8 Marzo. “Non una di meno”: scioperi e manifestazioni in tutto il mondo. A Roma, marciano in 40mila dal Colosseo a Trastevere. Lotta, non festa

8 Marzo. “Non una di meno”: scioperi e manifestazioni in tutto il mondo. A Roma, marciano in 40mila dal Colosseo a Trastevere. Lotta, non festa

Da New York a Manila, da Mosca a Roma: in più di 40 Paesi oggi le donne hanno incrociato le braccia per uno sciopero ‘globale’, un’astensione dal lavoro fuori e dentro casa, e si sono riunite in cortei, veglie, assemblee, flash mob per dire no alla violenza di genere e alle discriminazioni. Per la prima volta dopo decenni, l’8 marzo non è più, o non è solo, la giornata delle mimose ma un momento di lotta. A partire dallo slogan, “Lotto marzo”, scelto dalle attiviste di ‘non una di meno’, versione nostrana del movimento ”Ni una Menos’ nato in Argentina. Striscioni anti-Trump si sono visti nelle manifestazioni a Manila, mentre in Bangladesh sono sfilate in corteo le donne sopravvissute all’acido. Problemi a Mosca, dove alcune delle femministe che protestavano davanti al Cremlino sono state fermate, e a Kiev, dove il corteo è stato attaccato da esponenti dell’opposizione. Simpatica iniziativa a Melbourne, in Australia, dove nei maggiori incroci i semafori hanno sostituito all’immagine dell’omino rosso, per indicare lo stop, quella di una donnina con la gonna. In Italia, migliaia di persone hanno risposto alla mobilitazione delle femministe di ‘non una di meno’.  Negli Stati Uniti, sciopero d’insegnanti negli stati della costa orientale, marce e vestiti. Il primo 8 marzo di Donald Trump alla Casa Bianca viene vissuto con maggior partecipazione negli Stati Uniti, dopo la grande protesta della Women march all’indomani dell’insediamento del nuovo presidente. Lo sciopero degli insegnanti ha costretto alla chiusura scuole a Chapel Hill, in North Carolina; Alexandria, in Virginia; e a Brooklyn, a New York. I sindacati degli insegnanti, già sul piede di guerra contro il nuovo ministro dell’Istruzione Betsy DeVos, favorevole alle scuole private, hanno annunciato che migliaia di iscritti hanno partecipato a diverse marce dell’otto marzo. A Washington centinaia di donne hanno manifestato vicino alla Casa Bianca contro le politiche anti aborto di Trump, fra cui il ritiro degli aiuti alle Ong internazionali che forniscono, fra gli altri, servizi di interruzione di gravidanza.

L’otto marzo italiano, tra polemiche sullo sciopero e le demenziali dichiarazioni della destra e della lega

Cortei in una quindicina di città, tra le quali Milano e Roma, Genova e Bologna, ma anche assemblee, nelle scuole e nei luoghi di lavoro: nella capitale donne e ragazze hanno sfilato con accessori rigorosamente fucsia, il colore scelto dalle promotrici, ed erano presenti anche molti uomini. A Milano non ha lasciato indifferenti la ‘Pagina bianca’ di piazza Duomo, un enorme telo steso all’ombra della Madonnina per raccogliere testimonianze e messaggi di solidarietà contro la violenza di genere. Lo stop di 24 ore indetto dai sindacati di base si è avvertito soprattutto nei trasporti: nella capitale sono state chiuse tutte le linee della metropolitana e si sono diradati gli autobus, con la conseguenza che il traffico è impazzito come sempre accade nelle giornate di sciopero del trasporto pubblico. Meno disagi nelle altre città. Lo sciopero ha diviso il sindacato (i confederali hanno preso le distanze) e anche il mondo politico, con le forze più a sinistra che lo hanno sostenuto e quelle di destra più critiche. Come il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, che ha definito lo sciopero di oggi “una burla”, la deputata di Forza Italia Daniela Santanché che ha parlato di “sciopero dannoso per l’Italia” e di “brutta deriva” o l’ex ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, per la quale lo sciopero danneggia le donne. Voce critica anche quella del ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, un passato di sindacalista e di attivista per i diritti delle donne, che propende per la ricerca di soluzioni al problema della discriminazione di genere. Oggi non è comunque mancato il tradizionale appuntamento al Quirinale, bardato di mimose come ogni anno. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato che quella del femminicidio è ormai in Italia “un’emergenza sociale tragica e inquietante” e ha lanciato un appello agli uomini a “mettersi in discussione e rinunciare a ogni forma di riserva mentale”. La presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha fatto mettere le bandiere a mezz’asta a Montecitorio, per ricordare le vittime di femminicidio e i loro orfani.

