Il governo ha bisogno di far cassa. Incombe la manovra di Bilancio. Taglia il fondo per le politiche sociali e l’autosufficenza. Mobilitazione di Cgil, Cisl Uil. Difficoltà anche per i decreti sulle pensioni

Il governo ha bisogno di far cassa. Incombe la manovra di Bilancio. Taglia il fondo per le politiche sociali e l’autosufficenza. Mobilitazione di Cgil, Cisl Uil. Difficoltà anche per i decreti sulle pensioni

Il governo sta preparando la risposta alla Commissione europea che ha chiesto modifiche alla legge di Bilancio. Si tratta, come è noto, di ridurre la spesa di 3 miliardi e 400 milioni entro il mese di aprile, altrimenti verrà aperta la procedura di infrazione, praticamente il commissariamento. La manovra non può essere evitata come vorrebbe Renzi Matteo che vedrebbe sconfessata la politica del suo governo proprio mentre è in corsa per le primarie, pronto a mandare a casa Paolo Gentiloni e candidarsi, da segretario del Pd, se riesce nella impresa che vede il ministro Orlando e il presidente della Regione Puglia correre contro di lui. Dal canto suo, il ministro Padoan che ha tenuto i contatti con i Commissari della Ue, Juncker, il presidente e il francese Moscovici, ritenuto un“amico” dell’Italia, capisce bene che rispondere picche significherebbe il totale isolamento del nostro Paese. Non solo, anche ciò che è stato ottenuto in termini di flessibilità, più di dieci miliardi, ci verrebbe messo in conto. Ha parlato di una“ manovra strutturale”, indicando anche qualche voce , l’aumento delle accise sulla benzina per esempio, sui giochi e lotterie. Renzi Matteo in giro per l’Italia a magnificare le imprese del suo governo ha dato subito uno stop. Si ricorderà che, addirittura, lo ha invitato a partecipare alla riunione della direzione del Pd, quando ancora era segretario, per fargli capire dove il vento tira. Gentiloni non poteva che fare buona faccia a cattiva sorte, dare torto a chi lo ha insediato a Palazzo Chigi non era possibile, anche se, come risulta, alla sede della presidenza del Consiglio si è affezionato. Ha cercato di barcamenarsi mentre  Padoan metteva al lavoro i tecnici per raggranellare i miliardi necessari per la manovra di aprile.

Niente di nuovo, Gentiloni come Renzi. Padoan al lavoro per rispondere alla Ue

Perché questa lunga premessa? In questi giorni l’attenzione dei media, l’opinione pubblica, le forze politiche, o meglio quelle che siedono in Parlamento, parte delle  quali con la Politica, con la P maiuscola non hanno niente a che fare, è tutta concentrata sulla vicenda Consip, una bufera che si abbatte anche sulla“famiglia” Renzi, intendendo non solo il padre, ma anche ministri come Lotti e amici vari. Mentre tutto questo avviene, come i ladri che arrivano di notte, nelle stanze ministeriali si lavora alacremente per trovare i tre miliardi e passa, sperando che nessuno si accorga di quanto  il governo sta facendo. Anzi, grazie all’Istat si illudono gli italiani. Secondo l’Istituto, dice il suo presidente, le cose vanno bene, ora stiamo crescendo, addirittura non siamo più agli zero virgola ma all’1%  sull’anno per quanto riguarda l’aumento del Pil.  Nel trimestre uno 0,3. Ma il dato che conta è il raffronto con il 2008, la crisi, siamo distanti di ben 7 punti. Renzi è stato subito pronto a rilanciare, lodando la politica del suo governo che, in realtà non ha portato alcuna diminuzione della disoccupazione ancora all’11,9 % e sopra al 44 % per quanto riguarda i giovani. Mascherando la realtà della situazione economica del nostro paese, fanalino di coda  nella Ue, arrivano i tagli. E dove si va a colpire? Sul welfare e sulle pensioni. Niente di nuovo all’orizzonte. Gentiloni come Renzi, non a caso è stato definito il“ governo in fotocopia”. Per quanto riguarda il welfare, scrivono in un comunicato i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Rossana Dettori, Maurizio Bernava e Silvana Roseto“ dopo quelli della Sanità per 422 milioni, ora la mazzata per oltre 200 milioni sul Fondo per le politiche sociali e per la non autosufficienza. Tagliati anche i fondi per i libri di testo, per il sostegno agli inquilini poveri, per l’edilizia sanitaria e scolastica. Il Governo sembra rassegnarsi al disagio sociale. L’Intesa tra Governo e Regioni del 23 febbraio –  affermano – in attuazione della Legge di bilancio riduce di 485 milioni i trasferimenti alle Regioni. Almeno la metà dei tagli colpisce persone disabili, anziani non autosufficienti, bambini poveri, ma anche l’edilizia scolastica e sanitaria”.

