Manovra: Boccia attacca: “c’è di tutto, anche i regolamenti condominiali”. Torna lo spread a quota 160 punti

Manovra: Boccia attacca: “c’è di tutto, anche i regolamenti condominiali”. Torna lo spread a quota 160 punti

Mentre alla Camera le Commissioni Bilancio e Finanze in seduta congiunta iniziano l’esame della “manovra”, decreto fiscale e  legge di Bilancio, torna lo “spread” in primo piano a rendere la situazione della nostra economia ancora più complicata. Lo rileva lo stesso presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, Pd, il quale afferma, parlando coi giornalisti, che nella legge di bilancio non c’è posto per i ”regolamenti condominiali” o per le norme che stabiliscono ”il tipo di funivia”. ”Non averlo capito è stato un errore” di chi ha proposto le misure, che poi sono state bocciate dalla commissione Bilancio della Camera. La manovra ”poteva essere molto più magra se fossero state seguite le indicazioni che dava la legge stessa”.

All’improvviso, ma non troppo, perché  proprio la crescita del debito pubblico doveva mettere sull’avviso governo, mondo della finanza, delle banche. Così ci ritroviamo un balzo dello spread da 120-130 punti a 160, con la Borsa di Milano in difficoltà, che perde il 2,5% più di Francoforte, Parigi, Londra, che limitano i danni ad un meno 1%. KO le nostre banche.  La frenata delle Borse viene attribuita  alla ascesa di Trump nei sondaggi. Per quanto riguarda l’Italia i media renziadi incolpano il referendum che non ha niente a che vedere con lo spread. Parola questa di derivazione inglese, che per mesi e mesi in un passato abbastanza recente, è stata il reale termometro per misurare la temperatura del paese Italia. Se n’era persa la traccia, tanto da non preoccuparci dei tassi di interesse sul debito pubblico.

Un campanello  d’allarme che non può essere ignorato. Italia sempre meno credibile

All’improvviso, proprio mentre la legge di Bilancio vede in crescita il debito, arriva un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Lo spread misura  la capacità di un paese di restituire i prestiti, leggi debiti, sui quali galleggia la nostra economia. Bot, btp, soldi presi in prestito da cittadini, banche, paesi altri. L’unità di misura, se così si può chiamare, sono i bund tedeschi, ritenuti i più affidabili. L’Italia è sempre meno credibile, due agenzie di affari ci hanno degradato. Per far acquistare i nostri bot il Belpaese ha bisogno di offrire interessi sempre più alti. Come un cane che si morde la coda. Spread in inglese significa “allargamento” che viene misurato nel confronto con i bund. Più crescono gli interessi da pagare per avere prestiti e più aumenta lo spread con i titoli tedeschi. Ci sono scuole di economisti che definiscono lo spread la “guida per capire la crisi economica”. Se tanto mi dà tanto, proprio il decreto fiscale e la manovra economica rispondono a questa regola. L’avvio dei lavori delle due Commissioni della Camera non ha avuto un buon viatico. Lo spread è destinato a lasciare un segno anche perché, come si dice, le cattive notizie non vengono mai sole, è stato preceduto solo di qualche giorno dalla deflazione che ormai ci accompagna da molti mesi.

Produttività in calo. Un apparato industriale che non si rinnova

Da aggiungere il calo della produttività, dello 0,3% nel 2015, mentre in Germania, Francia, Spagna aumenta fra lo 0,9 e lo 0,5%. Dal 1995 ad oggi in Italia è salita solo dello 0,3%. E non si venga a dire che la colpa è dei lavoratori perché, come è noto, in Italia si lavora più che altrove. È l’apparato industriale, la mancanza di investimenti per innovazione che fa acqua. A completare il quadro un altro dato negativo che riguarda la produzione manifatturiera. L’indice Pim in calo dal 51 al 50,9. Un lieve spostamento, ma in Germania passa dal 54,3 al 55, in Francia dal 49,7 al 51,8, in Spagna dal 52,5 al 53,3. Altro dato: in Germania la disoccupazione è scesa al minimo storico, 6%.

