Trillano le parlamentari del Pd. L’economia tutto bene, grazie a Renzi. Istat confonde le acque sul lavoro. Federconsumatori: disoccupazione a livelli elevati. Aumentano coloro che non possono curarsi. La sanità privata costa 35 miliardi

Trillano le parlamentari del Pd. L’economia tutto bene, grazie a Renzi. Istat confonde le acque sul lavoro. Federconsumatori: disoccupazione a livelli elevati. Aumentano coloro che non possono curarsi. La sanità privata costa 35 miliardi

Gridolini di gioia, trillano Gentiloni, Renzi, Padoan. Fanno loro compagnia i cortigiani, quelle e quelli che frequentano la corte del signorotto di Rignano ed hanno bisogno di distinguersi, di far sapere che loro ci sono proprio nei momenti di difficoltà, in vista o meno di elezioni non si sa mai, quando c’è da guadagnarsi la pagnotta. Quale migliore occasione di quella offerta dall’Istat che rimastica dati già noti relativi all’occupazione secondo cui ormai abbiamo raggiunto la felicità assoluta, si devono essere chiesti personaggi di seconda linea per mettersi in mostra e dire “noi ci siamo”.

Allora vediamoli questi dati  che sarebbero il risultato delle politiche economiche dei mille giorni di Renzi e del governo di Paolo Gentiloni. Nel primo trimestre di quest’anno, ma la cosa era già nota, Istat aveva fornito previsioni che ora conferma, aumentati gli occupati dello 0,2%, 52 mila persone. Rispetto al trimestre del 2016 l’aumento è dell’1,5%. Ma chi riguarda questa nuova occupazione? Per la maggior parte lavoratori ultracinquantenni. Una conseguenza dell’aumento progressivo dell’età pensionistica. Non solo. Dai dati di flusso non destagionalizzati si scopre che aumentano le “permanenze nell’occupazione” (+0,4 punti), ma,  complice la fine degli sgravi “diminuiscono le transizioni da dipendente a termine a tempo indeterminato (dal 24,2% tra il primo trimestre 2015 e il primo trimestre 2016 al 19,6% nell’analogo periodo tra il 2016 e il 2017)”. Il passaggio da disoccupato a occupato resta stabile (23,4%, +0,1 punti), ma gli ingressi aumentano soltanto verso l’occupazione a termine. “Tra gli inattivi cresce il passaggio verso l’occupazione (+0,4 punti percentuali) ma soprattutto verso la disoccupazione (+0,9 punti)”.

Titti Di Salvo fuori tempo: imboccata la strada giusta

Questo è il quadro reale. Ma, per esempio, Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati del Pd, non solo trilla ma dovrebbe fare attenzione a leggere bene i dati, eviterebbe di fare brutte figure. Dice: “Aumentano gli occupati, cala il tasso di disoccupazione e diminuiscono gli inattivi. Questi sono fatti, che parlano della vita di donne e uomini e disegnano un Paese in ripresa, non parole. Nel primo trimestre di quest’anno non solo l’occupazione è aumentata in modo considerevole, segnando una tendenza positiva mai interrotta, ma è stata rilevata anche una crescita del Pil superiore alle attese. È evidente che le riforme introdotte durante il governo Renzi e portate avanti con l’esecutivo Gentiloni danno frutti sempre più evidenti. La strada giusta è stata imboccata – conclude Di Salvo – l’impegno del Partito Democratico e del governo va avanti”.  A leggere gli avvenimenti in corso non si direbbe proprio. Dovrebbe, visto il ruolo che ricopre, magari leggere anche le note dell’Ocse, che parlano di una “ripresa moderata”.