Le tre Confederazioni: politiche sbagliate e inopportune, colpiscono i più deboli

“Queste politiche – conclude la nota  di Cgil, Cisl, Uil – sono sbagliate e inopportune,  non solo feriscono le persone più vulnerabili, negando diritti e inclusione sociale, ma paralizzano il nostro Paese. È puro autolesionismo – sostengono – tagliare la spesa per le politiche sociali e sanitarie anziché utilizzarla come un formidabile investimento per creare sviluppo, innovazione e buona occupazione. Per questo l’annuncio di dar vita ad una campagna di mobilitazione per il rilancio del welfare sociale e sanitario a garanzia dei diritti delle persone e a sostegno di un nuovo sviluppo per il nostro Paese”.

Faticoso confronto fra sindacati e governo sui decreti per le pensioni

L’altro versante da cui prelevare è quello tradizionale , le pensioni. È in corso un faticoso confronto fra sindacati e governo per dare attuazione  alla  “fase due” dell’ipotesi di accordo raggiunta faticosamente,  con risultati  modesti, forse  solo quelli possibili. I problemi aperti sono molti ed il rischio è che i miglioramenti previsti nel corso della emanazione dei decreti attuativi scompaiano, si sciolgano come neve al sole. Nicola Marongiu, responsabile dell’area Welfare e contrattazione sociale della Cgil nazionale, ai microfoni di RadioArticolo1 nella trasmissione Italia Parla non mostra certo ottimismo. “Ci sono ritardi sulla definizione dei decreti –  afferma – erano previsti nella legge di bilancio, che ha avuto un percorso complesso per la crisi di governo e finora non è stata migliorata”. Per quanto riguarda la  possibilità di presentare le domande di pensione anticipata che dovrebbe scattare a maggio esprime forti preoccupazioni: “I decreti erano fissati entro la fine di febbraio, poi – dice – ci sono i passaggi tecnici prima di arrivare in Gazzetta ufficiale. In sede di confronto abbiamo individuato il problema: non sono state modificate le norme di ingresso alla previdenza, se non per i lavori precoci e gli usuranti, quindi senza un intervento complessivo diventa tutto più difficile”.

Marongiu (Cgil). Grande difficoltà per l’Ape volontaria. Potere incontrollato delle banche

Per quanto riguarda l’Ape volontaria, dice Marongiu, “ne abbiamo parlato molto, anche se a suo tempo la Cgil ha espresso un giudizio molto critico. Vediamo due punti di grande difficoltà: per l’accesso all’Ape non sarà riconosciuta la possibilità di cumulare periodi sotto gestioni diverse, quindi il lavoratore deve maturare i requisiti di 20 anni all’interno della stessa gestione. L’altro problema è il prestito a garanzia pensionistica: una volta in pensione è previsto il prelievo alla fonte da cui non si può sfuggire. Le banche hanno rischio zero, ma c’è di più: gli istituti di credito faranno una valutazione di merito creditizio, quindi ai soggetti nelle categorie di rischio il prestito non verrà concesso”. Questo elemento rende l’Ape volontaria “uno strumento poco usato”. “Anche i tecnici del governo sono in difficoltà – conclude Marongiu -, perché c’è un problema a monte: l’esecutivo non fa un intervento complessivo sulla previdenza, bensì lascia alle banche un potere di valutazione, mentre dovrebbero essere solo intermediarie”.

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