Festa della Repubblica. Parata aperta dai sindaci dei comuni colpiti dai terremoti. Mattarella: battiamoci “per un’Italia in pace”

Festa della Repubblica. Parata aperta dai sindaci dei comuni colpiti dai terremoti. Mattarella: battiamoci “per un’Italia in pace”

La parata militare, l’inno nazionale, e tanto tricolore: il 71esimo anniversario della Festa della  Repubblica è stato caratterizzato proprio dai tre colori della bandiera che venerdì due giugno hanno ricoperto buona parte del Colosseo, con un ‘drappo’ di 1.600 metri quadrati, i palazzi pubblici, quelli della Difesa e anche quelli delle società partecipate dallo Stato. A portare il tricolore alla parata militare sono stati soprattutto i 400 sindaci di altrettanti comuni dei luoghi terremotati del Centro Italia, che hanno sfilato prima dei battaglioni. Un inedito per la Festa del 2 giugno. Al cielo ci hanno pensato le Frecce Tricolori con il tradizionale passaggio sull’Altare della Patria, nel momento in cui l’ultima nota del ‘Silenzio’ sottolineava l’omaggio del Presidente dellaRepubblica al sacello del Milite Ignoto. Da quel momento è cominciata ufficialmente la Festa che ha visto protagoniste le alte cariche dello Stato, riunite al Vittoriano e, più tardi, davanti a un caffè, in un bar di Piazza Venezia. E’ qui che, mentre Mattarella passava in rassegna i reparti motorizzati, Paolo Gentiloni, Pietro Grasso e Laura Boldrini si sono scambiati gli auguri. Posata la tazzina, le tre cariche si sono avviate a piedi per Piazza Venezia e via dei Fori Imperiali.

La risposta da parte del pubblico è stata come sempre entusiasta: applausi, grida di incoraggiamento sono arrivati dai cittadini che al passaggio del presidente del Consiglio hanno sventolato bandierine tricolore. Non altrettanto calorosa pare sia stata l’accoglienza riservata alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, il cui passaggio è stato sottolineato da qualche fischio e isolate grida di protesta: “Ce saluti pure”, le ha gridato in tono polemico una signora dal marcato accento romano mentre altre due intonavano, in coro, “le buche, le buche”, in riferimento alle condizioni delle strade della Capitale.

Le ovazioni maggiori sono state però per il Capo dello Stato che si è prestato volentieri a stringere mani e salutare i bambini presenti nel pubblico. Un’attenzione alle nuove generazioni che è possibile cogliere anche nel messaggio inviato da Mattarella al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano: “In un mondo sempre più interdipendente, non potrà esservi vera sicurezza se permarranno focolai di crisi e conflitti; non potrà esservi vero benessere se una parte dell’umanità sarà costretta a vivere nella miseria”, scrive Mattarella che torna, così, sul rapporto tra lotta alla povertà e sicurezza, su cui si era concentrato anche durante le celebrazioni al Quirinale per la Festa del lavoro. “I valori che ci hanno unito il 2 giugno del 1946 continuano a guidarci per realizzare lo stesso desiderio dei nostri padri: dare alle future generazioni un’Italia in pace, prospera e solidale, in grado di assolvere a un ruolo autorevole e propulsivo all’interno di quella comunità internazionale che abbiamo contribuito a edificare”, sono le parole di Mattarella che si sofferma anche sul ruolo e l’importanza delle Forze Armate che “con convinzione e pieno coinvolgimento hanno contribuito, in questi ultimi decenni, a conseguire risultati straordinari. La loro professionalità, la loro abnegazione, il modo costruttivo ed umano con cui hanno saputo interpretare i compiti quotidianamente svolti in Patria ed in tante regioni del mondo, non privi di rischi, sono alla base della stima e dell’affetto dai quali sono circondate”. Un ringraziamento particolarmente sentito il Capo dello Stato lo riserva “ai militari intervenuti con la Protezione Civile in soccorso alle popolazioni del Centro Italia, duramente e dolorosamente colpite”.

Unica nota davvero stonata nella istituzionale giornata del 2 giugno, Festa della Repubblica, il fatto che la quasi totalità dei sindaci leghisti in carica abbia aderito all’appello di Matteo Salvini che mercoledì scorso aveva scritto ai circa 300 sindaci e 3.000 amministratori leghisti perché si tenessero “lontani da qualsiasi celebrazione”. In Lombardia, la quasi totalità dei 160 sindaci della Lega ha disertato le celebrazioni organizzate nei capoluoghi di provincia dalle prefetture, ha spiegato il responsabile enti locali della Lega lombarda, Giovanni Malanchini, che è anche sindaco di Spirano, nella bergamasca. Tra i tanti, si segnalano i casi di Saronno e Palazzago. A Saronno, nel varesotto, ha fatto discutere la decisione del sindaco Alessandro Fagioli di non tenere le celebrazioni che si svolgevano ogni anno in piazza Libertà. I sindaci leghisti hanno dimenticato che si è sindaci di tutti, non solo di chi li ha eletti, e hanno dimenticato il valore anche educativo delle celebrazioni della Festa della Repubblica, nata dalla Resistenza e da un difficile referendum, quello del 2 giugno del 1946, appunto, contro la monarchia.