40mila solo a Roma: ci siamo riprese lo sciopero

“Se le nostre vite non valgono allora scioperiamo”, dietro il grande striscione torna la “marea fuxia” per l’ultimo appuntamento organizzato dalla rete NonUnaDiMeno per l’8 marzo. Una giornata dove anche a Roma la tradizionale festa della donna si è trasformata in una serie di mobilitazioni, e l’8 marzo delle mimose è diventato “Lotto marzo” con uno sciopero globale che sotto l’hashtag #femininstrike ha raccolto adesioni in più di 50 Paesi, al grido “You can’t stop the strike you can’t stop the fight”. Anche a Roma le donne, lavoratrici, studentesse, femministe storiche e giovani ragazze, con sciarpe, cappelli, maglie, fucsia e nere, ma anche uomini, insieme per riaffermare i diritti di fronte a discriminazioni di genere, sul lavoro, per dire basta alla violenza, al femminicidio, “NonUnDiMeno”, ma anche per chiedere tutele e libertà di scelta, come sul fronte dell’accesso alla RU486 e il diritto di abortire. Tante le iniziative dalla mattina nella capitale fino all’evento clou del corteo partito dal Colosseo fino a Trastevere: “40.000 solo a Roma ci siamo riprese lo sciopero”, twittano le organizzatrici di NonUnaDiMeno. Nella capitale fino dalla mattina centinaia di donne hanno riempito le piazze per gli appuntamenti dello sciopero globale. Sotto la sede della Regione Lazio la manifestazione dal titolo “libere di scegliere, pronte a reagire!” ha visto convergere le vertenze delle operatrici socio-sanitarie del privato convenzionato e delle esternalizzate della sanità pubblica, i centri antiviolenza e tutte le rivendicazioni che riguardano la salute, l’autodeterminazione e la libertà di scelta. Una delegazione di “Non una di meno” è stata ricevuta da rappresentanti delle cabine di regia della salute e contro la violenza sulle donne, dalla consigliera Marta Bonafoni, dalla segreteria dell’assessora al lavoro e alle pari opportunità Lucia Valente. Un’occasione – si spiega – per aprire un primo confronto sui temi della tutela dei diritti del lavoro in ambito sanitario, salute e centri antiviolenza. La richiesta della delegazione è stata quella di aprire un dialogo e tavoli specifici. L’ultimo appuntamento della giornata il corteo cittadino partito dal Colosseo. Una marea fuxia che non sembra volersi fermare: “La marea è tornata e non ha intenzione di fermarsi”, “You can’t stop the strike you can’t stop the fight”.

