Poletti vuol mandare i giovani a giocare a calcetto. Pisapia nelle favelas. Quando la gaffe diventa politica son guai. Il ministro è recidivo. Fratoianni: “Vada a fare altro”. La Lega al Senato con un pallone

Poletti vuol mandare i giovani a giocare a calcetto. Pisapia nelle favelas. Quando la gaffe diventa politica son guai. Il ministro è recidivo. Fratoianni: “Vada a fare altro”. La Lega al Senato con un pallone

Non può farne a meno il ministro Giuliano Poletti. La gaffe sembra la sua specialità preferita. Il guaio è che lui è un ministro e una gaffe, ovviamente, si traduce in un atto politico, come sottolinea Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, che dà appuntamento alle ore 15 di mercoledì davanti al Ministero del Lavoro di Via Veneto 56 a Roma con scarpette da calcio, pallone… e megafono, invitando a partecipare ad una partitella di calcetto disoccupati, precari, studenti e parlamentari. La gaffe, dicono gli psicologi, è un fatto involontario. Il ministro, già presidente nazionale di Legacoop, non l’ultimo arrivato, una lunga militanza politica, nel Pci poi nel Pds e lì pare si sia fermato, esperienze amministrative negli enti locali, pensa che parlare terra terra, magari qualche proverbio contadino rispolverato nelle diverse occasioni, lo avvicini al popolo, al linguaggio della gente, una specie di ministro del popolo.  Una volta si diceva: meglio un asino vivo che un dottore morto. Bene, anzi male, Poletti pensa, lo supponiamo, che  bisogna parlare senza giri di parole, che la realtà è dura, bando alle moine, ai fronzoli. Andiamo al sodo ragazzi. Non è un caso che si sia reso protagonista di due clamorose gaffe parlando ai giovani. Ragazzi, dice, strascicando la zeta, la vita è dura, e  butta lì: “Meglio giocare a calcetto che mandare un curriculum”.

Meglio un asino vivo che un dottore morto, un vecchio detto contadino

Pensava, forse, alla denuncia che fanno tanti giovani i quali inviano ogni giorno curriculum a destra ed a manca, non ricevono risposte e sono arrabbiati o depressi. Gaffe, appunto involontaria. Ma un ministro, per di più del Lavoro, quando parla non può permettersi affermazioni simili, un invito proprio esplicito a non studiare, tanto non serve a niente. Meglio un asino vivo che un dottore morto, appunto. Non solo non può permetterselo, ma gli dovrebbe essere vietato, ovviamente il diritto di parola vale per tutti, per esempio umiliare i giovani italiani che cercano lavoro all’estero affermando: “Certe persone è meglio non averle fra i piedi”. Il mese prima aveva attaccato chi esce dall’università con centodieci e lode. “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico – aveva detto agli studenti durante la convention di apertura a Veronafiere – meglio prendere 97 a 21 anni”.

Quando il ministro del Lavoro precisa, peggio che andar di notte

Quando poi precisa è peggio che andar di notte. Ha provato a spiegare ai giornalisti il senso delle parole pronunciate a Bologna durante l’ incontro con gli  studenti. “Mi hanno criticato? È una stupidaggine – dice – sintetizzare in una riga due ore di dialogo con i ragazzi. Questo è il senso delle cose, che io credo sia profondamente vero: vale molto il sapere e vale molto l’essere. Vale molto studiare, imparare e conoscere e vale altrettanto avere una buona relazione con la collettività. Voglio chiarire che non ho mai sminuito il valore del curriculum e della sua utilità. Ho sottolineato l’importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. Il calcetto, se volete, è la metafora della relazione sociale”. Questa poi se la poteva risparmiare. Neppure richiamando la cultura contadina ricca di modi di dire, proverbi, si può fare una simile affermazione.

Il calcetto  agli onori della cronaca nazionale. Al Senato la sceneggiata della Lega

Così il “calcetto” è assurto agli onori della cronaca politica nazionale. Al Senato un po’ di sceneggiate di cui sono stati protagonisti in particolare i leghisti, scatenato il capogruppo Centinaio, in Aula con un pallone, lo apostrofano “pallone gonfiato, vai a giocare a calcetto, chiedi scusa, dimettiti”. I grillini non perdono la ghiotta occasione. Di Battista: “Vergogna, mandiamoli via, sono ipocriti, meschini e completamente staccati dalla realtà!”. Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, dice che “quelle del ministro Poletti non sono gaffes. Sono la dimostrazione di quello che rappresenta il mondo del lavoro per una certa classe politica ed imprenditoriale che dirige il nostro Paese. Vada a fare altro”. L’Mpd stende un pietoso velo di silenzio. Dal Pd tanto malumore, qualcuno azzarda, ma non pubblicamente, la parola “dimissioni”. Parla invece il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, laconico: “Non si è espresso bene”. I social impazzano: “Si organizzino tornei di calcetto per disoccupati”. Singolare la dichiarazione di Giuliano Pisapia. Dice che “il linguaggio di Poletti non è felice” ma il leader di Campo progressista sottolinea che sul tema della occupazione “un ragionamento e un cambiamento rispetto al passato c’è stato: io ho scoperto dai giovani che oggi per trovare un lavoro in molte occasioni viene più considerato un anno nelle favelas che un anno di master. Adesso è importante indicare cosa uno ha fatto nella vita”. Verrebbe da dire, meglio Poletti che manda i giovani a giocare a calcetto che Pisapia che li invia nelle favelas per un anno.

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