Fianellum. Primo giorno di votazioni e già lo scenario parlamentare si chiarisce. Bocciate le preferenze, sarà bocciato anche il voto disgiunto. Si pensa al piano B. La tragicommedia dei 5Stelle

Fianellum. Primo giorno di votazioni e già lo scenario parlamentare si chiarisce. Bocciate le preferenze, sarà bocciato anche il voto disgiunto. Si pensa al piano B. La tragicommedia dei 5Stelle

L’esito finale della prima giornata di votazioni sulla riforma elettorale è che la partita dei voti segreti, ormai determinante, si gioca sul risultato degli emendamenti che chiedono di introdurre le preferenze che anche gli stessi grillini hanno presentato, oltre a varie forze centriste, la destra di Fratelli d’Italia e la sinistra di Mdp e Si. Ma che trova vasti consensi anche fra deputati Pd. Mentre Forza Italia minaccia di far saltare il patto se le preferenze saranno intodotte. I segnali che tradizionalmente precedono generalmente le votazioni a scrutinio segreto politicamente discriminanti e numericamente incerte oggi ci sono stati tutti. Le pregiudiziali di costituzionalità votate insieme dai contrari al “patto tedesco” sono state sostenute da 182 deputati. Qualche ora più tardi il primo voto segreto ha visto crescere il fronte del no a quota 220. Parimenti, i deputati Pd-M5s-Fi-Lega che hanno detto no a scrutinio palese al ritorno al Mattarellum sono stati ben 446. Mezz’ora dopo sono scesi a 322 per respingere il voto disgiunto. E nell’ultimo voto i “pattisti” che hanno detto no a scrutinio segreto a rivedere i collegi 317.

Il Pd insiste: il patto a 4 può anche saltare, ma mesi di paralisi del Parlamento sarebbero insopportabili

Salta dunque il patto a 4 sulla legge elettorale, ma il voto anticipato no. E’ questa la linea del Nazareno, la linea su cui Matteo Renzi non intende indietreggiare. Il segretario del Pd, come ha ribadito oggi, non ha nessuna fretta di andare a votare: “Abbiamo detto che per noi si va al 2018, chiedendo di continuare sulla strada tracciata nelle ultime leggi di bilancio”, spiega su Facebook, abbracciando le preoccupazioni del Colle sulla messa in sicurezza dei conti pubblici prima della chiamata alle urne, ma si legge nello stesso post: “quelli che ci accusano di tramare contro il (nostro) Governo nel frattempo non votano la fiducia: non vi sembra un po’ strano? Dunque, che si fa? Ci si sorride sopra, senza consentire a nessuno di farci arrabbiare o di cambiare umore. Ma prima o poi arriverà il momento di discutere di contenuti. E qui li vogliamo”. In sintesi il ragionamento è sempre quello: il Pd ci ha provato, ha proposto il maggioritario e lo hanno bocciato, ha proposto il proporzionale e lo hanno bocciato. Aveva in tasca un accordo con l’80 per cento del Parlamento e i 5Stelle lo hanno fatto saltare. Con questi numeri e con i 5Stelle inaffidabili i pochi mesi di legislatura, spiegano a Montecitorio, sono a rischio paralisi, meglio andare alle urne.

Il voto finale rinviato a martedì 13 giugno

Il voto finale sulla legge elettorale all’esame dell’aula della Camera si svolgerà nella seduta antimeridiana di martedì 13 giugno, con diretta tv per le dichiarazioni di voto dalle 10.30. Le votazioni sugli emendamenti proseguiranno domani e se necessario fino a venerdì prossimo, 9 giugno. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Nel corso della discussione i rappresentanti dell’intesa sul testo Fiano (Pd, Lega M5S e Fi) hanno chiesto che si votasse lunedì, secondo quanto hanno riferito alcuni dei partecipanti alla riunione. Ma alla fine il Pd si è adeguato alle indicazioni della presidente della Camera, che avrebbe ricordato, come peraltro aveva già fatto nel corso della seduta dell’aula, che il calendario prevedeva già la prosecuzione dei lavori fino a martedì qualora l’esame del provvedimento non fosse stato concluso, mentre nessuna seduta era in programma lunedì.