L’Ad di Equitalia rivendica il ruolo svolto dalla agenzia

È questo il quadro di insieme mentre inizia l’iter parlamentare del decreto fiscale e della legge di Bilancio. Già si parla di modifiche da apportare al decreto per quanto riguarda la “rottamazione” delle cartelle esattoriali, l’organizzazione della  futura Agenzia delle Entrate-riscossioni, che prende il posto di Equitalia. Circola anche una notizia twittata dal deputato grillino, Carlo Sibilia, secondo cui la “Commissione Bilancio ha appena cancellato i 97 milioni di euro per il torneo di golf. Matteo Renzi torna al calcetto sotto casa?”.  Una giornata di audizioni ha messo in luce quanto sia pasticciato il decreto fiscale. Lo stesso amministratore delegato di Equitalia, Ernesto Maria Ruffini pur affermando che si tratta di una “buona riforma” ha poi rivendicato il ruolo positivo svolto dall’Agenzia:  “Nei suoi dieci anni di attività – ha detto – il gruppo Equitalia ha riscosso complessivamente oltre 70 miliardi di euro destinati all’Agenzia delle Entrate, all’Inps e alle casse di migliaia di enti e di Comuni che si avvalgono dei nostri servizi di riscossione e con una diminuzione del costo per euro riscosso da 0,331 del 2005 a 0,12 del 2015″. Esprime netto dissenso con le previste selezioni dei dipendenti nel passaggio da una struttura ad un’altra. “I dipendenti”, afferma, “vanno rispettati”. Sempre nel corso delle  audizioni i sindacati esprimeranno “sconcerto” per  la procedura prevista dal decreto.

Lo “sconcerto” dei sindacati: ci batteremo contro la selezione fino allo sciopero

Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl Credito e Uilca, i sindacati di settore (i dipendenti hanno un contratto di tipo bancario) rivendicano la “piena” applicazione dell’articolo 2112 del codice civile che garantisce ai lavoratori di conservare interamente “la posizione giuridica ed economica maturata”. I sindacati chiedono che “tale grave e discriminatoria previsione venga eliminata dal testo del decreto e che nessun dipendente del Gruppo Equitalia sia chiamato a dover superare alcuna prova per continuare serenamente nel suo rapporto di lavoro”. “È una norma inaccettabile, ci batteremo contro la selezione, faremo uno sciopero unitario – ribadisce Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil – il governo non aveva bisogno di chiudere Equitalia per fare una sanatoria, ma dal momento che ha deciso di farlo non può anche, per la prima volta nella storia della Repubblica, imporre un procedimento di questo tipo, che lascia spazi a interventi unilaterali e discriminatori. I lavoratori e le lavoratrici vanno confermati e basta, senza alcun criterio selettivo perché è la loro storia professionale a parlare a loro sostegno”.

Boccia. Sul problema dell’aggio è necessario un  confronto

I sindacati si oppongono anche alla soppressione dell’aggio (la percentuale sulle somme riscosse per conto dello Stato e degli enti locali, che Equitalia trattiene a compenso del servizio). “Le notizie circolate recentemente di ulteriori diminuzioni o addirittura di eliminazione dell’aggio avrebbero l’effetto di spostare sulla fiscalità generale il costo del servizio che ricadrebbe quindi su tutti i contribuenti – affermano i dirigenti sindacali in audizione – anche coloro i quali adempiendo con regolarità e tempestività ai propri obblighi tributari, non sono destinatari delle attività di riscossione”. Equitalia, affermano ha “sempre continuato ad operare nella direzione di un costante miglioramento del livello di efficacia e di efficienza, e complessivamente fra il 2006 ed il 2015 il costo per euro riscosso è stato diminuito del 60%” e la remunerazione “è stata progressivamente ridotta” passando da un “aggio iniziale del 9% all’attuale 6% delle somme iscritte a ruolo riscosse (aggio che a seconda della tempestività del pagamento la legge pone in tutto o in parte a carico del debitore)”.

Sul problema interviene nel corso della audizione Francesco Boccia, presidente Commissione Bilancio, il quale sottolinea che “è necessario superare in maniera definitiva il pagamento dell’aggio, oggettivamente troppo oneroso alle attuali condizioni. È evidente che per superarlo è necessario un’adeguata copertura; sarebbe importante in queste giornate di confronto con Equitalia, il Mef, gli operatori e gli esperti decidere quale soluzione adottare. Di certo – conclude – oggi gli oltre 8000 dipendenti di Equitalia vengono, di fatto, pagati attraverso le entrate assicurate dall’aggio; la trasformazione di Equitalia impone una riflessione molto seria su chi paga il personale e con quali coperture in caso di cancellazione dell’aggio”.

Share

Leave a Reply