Un abisso fra retroscena, politichese e problemi dei cittadini. Repubblica ignora la manifestazione Cgil. Prodi, Renzi, Pisapia, triangolo delle Bermude. Record del debito pubblico. Il monito Ue. Gentiloni for president

Un abisso fra retroscena, politichese e  problemi dei cittadini. Repubblica ignora la manifestazione Cgil. Prodi, Renzi, Pisapia, triangolo delle Bermude. Record del debito pubblico. Il monito Ue. Gentiloni for president

C’è un abisso fra la politica, o meglio il politichese, linguaggio costruito ad hoc per parlare del niente eludendo i problemi reali, e i problemi, grandi e piccoli, che giorno dopo giorno si trovano ad affrontare i cittadini. Complici i mezzi che dovrebbero informare, carta stampata e in particolare le televisioni con i talk show sempre più frequentati da compagnie di giro, giornalisti che si ripetono con monotonia, non informano su fatti ed avvenimenti che riguardano la vita delle persone. Addirittura, avviene in particolare per la carta stampata, “dimenticano” notizie importanti. La Repubblica, per esempio, alla vigilia della manifestazione promossa dalla Cgil che parte dalla denuncia dello scippo di cui è stato protagonista il governo che ha reintrodotto i voucher dopo che erano stati cancellati per evitare il referendum e porta in piazza i problemi del mondo del lavoro, non dà neppure la notizia. Non solo. L’approvazione da parte del Senato con un risicato voto di fiducia del ritorno dei voucher mischiati nel decreto sulla “manovrina Q con mon” che rivede il Bilancio, è liquidata in una riga. È vero che anche il presidente della Repubblica pare non si sia accorto dello sfregio alla Costituzione, ma i media avevano il dovere di informare. Invece si abbonda in retroscena, rivelazioni, scoop. Specialisti, da questo punto di vista, Giuliano Pisapia, Romano Prodi, diventati una specie di “consiliari” di Renzi Matteo. Il Pisapia con il suo “Campo progressista” cerca di coprire le spalle del segretario del Pd, o meglio, nel segno della “discontinuità” parola molto in uso di questi tempi, “usando” chi ha lasciato il Pd per dar vita ad Articolo1-Mdp cui si propone una alleanza di centrosinistra. Certo Renzi, in questo caso è figura ingombrante, bisogna fargli capire che difficilmente si può mettere in piedi un centrosinistra, perlomeno tentare, con lui che torna a fare il presidente del Consiglio. Indigeribile per Articolo1   che ha  aderito all’invito dell’ex sindaco di Milano  a manifestare insieme il 1 luglio a Roma. Inizialmente si era parlato di una assemblea, un dibattito aperto, poi si è ripiegato su una manifestazione. È sperabile che venga reso noto un programma, un progetto.

Ora l’ex sindaco di Milano gioca il jolly del professore

Seguendo i “retroscena” che compaiono sui maggiori quotidiani, a questo punto Pisapia mette in campo Romano Prodi. Sa bene che il professore non ha intenzione di candidarsi per eventuali primarie di una eventuale coalizione di centrosinistra. Del resto Renzi è stato chiaro: “Io – ha detto – sono il candidato, votato dalle primarie del Pd”. A questo punto il convitato di pietra Prodi si materializza. Due ore di colloquio con Renzi Matteo, richiesto scrive il “retroscenista” di Repubblica. Poi il professore incontra i giornalisti. Una battuta: “Io faccio da colla. Ci metto una buona parola”. Di fatto metterà a disposizione un programma di governo di centrosinistra, “un governo – puntualizza – che non sarà il mio”. Di cui si presuppone dovrebbe essere il “padre nobile”, con la “tenda” vicino al Palazzo Chigi. Con l’inquilino Renzi? Difficile, ma con un amico suo, che già gli ha tenuto il posto, diventerebbe possibile. Ed ecco, come vedremo a conclusione del nostro articolo, che entra in campo Gentiloni.

