Russia. Il blogger Navalny condannato a 15 giorni di carcere. Mezzo mondo ne chiede il rilascio. Ma non Alfano: segue la pista dell’oro nero a Mosca. Fratoianni indignato

Russia. Il blogger Navalny condannato a 15 giorni di carcere. Mezzo mondo ne chiede il rilascio. Ma non Alfano: segue la pista dell’oro nero a Mosca. Fratoianni indignato

Alexei Navalny, il blogger russo anti-Putin arrestato ieri a Mosca durante una manifestazione anti-governativa, è stato condannato dal tribunale a 15 giorni di carcere per resistenza a pubblico ufficiale, oltre che a 20mila rubli, l’equivalente di poco più di 300 euro, per l’organizzazione di una iniziativa pubblica non autorizzata. E’ questa la risposta della giustizia russa alle richieste, giunte sia dall’Europa che dagli Stati Uniti, di rilasciare Navalny, uno dei più noti oppositori della coppia Putin-Medvedev. L’Unione Europea, per bocca dell’Alto rappresentante Federica Mogherini, ha fatto sapere che il governo russo con le azioni di ieri “ha cercato di disperdere le manifestazioni e ha arrestato centinaia di cittadini, compreso il leader dell’opposizione Alexey Navalny, ha impedito l’esercizio delle libertà fondamentali di espressione, associazione e assemblea pacifica, che sono diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione russa” e pertanto “chiediamo alla autorità russe di rispettare pienamente gli impegni internazionali presi, compresi quelli nel Consiglio d’Europa e nella Osce, per la difesa di questi diritti e il rilascio senza indugi dei dimostranti pacifici che sono stati imprigionati”.

Molte diplomazie occidentali condannano il regime di Putin e chiedono il rilascio immediato degli arrestati

Ma anche la diplomazia Usa ha contestato “l’arresto di centinaia di manifestanti pacifici: siamo preoccupati nell’aver appreso dell’arresto della figura dell’opposizione, Alexei Navalny, così come delle retate della polizia nell’organizzazione anti-corruzione che lui guida: arrestare manifestanti pacifici, osservatori di diritti umani e giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali”. Intanto lo stesso Navalny dal carcere ha avuto modo di postare un suo selfie, corredato da un messaggio in russo: “Verrà il giorno in cui noi giudicheremo loro, ma quel giorno lo faremo in maniera onesta”.  Berlino esorta le autorità russe a rilasciare tutti i manifestanti arrestati durante le proteste di ieri a Mosca e nelle altre città del Paese. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri tedesco, Steffen Seibert. “Il nostro governo guarda con preoccupazione all’arresto di centinaia di persone che manifestavano pacificamente a Mosca e nelle altre città russe. Si presume che la maggior parte di loro sia stata rilasciata, ma gli altri dovrebbero esserlo presto” ha detto il funzionario tedesco. Secondo Seibert, la Germania si aspetta che “la Russia rispetti gli obblighi internazionali stabiliti in sede Osce e Consiglio d’Europa”.

Il nostro ministro degli esteri Alfano come il vero erede dei “marpioni” della prima Repubblica. Frase ambigua su Navalny, contano i contratti

Intanto, il nostro ministro degli esteri, Angelino Alfano, a Mosca concludeva affari col regime di Putin, avvertiva dell’incontro tra lo stesso Putin e Mattarella il prossimo 11 aprile, e a favore di telecamere rendeva la più ambigua delle dichiarazioni sul caso Navalny, che come abbiamo visto ha scosso tutto il mondo, con reazioni molto dure da parte di tante cancellerie. Insomma, l’Italia si riconosce nella posizione della Ue, ha sottolineato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Cosa ciò voglia dire dopo l’intervento duro della stessa Federica Mogherini che chiede il rilascio “senza indugi” dei manifestanti arrestati, non è chiaro. Durante la conferenza stampa seguita all’incontro con il collega russo, Serghei Lavrov, il titolare della Farnesina ha spiegato di aver sollevato il tema nel corso del colloquio. “Nel pieno rispetto della sovranità, della legge e della Costituzione della Russia”, ha premesso Alfano, “non posso che riconoscermi nella posizione espressa ufficialmente dall’Unione europea e ribadire la nostra fede nei principi di libera manifestazione del pensiero che reggono tutte le convenzioni internazionali e, per quanto riguarda il nostro Paese, la nostra Costituzione repubblicana”. Ma la posizione espressa dall’Unione Europea esige il rilascio immediato, perché si è voluto, da parte del regime di Putin, uccidere il diritto di parola e di manifestazione. Da un ministro meno ambiguo, ci si sarebbe aspettato un comportamento meno vergognoso sul piano internazionale, visto che con il vicepremier e col ministro degli esteri russi ne ha legittimato gli interessi economici.

