Il centrosinistra che verrà. Appuntamento a piazza San Giovanni con la Cgil. Il lavoro prima di tutto. Ne tenga conto Pisapia. “Un Patto per governare con il Pd – afferma – quasi impossibile”. Vive ancora il referendum a difesa della Costituzione

Il centrosinistra che verrà. Appuntamento a piazza San Giovanni con la Cgil. Il lavoro prima di tutto. Ne tenga conto Pisapia. “Un Patto per governare con il Pd – afferma – quasi impossibile”. Vive ancora il referendum a difesa della Costituzione

Mentre alla Camera si sta facendo carne di porco sulla legge elettorale, ci scusino i porci per l’accomunamento, in sottofondo prosegue il dibattito sul governo che verrà. Il codice del buon giornalista, tradizione anglosassone, parla di cinque W che, tradotte in italiano, significano, chi, perché, come, quando, dove, che costituiscono requisito indispensabile  di una notizia. Bene, anzi male, non c’è alcuna risposta alla luce del sole. Ci sono retroscena, dichiarazioni a mezza bocca, si parla di accordi sottobanco fra Pd e Forza Italia per possibili intese di governo mentre alla Camera un quartetto composto da Pd, Movimento cinque stelle, Forza Italia, Lega, sta dando vita ad una legge elettorale che più truffa non si può. Quella famosa del1953, voluta dalla  Dc, contro la quale vi fu una grande sollevazione popolare, la legge non passò, era roba da dilettanti. Oggi siamo a tecniche più raffinate. La truffa è di dimensioni gigantesche, ciclopiche.

Un dibattito surreale su un  ritorno all’Ulivo che non c’è più

È in questo clima che si assiste ad un dibattito surreale  sulla possibilità di un ritorno al centrosinistra delle origini, quello dell’Ulivo, leggi Romano Prodi in primo luogo. Il timone dell’operazione l’ha preso Giuliano Pisapia con il suo movimento “Campo progressista”. Ha dato appuntamento alle forze di “centro sinistra”, movimenti, associazioni, partiti che non si chiamano più cosi. Articolo1-Movimento Democratici e progressisti, ha risposto con entusiasmo, i prodiani e lo stesso Prodi devono ancora decidere. Dice Pisapia, intervistato da Maria Latella, Sky tg 24: “Campo progressista mette insieme non solo i tanti disillusi ma tutte le realtà del civismo locale, io vorrei che si tornasse a quella rivoluzione gentile che è presente in tante località del Paese, da quelle realtà può ripartire un nuovo centrosinistra che può dare un segnale di dignità e sobrietà nel fare politica”. Ci sarà Prodi all’appuntamento? Risponde l’ex sindaco di Milano: “Sarà lui a decidere, sicuramente ha dato un segnale di apprezzamento al progetto anche a una situazione di aperta critica rispettosa verso quello che sta avvenendo a livello nazionale non tanto sugli accordi per la legge elettorale, che non condivido, ma è naturale che si cerchi una più ampia alleanza sulle riforme. Oltre a questo c’è anche l’idea di un’alleanza dopo le elezioni tra destra e un partito che si ritiene di centrosinistra, questo è sbagliato”.

Gli accordi su un progetto si fanno prima delle elezioni non dopo

Poi prosegue: “Un patto con il Pd per governare insieme è molto complicato, direi quasi impossibile, di fronte a una legge proporzionale. Gli accordi su un progetto si fanno prima delle elezioni e non dopo. La discussione si fa prima ma questo pare non sia possibile”. “Da parte nostra – ha proseguito – lavoriamo insieme  per un nuovo centrosinistra capace di trovare sintesi su un programma comune”.  La parola chiave diventa la “rivoluzione gentile”. Già, ma cosa significa nel concreto della situazione politica del nostro Paese? Pisapia dice cosa non si dovrebbe fare: “Un patto tra Pd e Fi sarebbe incompatibile con l’elettorato dei due schieramenti. Come può il Pd che si è opposto alla cancellazione del falso in bilancio fare un’alleanza con chi lo ha cancellato? Io credo che siano punti base che distinguono destra e sinistra e unire il Pd per come è nato con FI è deludere tanti cittadini che lo hanno votato e rischiare per due generazioni di non dare risposte di centrosinistra al paese”. Pisapia afferma che in sei mesi, quindi portando a termine la legislatura, si possono approvare “tante riforme che darebbero maggiore credibilità a chi si presenta alle elezioni”. “Lo dicono tutti gli economisti – prosegue – e lo dice indirettamente anche Padoan e l’Europa”.

