Il responsabile del brutale pestaggio di Alatri era stato fermato a Roma 24 ore prima del delitto. Aveva con sé decine di porzioni di droga. Il Gip avallò la tesi delle ‘dosi di gruppo’

Il responsabile del brutale pestaggio di Alatri era stato fermato a Roma 24 ore prima del delitto. Aveva con sé decine di porzioni di droga. Il Gip avallò la tesi delle ‘dosi di gruppo’
Mario Castagnacci, il 27enne di Alatri in stato di fermo di indiziato di delitto per l’omicidio di Emanuele Morganti, era stato fermato appena 24 ore prima a Roma, insieme ad altre due persone, perché trovato in possesso di stupefacenti. Per i tre balordi è scattato l’arresto ma sono tornati in libertà la mattina dopo, il venerdì mattina, grazie ad un escamotage della difesa accolta dal Gip, infatti la scarcerazione avvenne con il riconoscimento della tesi difensiva che avanzava la tesi del ‘consumo di gruppo’ degli stupefacenti sequestrati. Dunque Castagnacci, ritenuto tra i principali responsabili dell’omicidio di Emanuele Morganti, tornò in libertà. Poche ore dopo la rissa, il pestaggio e la morte del povero ragazzo di Alatri. Ma sul delitto ci sarebbero ulteriori novità. L‘intera popolazione del paesino del frusinate si interroga sulle altre cinque persone indagate. Durante la conferenza stampa di martedì il procuratore capo De Falco ha confermato che sono sette gli indagati, compresi i due al momento dietro le sbarre.
Le indagini proseguono dunque senza sosta da parte delle forze dell’ordine, affinché l’intero gruppo, responsabile dell’aggressione venga assicurato alla giustizia: a loro, come detto nel pezzo di martedì, è contestato il solo reato di rissa, mentre i due ragazzi fermati sono accusati di omicidio volontario. Le riprese della telecamera di videosorveglianza presente a Piazza Regina Margherita sono analizzate scrupolosamente, atto preliminare giudicato fondamentale dagli investigatori per definire ulteriormente i dettagli del pestaggio, così come si prosegue con l’incrocio delle testimonianze e degli elementi probatori, necessari a definire le accuse aggravanti nei confronti degli indagati.
Questo è l’atto fondamentale per dare definizione alle responsabilità e soprattutto al ruolo rivestito da parte di ognuno dei cinque ancora a piede libero: il loro comportamento, nella maledetta notte tra venerdì e sabato, è sotto la lente di investigatori e inquirenti. Dall’esito di tale attività investigativa dipende l’eventuale trasformazione del capo d’imputazione che, dalla semplice rissa, potrebbe aggravarsi nel reato di concorso in omicidio, lesioni, omissione di soccorso o altro.
Ulteriori elementi chiarificatori potrebbero arrivare anche dall’autopsia sul corpo del ventenne che, stando ad alcune indiscrezioni, potrebbe svolgersi nella giornata di domani nell’obitorio del Policlinico Umberto I di Roma. Si attendono e si auspicano sviluppi nelle prossime ore. Va detto, infine, che il legale del Castagnacci ha rinunciato alla sua difesa, pressioni? Minacce? Tony Ceccarelli, questo il nome del legale, sul punto è chiaro: “E’ stata una decisione autonoma, presa senza alcuna pressione” –  sottolinea il legale –  lo dico – specifica – perché in questi giorni sono stati molti i colleghi, anche di indagati più marginali, che sono stati minacciati e malmenati” .
 

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