ed ha il compito di uscire dal Pd, per avventurarsi in una nuova sfida. Con la missione di costruire un campo più largo e davvero aperto alle sensibilità e alle esperienze di un centrosinistra di governo.

Torna spesso questa locuzione, sinistra di governo. Cosa significa esattamente, secondo te?

Significa fare semplicemente il nostro mestiere, quello per cui abbiamo deciso di fare politica. Quindi governare i processi che rimettano in piedi i diritti del lavoro, la sanità pubblica, la scuola pubblica,  gli investimenti pubblici, il welfare, la  giustizia fiscale. Significa questo: essere netti su opzioni programmatiche e attorno a quelle costruire le cosiddette alleanze di governo. In realtà, non c’è una ricetta unica per dare senso alla locuzione: si parte intanto da quelli che sono i fondamenta, i principi fondamentali che il Pd nella sua azione di governo ha tradito.

Però, ciò significa costruire un partito oppure trasformarvi in un partito vero.

Intanto, significa ripartire dai territori, non c’è dubbio. In questi primi mesi, con Articolo1, abbiamo registrato una grande voglia di partecipazione. C’è il tema di come si struttura il rapporto con i territori, con la cosiddetta base, come ridiamo senso oggi ad un impegno, alla militanza. La domanda di fondo è se tutto si esaurisce nel rapporto diretto col capo. E invece ci dev’essere qualcos’altro, dobbiamo costruire qualcosa d’altro. Secondo me, la democrazia è innanzitutto partecipazione. È ovvio che la forma della partecipazione, al di là delle nuove tecnologie, resta sempre quella dei soggetti politici in carne e ossa. E in questi mesi abbiamo registrato proprio questa grande voglia di esserci, di esprimere un punto di vista individuale e collettivo.

Insomma, è una sorta di partito pesante, il contrario del Lingotto veltroniano, ripreso da Renzi?

Io penso che non solo è l’antilingotto, ma che ci sia la necessità di ricostruire le ragioni di un impegno. La democrazia senza partiti è una democrazia più povera. Ma una democrazia senza partiti è anche una democrazia senza popolo, come scrive il nostro compagno Carlo Galli. Perché i partiti, fin quando non cambieremo la Costituzione, sono un modo per organizzare la partecipazione. I comitati elettorali sono un’altra cosa. Ma tra un’elezione e un’altra per mantenere vivo l’impegno servono i partiti che organizzano, magari in forme nuove, magari con modalità diverse rispetto al passato, quella che è la partecipazione quotidiana alla vita politica del paese. Questa è la missione.

Articolo1 diventerà un partito?

Noi siamo impegnati a costruire un campo più largo, orientato a raccogliere le energie di sinistra che ci sono, che esistono nel paese. E vivono a sinistra del Pd.

Ma riusciamo ancora a dare senso alla sinistra, nonostante i colpi di Grillo, Berlusconi e dello stesso Renzi?

Destra e sinistra sono due categorie della vita, non solo della politica. Fin quando nel mondo ci saranno le disuguaglianze, e viviamo una stagione nella quale le disuguaglianze sono sempre più profonde, e sempre più accentuate, ci sarà bisogno della sinistra. La risposta alle disuguaglianze vecchie e nuove, prodotte dalla globalizzazione, non può che essere una risposta di sinistra. Basta guardare Corbyn, o Sanders. O papa Francesco, punto di riferimento importante per larghi strati della società. Non è vero che non ci sono differenze tra destra e sinistra. Le differenze ci sono. Anzi, dobbiamo, sempre più e sempre meglio, tornare a guardare il mondo con gli occhi della sinistra.

Il messaggio che lanci da Jobsnews è dunque: vogliamo ricostruire la sinistra…

Per fare questo occorre tornare alla formazione politica, ai saperi, alla comunicazione collettiva, indispensabili per costruire una forza di sinistra. Quante scelte vengono condizionate oggi dal censo, quante sono le scelte dei giovani che decidono di andare in una università piuttosto che in un’altra in base a quella che è la famiglia che essi hanno alle spalle?

L’università è diventato un segmento strutturale del sistema delle disuguaglianze…

Io credo che l’alta formazione esclusiva e la chiusura degli atenei siano la fonte principale delle disuguaglianze nel nostro paese. E tutte le riforme non possono che partire da lì. Da lì ricomincia il ritorno al futuro delle idee, del progetto di società e dei valori della sinistra: dai ragazzi che soffrono per le condizioni disuguali in partenza. Per loro, per i loro sogni, per le aspettative dei loro padri e delle madri, ovunque in Italia, vale la pena battersi. A sinistra.