Ocse: “Ripresa moderata”. Il Pil nel 2018 scenderà allo 0,8%

Che “continuerà ad essere moderata”, si legge nell’ultimo Economic outlook, con il Pil resterà “all’1% nel 2017”, per poi scendere “allo 0,8% nel 2018” a causa “della stretta fiscale già adottata e pari all’1% del Pil”. Per l’Ocse, inoltre, andare avanti con le “riforme strutturali” e le “politiche fiscali moderate” è “cruciale per innalzare la crescita in modo inclusivo e costante e ridurre il rapporto debito-Pil”. Per gli economisti parigini il debito pubblico si è stabilizzato in rapporto al Pil, ma poiché è ancora alto è “un punto debole”. “Il governo – osserva ancora l’Ocse – ha stanziato 20 miliardi per la ricapitalizzazione bancaria”, se la “cifra dovesse essere usata interamente ci sarebbe un incremento del debito pubblico pari all’1,2% del Pil”. Note Ocse e già che ci siamo, la cui lettura consigliamo ad un’altra parlamentare Pd, tale Simona Malpezzi. I dati Istat, afferma, “dimostrano la necessità di continuare il percorso riformista avviato dal Governo Renzi per rilanciare l’occupazione e più in generale l’economia del nostro Paese”.  Una parlamentare che risponde al nome di Alessia Rotta, sempre Pd, si avventura su un terreno ostico, ma non ha paura, e butta lì una affermazione che si può classificare fra le “notizie false”. Dice costei: Istat conferma che “le riforme funzionano. Sono benzina che serve per riavviare il motore Roma. Il Jobs act e le riforme del governo Renzi stanno producendo i loro effetti”. Davvero ci vuole un bel coraggio visto che sono stati buttati con il jobs act, circa 20 miliardi  “donati” agli imprenditori  per un misero 0,2% di crescita dell’occupazione.

Federconsumatori. Inaccettabili i dati sulle disuguaglianze

“La disoccupazione – afferma invece  Federconsumatori – rimane sempre su livelli elevati, determinando conseguenze negative per l’intero sistema economico. Bisogna pensare, inoltre, che in molte aree, specialmente al Sud, la disoccupazione raggiunge livelli elevatissimi, specialmente tra i giovani. Occorre rimettere in moto la domanda interna determinando  una ripresa della produzione, dando un ulteriore impulso alla crescita occupazionale avviando un piano straordinario che punti su investimenti, ricerca, modernizzazione e valorizzazione della offerta turistica.ˆ I dati sulle diseguaglianze, create anche dalla mancanza di occupazione, nel nostro Paese sono inaccettabili: rinuncia alle cure, tagli alla spesa alimentare sono segnali che non possono e non devono essere ignorati. Oggi si discute di reddito di inclusione per una platea di 1,8 milioni di persone, ma c’è da fare molto di più per restituire dignità a tutti i cittadini che vivono alle soglie della povertà”. Si tratta di milioni di persone che non possono più nemmeno curarsi come emerge dal rapporto sulla salute presentato dal Censis al “Welfare Day 2017”.

13 milioni di italiani non riescono far fronte alle spese per curarsi

Una “sanità che non è più per tutti” è stato affermato, un dato allarmante attestato dai numeri che offrono un quadro desolante. “Non si ferma il boom della spesa sanitaria privata –è  stato detto – che grava sulle spalle degli italiani per 35,2 miliardi di euro nel 2016, con un aumento del 4,2 per cento in termini reali nel periodo 2013-2016 (un aumento maggiore della spesa totale delle famiglie per i consumi, pari a +3,4 per cento nello stesso periodo). La conseguenza sociale è un gorgo di difficoltà e disuguaglianze crescenti – sottolinea il Rapporto – che risucchiano milioni di persone. Sono 13 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno sperimentato difficoltà economiche e una riduzione del tenore di vita per far fronte a spese sanitarie di tasca propria, 7,8 milioni hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o con le banche, e 1,8 milioni sono entrati nell’area della povertà”. Titti Di Salvo, Simona Malpezzi, Alessia Rotta, il tris delle parlamentari del Pd hanno niente da dire?