Anche Scalfari deluso di Renzi Matteo. Macron il nuovo idolo

Non nomina Renzi Matteo. Del resto anche Eugenio Scalfari, dopo un innamoramento di quelli che ti fanno stringere il cuore, ora si dichiara “deluso“ di Renzi Matteo. Così va il mondo, ma non va bene. Allora torniamo alla “rivoluzione gentile” e alle “tante riforme” di cui parla Pisapia. Forse sarebbe il caso di elencarne qualcuna, la prima si chiama “Lavoro”, articolo uno della nostra Costituzione. Sarà bene ricordarlo per chi ha la memoria difficile. Così recita: ”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Oggi fare della Costituzione  il caposaldo delle politiche di governo è, riprendiamo Pisapia, “la rivoluzione gentile”.

Il sì al referendum dell’ex sindaco di Milano una contraddizione con se stesso

Già ma Pisapia deve risolvere una contraddizione con se stesso e con il movimento cui si richiama. Perché lui la Costituzione al momento del referendum renziano non la difese, votò sì. E un nuovo centrosinistra non può che ripartire dal 4 dicembre, da quel 60% dei cittadini italiani che votarono no. Parlare genericamente di lavoro non basta. Occorre dare concretezza a questa parola, farla vivere. Lavoro significa occupazione, dei giovani in primo luogo, diritti, dignità, lotta alla povertà,  disuguaglianze, significa tornare a  quell’Articolo 18 cancellato dal governo di Renzi Matteo, significa, qui ed ora, prendere impegno perché quei voucher cacciati dalla porta non rientrino dalla finestra. Significa stabilire un diverso rapporto con i sindacati. Significa dare risposte, ora, a quella Carta dei diritti universali del lavoro, la proposta di legge di iniziativa popolare presentata con più di un milione di firme alla Camera. Significa non attendere, anche da parte di Pisapia, il primo di luglio, quasi una data di purificazione. Il 17 giugno si annuncia una grande manifestazione della Cgil non solo perché i voucher, così come formulati, scompaiano  dal calendario delle Camere ma per indicare una nuova politica economica, il Lavoro prima di tutto.  Per chi vuole rifondare il centro sinistra, la rivoluzione gentile dovrebbe partire fin dal 17 giugno, dalla Piazza San Giovanni, luogo storico dei grandi appuntamenti di popolo.

Il bisogno di una grande forza di sinistra unitaria, un movimento di popolo

Da quella Piazza, da quell’appuntamento, può ripartire la costruzione di una forza di sinistra, unitaria, un grande movimento di popolo senza il quale il centrosinistra non può vivere. Ce lo insegna la storia di questi anni, il fallimento dell’Ulivo, del centrosinistra, si fa per dire, a guida renziana. Noi pensiamo che il centrosinistra debba essere una alleanza fra una forza di sinistra, che chiamiamo ancora partito, come è scritto nella Costituzione, e forze di centro che si richiamano al riformismo, non al trasformismo. Non pensiamo ad un partito di centrosinistra, ma ad una alleanza di centro-sinistra di cui il Pd non può far parte perché le politiche praticate in questi anni di renzismo sono nel segno del liberismo più sfrenato, leggi jobs act. Serve  una sinistra forte e unitaria, in Italia, come in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, nell’universo europeo ed al di là del mare.

Bettini (Pd), offese, anche di cattivo gusto, alla “sinistra radicale”

Se ne faccia una ragione Goffredo Bettini che in una lettera aperta rivolta a Pisapia perché da subito prenda nelle mani le redini del centrosinistra che verrà. Dice il parlamentare europeo del Pd che ad ostacolare questo progetto ci sono “la legge  elettorale proporzionale, la spaccatura della sinistra, il duello Grillo-Renzi, il ritorno di Berlusconi (tanto di cappello) destinato a governare con il Pd, la concezione della sinistra radicale, ancora popolata di tenenti e luogotenenti, alla ricerca di un luogo per continuare”. Nessun commento. Bettini è un esperto nel campo di chi è “alla ricerca di ruoli”. Ma  cadere così in basso nei confronti di quella che definisce “la sinistra radicale” non è un buon segnale. Pisapia è avvertito.

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