Il corteo romano del pomeriggio, partito dal Colosseo e giunto a Trastevere

Il corteo di ‘Non una di meno’ ha concluso il suo percorso qualche minuto prima delle 20. La mobilitazione era iniziata alle 17 davanti al Colosseo dove si erano dati appuntamento molte donne e uomini. Secondo gli organizzatori, hanno partecipato alla mobilitazione almeno 40mila persone. Il corteo partito dal Colosseo, ha sfilato per viale Aventino e via Marmorata per poi arrivare in piazza San Cosimato, a Trastevere. “Ringraziamo i sindacati che Non hanno aderito. Non abbiamo bisogno delle loro bandiere. Abbiamo paralizzato la città anche senza di loro”, ha dichiarato la rete ‘Non una di meno’. “I sindacati Non hanno ritenuto abbastanza valide le nostre motivazioni tanto da indire uno sciopero generale”, hanno polemizzato le organizzatrici della mobilitazione. “I femminicidi purtroppo sono un fenomeno strutturale – dice Marina, tra le organizzatrici del corteo partito nel pomeriggio dal Colosseo – le condizioni di vita e di lavoro delle donne sono pessime anche in Italia. Il jobs act penalizza ancora di più le donne rendendole più ricattabili, con casi di molestie che aumentano”. In prima fila c’è anche una ragazza del Bangladesh, bellissima. È venuta via dal suo Paese un anno fa per sposare un suo connazionale che lavora in Italia: “Non è stato un bel matrimonio – dice in uno stentato italiano – mi ha sempre picchiata fino al giorno in cui sono scappata perché avevo paura di morire. Adesso vivo in una casa protetta e sono qui perché voglio gridare forte il mio sogno di essere libera e di diventare una cuoca”. In piazza, giovani studentesse e femministe storiche, come Loredana Rotondo, regista di ‘Processo per stupro’ che documentava quanto, nei casi di violenza sessuale, la vittima fosse tale anche durante gli interrogatori nei tribunali. Ma ci sono anche gli uomini, come Paolo: “lotto tutti i giorni contro una cultura sessista, e solo quando uomini e donne saranno alleati avremo una speranza di farcela”. Tra gli organizzatori c’è anche l’avvocato Tatiana Montella che non fa sconti alla politica: “la conferenza Stato-Regioni ha definanziato il fondo sociale di 200 dei 300 milioni previsti tagliando asili nido e centri antiviolenza, per esempio, mettendo in atto precise scelte discriminatorie nei confronti delle donne, relegate sempre di più a un ruolo subalterno. Donne che dovranno sopperire a servizi che lo Stato non eroga più. E questo verrà citato nel Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne che presenteremo al governo entro giugno”.

Milano: la pagina bianca in piazza Duomo, per lasciare un pensiero contro la violenza sulle donne

Una ‘pagina bianca’ in piazza Duomo, dove lasciare i propri pensieri contro la violenza sulle donne, un corteo colorato e indignato di studenti e lavoratori: si è aperta così, a Milano, la giornata di sciopero generale delle donne indetta dalla rete ‘Non Una di meno’ in occasione dell’8 marzo. In testa al corteo, partito da piazza Cairoli, il furgone dei collettivi studenteschi con la scritta ‘Le strade libere le fanno le donne che le attraversano’. E poi, dietro, ragazzi e ragazze con cartelli come ‘Barbie ci volete, guerriere ci avrete’ o ‘Siamo le nipoti delle streghe che non siete riuscite a bruciare’. E le sindacaliste dell’Usb con il loro striscione ‘Non siamo addomesticabili’. I liceali con una corda carica di assorbenti con la scritta ‘bene comune, non di lusso’ e le universitarie che invitano a riflettere: “immaginate se gli uomini fossero disgustati dallo stupro come lo sono dal ciclo”. A chiudere il corteo la rete milanese degli operatori sociali e quella dei centri antiviolenza: “noi siamo le più anziane e le più motivate, con i giovani ci sentiamo più forti” dice Cristina Carelli, coordinatrice della Casa di accoglienza delle donne maltrattate, spiegando che oggi “le donne vittime di violenza sembrano di più perché si muovono e anche i femminicidi sono in aumento perché le donne vanno fino in fondo, non subiscono più”. Lungo il corteo, qualche azione simbolica associata alla questione di genere: prima fumogeni e volantini di fronte a Zara, per protestare contro la rappresentazione stereotipata dei corpi delle donne; poi scritte con la vernice in via Larga, in direzione dell’Università Statale, contro la presenza di un consultorio cattolico e contro i medici obiettori e infine ancora scritte e fumogeni di fronte al consolato americano, per dire no al sessismo di Trump. Tante le manifestazioni in città, dalla Galleria dove è stato realizzato grazie alla Casa delle donne un grande Mandala di sale nero e fucsia al convegno “Il Benessere organizzativo come obiettivo strategico” fino a ‘Ritratto di donna’, concerto di musica classica scritta da compositrici ideato da Katia Caradonna per far scoprire quelle donne che “suonavano nei salotti e restavano nascoste, perché per una donna firmare le proprie opere era considerato sconveniente”. Il dolore delle donne che hanno subito violenza prende forma anche nella mostra ‘Donne spezzate’, con quattro opere di Anna Santinello esposte a Palazzo Marino. La giornata si è chiusa con un concerto happening in piazza Duomo e un corteo serale da piazza Duca D’Aosta, dove alcune manifestanti hanno fatto una ‘alzata di gonne’ di protesta con un sacchetto bianco sulla testa, mentre venivano mostrati cartelli con scritte del tipo ‘Su le gonne contro il controllo medico sui corpi’.