Ma i problemi del Paese? Lavoro, diritti, voucher, un’atmosfera di mistero

Ma per quanto riguarda i problemi del Paese, la situazione economica, il lavoro, i diritti dei lavoratori, i voucher, l’eguaglianza, la sanità, la scuola? Non ci sono parole, né di Pisapia, né di Renzi, tantomeno di Prodi. Un’atmosfera di mistero che ci ricorda il “triangolo delle Bermude”. Di Pisapia si sa solo che non si farà vedere a Piazza San Giovanni, alla manifestazione della Cgil cui saranno presenti esponenti di Articolo1 e di Sinistra italiana. Per fortuna domenica nell’incontro promosso da Montanari, vicepresidente di Libertà e Giustizia e dalla  Falcone, vicepresidente del Comitato per il no al referendum costituzionale, che si svolgerà al teatro Brancaccio, con l’adesione oltre a tante associazioni, sindacati, di Articolo1 e Sinistra italiana, si parlerà dei problemi che interessano i cittadini, rimasti fuori dal dibattito politico.  Dai media sono perfino scomparse le notizie relative alla situazione economica dell’Italia, i richiami del Fondo monetario internazionale sui nostri bilanci, dell’Ecofin, il consiglio di economia e finanza della Unione europea che sta esaminando i bilanci dei singoli paesi.

Nuovo record del debito pubblico. Il monito di Moscovici

Noi abbiamo raggiunto un nuovo record: ad aprile il debito pubblico ha raggiunto quota 2.270,4 miliardi di euro, con un aumento di circa 10,1 miliardi rispetto al mese precedente. Nel suo rapporto “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” Bankitalia rileva che l’incremento è dovuto al fabbisogno mensile delle Pubbliche Amministrazioni, pari a 5,5 miliardi, e a un aumento delle disponibilità liquide del Tesoro per 3,9 miliardi. Il debito delle amministrazioni centrali, ministeri e altri apparati è aumentato di 9,6 miliardi, quello delle amministrazioni locali è cresciuto per un ammontare di 0,5 miliardi, mentre quello degli enti di previdenza è rimasto sostanzialmente invariato. Arriva, a conclusione dei lavori, il “messaggio” dell’Ecofin. L’Italia deve “perseguire uno sforzo di bilancio sostanziale nel 2018, in linea con i requisiti della parte preventiva del patto di stabilità tenendo conto della necessità di rafforzare la ripresa in corso e di assicurare la stabilità delle finanze pubbliche”. Il termine flessibilità non appare. Ci contava il ministro Padoan che ha richiesto un “aggiustamento” pari allo 0,6 % del Pil, circa nove miliardi di sconto sul bilancio 2018. La misura dell’aggiustamento strutturale sarà negoziata entro l’autunno. Puntualizza il commissario europeo agli affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, in risposta indiretta al ministro Padoan, che  si muove come se per il 2018 fossero già assicurate misure di flessibilità, “non vedo la ragione – afferma -perché la Ue dovrebbe darci risposta positiva”. Il commissario francese lo spiega: “L’Italia – dice – deve ridurre progressivamente il suo debito pubblico, come è interesse comune per i Paesi dell’Eurozona. Tenuto conto dell’alto livello del debito pubblico italiano, è interesse comune che questo livello sia progressivamente ridotto. E dunque è in questo spirito che lavoriamo, non c’è motivo di drammatizzare, bisogna lavorare facendo ciascuna la propria parte”, ha aggiunto il commissario. “Nel linguaggio criptico che si pratica a Bruxelles si nasconde una banale verità. L’Italia è uno dei paesi dove ormai da molti anni il debito pubblico è sempre in salita. Guarda caso sono gli anni che vedono Padoan ministro dell’Economia e Finanza, Renzi presidente del Consiglio, durante i loro mandati abbiamo assistito ad un vero boom. La serie vola a 2.137 miliardi 240 milioni nel 2014, a 2.172 nel 2015, 2.217 nel 2016. Gentiloni  si produce in  un vera e propria fuga.

In pochi mesi l’attuale premier registra un aumento record del debito

In pochi mesi di governo aumenta il debito di circa 50 miliardi. Ora che La Repubblica, con una specie di blitz, lo lancia come possibile presidente, perlomeno candidato, definendolo in un editoriale di Stefano Folli, sempre prudente, come il possibile “uomo nuovo del centrosinistra”, il Gentiloni deve stare molto attento. Scrive Folli che Gentiloni “è inclusivo dove Renzi è divisivo, adatto a negoziare con l’Europa laddove Renzi tende a battere i pugni sul tavolo. Per  uno degli strani casi della vita Gentiloni sarebbe l’uomo della discontinuità. Per qualcuno il più adatto a guidare da  Palazzo Chigi un governo in cui il centrosinistra fosse preponderante”. E si torna così come al vecchio, caro gioco dell’oca, a quanto affermavamo all’inizio. Un chiacchiericcio “esemplare” dal quale sono esclusi i problemi reali del Paese, gli abitanti di questo Paese che non hanno diritto a contare, a partire da quella “rappresentanza” che si ritroverà a Piazza San Giovanni che, invece sarà grande e si farà sentire.

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