E se il Fianellum non passasse? Poco male, già pronto il piano B

L’idea infatti è quella di qualche mese fa, spiegano fonti Dem, questa volta con l’appoggio anche di Forza Italia, che avrebbe avallato un piano B, qualora il Fianellum non fosse andato in porto. “Dei grillini non ci si può fidare” tuonano in Transatlantico e questa è la frase che è risuonata anche ad Arcore, dove Silvio Berlusconi osserva silenzioso, pronto ad intervenire già giovedì quando si farà più chiara la situazione a Montecitorio. “Se questa legge elettorale passerà, bene. Se qualcuno si tirerà indietro, gli italiani avranno visto la serietà del Pd che ha risposto all’appello del Capo dello Stato” ha sentenziato Renzi oggi da Firenze. E ancora: “I grillini cambiano idea sulla legge elettorale che loro stessi hanno voluto e votato. Sono passati due giorni e già hanno cambiato posizione? Due giorni!”. La strada quindi è tracciata anche senza il Fianellum.

Il piano B? Alle urne prima possibile con l’Italicum corretto e il Consultellum

Alla fine di tutte queste manfrine, come nel gioco dell’oca, si torna al punto di partenza, e si andrà alle urne con l’Italicum corretto alla Camera e il Consultellum al Senato, con un decreto correttivo che armonizzi le due leggi vigenti. L’unico problema è che tutto ciò, e se ne rende conto anche Renzi, non potrà realizzarsi però entro settembre. Il decreto legge ha i suoi tempi, 60 giorni dal varo del Consiglio dei ministri per essere convertito in legge, e non si può andare al voto con il rischio che le elezioni possano essere invalidate. Il problema più grosso è convincere il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Le condizioni del Colle per chiudere in anticipo questo legislatura sono chiare da tempo: la legge elettorale ‘ampiamente condivisa’ e i conti pubblici in sicurezza. Certo, ragiona chi è vicino al segretario Dem, sull’instabilità di questo Parlamento neanche Mattarella può chiudere gli occhi.

La tragicommedia in cui si sono infilati i 5Stelle. Hanno spacciato per tedesco un sistema elettorale burla. Ed ora si sentono traditi, al punto da rifare la consultazione online

Il voto online ricompatta il Movimento 5 Stelle in questi giorni apparso lacerato al suo interno per i compromessi con gli altri partiti sulla legge elettorale. La parola passa agli iscritti. In questo modo i parlamentari avranno la coscienza a posto, in fondo loro sono i ‘portavoce’. E’ Beppe Grillo ad annunciarlo sul blog dopo un tira e molla che ha visto esponenti dell’ala ortodossa come Paola Taverna scagliarsi contro l’accordo a quattro con Pd, Fi e Lega, poi redarguiti pubblicamente in rete dal garante quindi, in definitiva, ascoltati. Ma Grillo non si limita a questo, dalla Sicilia dove è arrivato in serata per sostenere i candidati sindaco di Trapani e Palermo, rilancia: “Tutti ci dicono che non arriveremo al 40%… Lo so. Noi dobbiamo arrivare al 50% o per me è una sconfitta! Devono votare per noi metà degli italiani”. Grillo parla alla platea siciliana, ma è idealmente rivolto a tutti i suoi, dai parlamentari scettici a quell’elettorato che dovrà decidere se bere o meno l’amaro calice sul web. “E’ evidente che non c’è lo stesso entusiasmo dei primi meetup e dei primi VDay – ammette sul palco -. Sono entrati anche dei coglioni nel Movimento, quando ce ne accorgiamo li sostituiamo. Ma c’è la rete, voi dovete andare su Rousseau lì potete proporre leggi da casa”. Con un tweet è lui stesso a mettere fine alle polemiche: “Il M5S vuole la legge elettorale e il voto. Gli iscritti saranno chiamati a ratificare il testo finale: questo è il nostro metodo”. Grillo vuole salvare l’accordo e andare verso il voto anticipato, soprattutto i Cinquestelle vogliono scongiurare il Rosatellum. Cosa succederà dunque? Dopo l’ultimo voto dell’aula della Camera sull’ultima modifica al testo della legge elettorale, partirà la consultazione online degli iscritti. Si sta parlando quindi del fine settimana, se le votazioni termineranno venerdì. Su Rousseau sarà messo in votazione il testo finale come uscito dall’aula quindi, con ogni probabilità, senza preferenze e senza voto disgiunto.

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