Genova: il presidio a difesa della 194

Traffico in tilt nel centro cittadino all’ora del rientro a Genova. È l’effetto combinato dello sciopero del trasporto pubblico dell’Usb ma soprattutto della manifestazione clou di “Lotto Genova”, una serie di iniziative per sensibilizzare la cittadinanza sui diritti delle donne, organizzata dalla rete “Nonuna di meno” e iniziata questa mattina con il presidio a difesa della legge 194 sotto l’ospedale Galliera. Almeno un migliaio le persone in piazza, in un corteo che da Porta dei Vacca transita per il centro cittadino fino a giungere in piazza De Ferrari tra striscioni, cori e musica festosa.

Tante iniziative a Bologna e in Emilia, contro la violenza di genere. A Rimini giornata dedicata a Gessica Notaro, devastata dall’acido lanciatole dal suo ex

Sono state tante anche a Bologna e in Emilia-Romagna le iniziative. A Bologna, in piazza Maggiore, c’è stata una manifestazione molto partecipata, organizzata dal movimento ‘Non una di meno’ durante la quale si è parlato di diritti e di parità, ma anche di violenza di genere. Allo sciopero hanno aderito lavoratrici di molte realtà della città e della regione, con punte significative nelle aziende di trasporti come a Seta, di Modena, dove lo sciopero globale delle donne si è unito a rivendicazioni aziendali. Anche alcune istituzioni hanno celebrato l’8 marzo. A Rimini il Comune ha premiato sei imprenditrici di successo. A Reggio Emilia, invece, sono state premiate le “Reggiane per esempio”, le donne che si sono distinte per il loro “saper fare” nei due ambiti scelti dalla giunta comunale quest’anno: l’arte e il mondo del lavoro. Prima della cerimonia, Comune e Regione hanno firmato il protocollo di intesa in attuazione della legge per la parità e contro le discriminazioni di genere. A Parma sono stati consegnati al centro antiviolenza della città i fondi raccolti da Despar. Anche la Polizia ha partecipato all’8 marzo con due iniziative, una a Bologna, l’altra a Rimini. Come in molte altre città italiane sono stati infatti allestiti i punti informativi di ‘…questo non e’ amore’, sull’attività di prevenzione e repressione di condotte violente contro le donne. Il questore di Rimini, Maurizio Improta, ha partecipato anche all’iniziativa. ‘È per te Gessica’, organizzata dalla ‘Casa delle Donne’, associazione con la quale i poliziotti di Rimini collaborano quotidianamente per contrastare i fenomeni criminali commessi nei confronti delle donne, dedicata a Gessica Notaro, la ragazza sfregiata dall’ex fidanzato con l’acido.

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