Pecunia non olet, vero, ministro Alfano?

Si sa, pecunia non olet, il denaro non puzza. Ma a che serve richiamare la sua fede “nei principi” delle convenzioni internazionali e della Costituzione italiana, se poi non si ha la tempra per alzarsi e andarsene, manifestando disagio? E invece no. Come un consumato politico stile prima Repubblica, Alfano ha messo da parte i diritti calpestati da Mosca, e ha addirittura esaltato la cooperazione con la Russia soprattutto nel settore dell’energia.  “La cooperazione dell’Italia con la Russia nella costruzione del Corridoio meridionale dell’energia avverrà nel rispetto delle scelte di Mosca, sulla base di comuni interessi industriali”, ha dichiarato infatti il ministro degli Esteri Angelino Alfano a margine dell’incontro con il vicepremier russo Dvorkovich a Mosca. “Abbiamo immaginato un percorso comune che possa rafforzare la cooperazione economica”, e ha ribadito come l’Italia abbia “un interesse strategico in questa direzione. Vogliamo far sì che ci sia un approfondito dialogo dal punto di vista politico e industriale, per realizzare una proficua cooperazione”, ha dichiarato Alfano rispondendo alla stampa italiana. Un approfondito dialogo politico? E come, se il nostro ministro non è in grado nemmeno di imporre una posizione comune della UE al regime di Mosca. “per il rilascio senza indugi” di Navalny e dei 700 detenuti? Lo abbiamo già detto alcuni mesi fa, a dicembre, quando Alfano rinunciò alla posizione pro-palestinese in fatto di insediamenti israeliani. Lo ribadiamo ora, alla luce dei fatti di Mosca e dell’atteggiamento ambiguo di Alfano: not in my name, il ministro degli esteri italiani non parla a mio nome, ma a nome degli interessi corposi di una manciata di imprese, alla quale sacrifica la libertà e i diritti di centinaia di russi.

In ballo 55 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’anno

Infatti, secondo le previsioni, il gasdotto Nord Stream 2 dovrà distribuire 55 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’anno attraverso il Mar Baltico fino alla Germania, evitando il passaggio sul territorio ucraino. La pipeline dovrebbe entrare in funzione nel 2018. Gazprom ha un accordo con gli azionisti delle società partner europee per estendere l’attuale gasdotto Nord Stream. A ottobre, Dvorkovich aveva detto che le società italiane, in particolare la sussidiaria Eni Saipem, stavano mostrando interesse nel progetto Nord Stream 2 e in quello Turkish Stream, di recente tornato sul tavolo in seguito al disgelo nelle relazioni fra la Russia e la Turchia. Il progetto è finalizzato a rifornire l’Europa meridionale di gas russo passando per il Mar Nero. Ed ecco spuntare anche la Turchia, quella di Erdogan, che porterà il popolo turco a votare un referendum costituzionale iperpresidenzialista, o meglio, con tratti da vero e proprio sultanato, quell’Erdogan che minaccia l’Europa, e alcuni paesi, per non aver permesso comizi ai suoi ministri, quell’Erdogan che continua a ricattare il continente sulla questione dei migranti.

Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, indignato: “Alfano è la peggiore scelta compiuta da Renzi e da Gentiloni”

E allora ci sembra che abbia perfettamente ragione Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, quando accusa: “ha dell’incredibile la flebile protesta verso il regime di Putin, dopo quello che è avvenuto ieri, da parte del ministro degli Esteri italiano a Mosca”. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana aggiunge: “A questo punto ci aspettiamo parole chiare e forti da parte del presidente Gentiloni: fra un regime autoritario e violento e un’opposizione che vuole democrazia e lotta contro la corruzione che si annida nei palazzi del potere, l’Italia da che parte vuole stare? L’Italia chiede o no la liberazione dei manifestanti arrestati ieri insieme a uno dei leader dell’opposizione o no? Il ministro degli Esteri protempore qualche giorno fa aveva chiesto le dimissioni del Dg della Rai definendolo ‘la peggiore scelta compiuta da Renzi’. Vorremmo contraddirlo: la peggiore scelta compiuta da Renzi (e pure da Gentiloni) si chiama Alfano. E anche oggi, dopo i famosi atti Kazakistan, ne abbiamo avuto purtroppo conferma”, conclude. Fratoianni si riferisce al fatto che il Pd e i centristi di Ala, ovvero Verdini e i suoi, hanno nuovamente salvato il ministro Alfano da una richiesta di commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Shalabayeva.

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