In un mondo sconvolto dissertiamo su quanti voteranno per le primarie del Pd. Scalfari: Renzi, grande statista. Il pranzo fra Prodi e Orlando. Legge elettorale: l’ex premier vuole mani libere

In un mondo sconvolto dissertiamo su quanti voteranno per le primarie del Pd. Scalfari: Renzi, grande statista. Il pranzo fra Prodi e Orlando. Legge elettorale: l’ex premier vuole mani libere

Mentre il mondo è sconvolto, si parla di guerra nucleare come se si trattasse di una passeggiata, migliaia di morti in Nord Africa, in Asia, guerre tribali, talebani che trucidano persone inermi, ci sono paesi in cui le carceri sono piene di prigionieri politici, la tortura è all’ordine del giorno, dittatori sono pronti a ripristinare la pena di morte, in Europa movimenti razzisti, xenofobi vanno col vento in poppa, noi, poveri italiani, non riusciamo perfino a tirar fuori dal carcere turco Gabriele Del Grande, giornalista, che faceva il proprio mestiere, accusato non si sa bene di cosa, attendiamo i risultati del primo turno in Francia con grande preoccupazione, la minaccia terrorista incombe su grandi paesi della nostra Europa. E noi? Leggiamo le cronache politiche dei nostri  media, l’argomento che tiene banco riguarda quante persone andranno a votare ai gazebo organizzati dal Pd per incoronare di nuovo Renzi Matteo, segretario del Pd, il quale per statuto sarà anche il candidato a presidente del Consiglio. Sondaggisti di fama, anche se non ne hanno indovinate mai una, si cimentano in fantasiosi pronostici.

L’asticella  a due milioni di votanti, uno più, uno meno che succede?

C’è una asticella a segnare il risultato, non ricordiamo bene da chi posta. Sopra i due milioni di votanti il risultato è positivo per l’ex premier, al di sotto invece è negativo. Ci domandiamo: se ai gazebo vanno 1.999.999 persone il risultato è negativo, positivo se vanno 2.000.001. Insomma con due persone in più o in meno Renzi viene bocciato o promosso. Interessa qualcuno “raccontare” queste primarie, di che si è discusso fino ad ora, quanti e come si sono svolti i congressi del Pd, quanti hanno partecipato, quale progetto politico si è discusso. Quanti confronti veri fra i tre candidati, Renzi, Orlando, Emiliano, si sono svolti non solo in tv, radio ma dal vivo in una sezione del Pd, in un cinema, in un teatro, in una piazza. Leggendo un editoriale di Piero Ignazi, pubblicato da La Repubblica, si viene informati che si è discusso “di poco o di nulla, perché tutto è scontato. Non c’è più passione. Siamo di fronte ad un rito che sa di dejà vu, con lo stesso protagonista che per la terza volta in cinque anni solca l’Italia a raccontare la sua visione, come se nulla fosse successo”. Il titolo dell’editoriale è tutto un programma: “Pd le primarie del nulla“. Come “statista” Renzi Matteo non ne esce bene. A “riabilitarlo” nella stessa pagina in cui compare l’editoriale di Ignazi, c’è anche quello di Eugenio Scalfari. Titolo: “Quanto vale Parigi per l’Europa e i compiti di Renzi”. Parla di un quadro fosco “di un mondo dove prevalgono odio e rabbia anziché amore e misericordia. Per nostra fortuna c’è papa Francesco che non a caso ha scelto quel nome”.

L’ex premier come papa Francesco. Accomunato a Prodi, Veltroni, Draghi

Prosegue: “Abbiamo anche un’altra preoccupazione del tutto diversa e con un altro nome: si chiama Matteo Renzi. Forse vi stupirà che io lo consideri positivamente non tanto per l’Italia quanto per l’Europa se capirà che è la sorte del nostro continente il suo compito principale”. Un compito da grande statista, insomma. Tanto che Scalfari afferma: “A me sembra che ne sia consapevole e lo esorto ad esserlo fino in fondo, come credo sia già avvenuto, sempre che vinca le primarie del 30 aprile”. Non basta. Parla di “personalità dotate di intuito, fede nell’Europa unita e possibilmente di un certo carisma sull’opinione pubblica” che “dovrebbero unirsi e lavorare insieme ripartendosi le opportune competenze. In Italia queste persone sono almeno quattro: Renzi, Prodi, Veltroni, Draghi”. Da notare che il primo della lista è proprio Renzi Matteo, promosso grande statista anche se, come scrive Ignazi, per quanto riguarda le primarie “del nulla” è rimasto “padrone del campo. Ma gli spettatori stanno abbandonando gli spalti. Anche perché non capiscono bene quale gioco si stia giocando”. Solo il “pluralismo interno” di Repubblica può far diventare “statista” uno che non ti fa capire a che gioco sta giocando. Verrebbe da dire che l’Europa si merita qualcosa di meglio.

L’incontro fra il fondatore dell’Ulivo e il ministro della Giustizia

 Prendiamo spunto dal fatto che Scalfari, bontà sua, ha accomunato Romano Prodi e  Renzi. Non crediamo gli abbia fatto tanto piacere anche perché il fondatore dell’Ulivo ha evitato fino ad ora di esprimersi sulle primarie. Ha detto solo che andrà a votare. Ma non si è espresso su chi dei tre candidati godrà della sua preferenza. Anche questo è un segno dell’imbarbarimento della politica. Ognuno, personalità pubblica, dovrebbe avere il diritto di esprimersi come meglio crede senza avere l’assillo dei media. Certo il voto di Prodi è importante ma conta uno come quello di un normale cittadino. No, siamo certi che se Prodi dirà il nome si aprirebbe uno dei tanti inutili dibattiti o meglio scontri. E lui allora che ti fa? Invita a pranzo a casa sua  il ministro Orlando, candidato alle primarie, parlano di molte cose, di legge elettorale in particolare. Si capisce dai “retro scenisti” che fra i due c’è consonanza: piccoli collegi, candidati non bloccati dai partiti, premio di maggioranza per la coalizione vincente. Renzi, nella ultima versione che i suoi “collaboratori” hanno reso nota, tutto può accettare ma non il premio alla coalizione. Per  lui, tutto ora si può trattare salvo  il premio  che deve essere appannaggio della lista che prende più voti in modo da poter avere le mani libere per trovare gli alleati più disponibili. Magari Berlusconi.

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