Pensioni: FILLEA CGIL “Parlamento intervenga su Ape agevolata”

Pensioni: FILLEA CGIL “Parlamento intervenga su Ape agevolata”

L’Assemblea Generale della Fillea Cgil, riunitasi il 9 e 10 Novembre a Roma, pur giudicando positivamente diversi interventi contenuti in Legge di Stabilità in materia di pensioni (a seguito del confronto Governo-Sindacati) chiede al Parlamento di modificare le norme sull’Ape Agevolata e proporrà a Feneal-Uil e Filca-Cisl di lanciare una campagna unitaria di assemblee per fare pressione sui Deputati e Senatori affinché si traduca in un diritto concreto la possibilità per gli operai edili over 63 di poter andare in pensione dopo anni e anni passati sulle impalcature e nei cantieri.

“All’inizio era esclusivo interesse del Governo intervenire solo sulle pensioni in essere – commenta l’ Ordine del Giorno approvato all’unanimità dall’Assemblea Generale, Alessandro Genovesi, Segretario Generale della Fillea Cgil – e l’azione combinata del lavoro politico delle Confederazioni e di diverse categorie dei lavoratori attivi, tra cui significativamente quelle delle costruzioni, ha imposto un confronto a tutto campo, guardando anche ai lavoratori più prossimi alla pensione (fase 1) e ottenendo un più generale proseguio del tavolo sul sistema previdenziale nel suo complesso (fase 2)”.

“Ovviamente rimane in campo la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil per la complessiva riforma del sistema previdenziale, dopo la legge Fornero ed i guasti prodotti in termini di minore giustizia sociale e minore efficienza del sistema stesso. Sulla piattaforma unitaria, la Fillea Cgil è impegnata, sostenendone le rivendicazioni anche durante il proseguio del confronto con il Governo”.

“Detto ciò sull’Ape Agevolata il Governo sta sbagliando: l’Ape Agevolata, così come è proposta, è caratterizzata da condizioni di accesso estremamente rigide (almeno 36 anni di contributi, 6 anni continuativi) per tutti quei lavoratori caratterizzati da discontinuità strutturale nella propria carriera previdenziale, tra questi significativamente i lavoratori da noi rappresentati.  Per queste ragioni è fondamentale che il riconoscimento che “i lavori non sono tutti uguali” si traduca in soluzioni reali e non in meri spot propagandistici per i lavoratori dei nostri settori”.

“Perché ciò avvenga occorre che: il criterio dei 36 anni di contribuzione minima sia ridotto il più possibile, partendo dalla proposta iniziale dei 20 anni avanzata dal Governo. Raramente infatti un operaio edile raggiunge i 36 anni di contributi prima della soglia per la pensione di vecchiaia; ai fini degli anni validi per l’accesso all’Ape Agevolate deve valere qualsivoglia integrazione al reddito riconosciuta nel passato (disoccupazione ordinaria e ridotta, speciale edile, mobilità, ecc.), sulla falsariga del riconoscimento dell’indennità speciale edile ai fini dell’anzianità; venga tolto ogni riferimento ai 6 anni di contributi intesi come continuativi”.

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