Gesù moltiplicò pani e pesci. Renzi moltiplica i miliardi. Spuntano come funghi. Non è una manovra per giovani. La crescita? Dopo il referendum

Gesù moltiplicò pani e pesci. Renzi moltiplica i miliardi. Spuntano come funghi. Non è una manovra per giovani. La crescita? Dopo il referendum

Indecente. Non c’è altra parola per definire l’annuncio della conferenza stampa da parte di Renzi Matteo sulla legge di Bilancio: “Una buona nuova per l’Italia”. Non bastava il tam tam da giorni in corso su quel ben di dio che sarebbe piovuto nelle tasche degli italiani. Ci voleva anche il titolo alla conferenza stampa per illustrare la legge di Bilancio che non è certo una “buona nuova”. E a definirla tale non saranno certo quei pochi soldi che andranno nelle tasche di pensionati poveri, che erano e resteranno poveri, malgrado la grancassa suonata dalla Cisl. Certo, meglio che niente. Ma bisogna dire la verità a quei pensionati cui pochi spiccioli al mese o giù di lì previsti per la “quattordicesima” non cambieranno la vita. E non servono neppure certi toni trionfalistici di chi inneggia alla ripresa del confronto fra governo e sindacati, cosa normale nelle società democratiche. Addirittura, in Germania, imprenditori e sindacati stanno insieme in organismi di gestione aziendale. Renzi aveva bisogno di questo “tavolo” che gli avrebbe assicurato la “buona nuova”, segnata da  una pioggia di bonus, sparsi qua e là, che lui spera si traducano in voti a suo favore impegnato com’è nella “battaglia della vita”, il referendum costituzionale. Non c’è bisogno neppure di andare a cercarle le misure che assicurino la crescita, lo sviluppo, il lavoro. Non ci sono.

Il premier in extremis ha cambiato i conti di Pier Carlo Padoan

Stando ai numeri che compongono la legge di Bilancio si giustifica il ritardo con cui si è riunito il Consiglio dei ministri. Come è noto Renzi non era soddisfatto dei conti presentati dal ministro Padaon. Anche per il Pil avrebbe voluto un aumento superiore a quell’1% già ritenuto “ottimistico” rispetto a valutazioni fatte dalla stessa Bankitalia e, in particolare, dall’Ufficio parlamentare del Bilancio che ha rifiutato la validazione della manovra che verrà immediatamente inviata a Bruxelles. Mantenendo la previsione dell’1% è arrivata una pioggia di miliardi. Era previsto nel testo preparato dal ministro dell’Economia un taglio di un miliardo alla Sanità. Invece è comparso un aumento di due miliardi. Un miliardo in più arriva anche per quanto riguarda le pensioni. Caso strano, però non c’è notizia che,pur essendoci  i quattrini, il governo non abbia mantenuto la parola data, 20 anni di contributi necessari per l’Ape sociale, come rivendicato dalla Cgil, dai tre sindacati degli edili.

Damiano. Ape sociale: inaccettabile la soglia a 30 e 36 anni di contributi. Allora si muova

Dice Cesare Damiano, Pd, presidente della Commissione Lavoro della Camera che se “per l’accesso all’Ape agevolata sarà mantenuta la soglia dei 30 e 36 anni di contributi, selezionerà in modo inaccettabile la platea dei beneficiari. Non può sfuggire – prosegue – il fatto che chi svolge lavori gravosi, ad esempio i muratori o i facchini, spesso ha anche una discontinuità lavorativa che non gli consentirà di totalizzare il numero dei contributi richiesti. Come minimo si tratterebbe di contabilizzare, ai fini pensionistici, anche i periodi di disoccupazione e di NASPI e di eliminare la soglia dei 36 anni di contributi”. “Anche per quanto riguarda il limite di 1.350 euro mensili di pensione, all’interno del quale si potrà fruire in modo totalmente gratuito dell’APE agevolata – afferma Damiano – noi pensiamo che si tratti di una soglia troppo bassa che va quindi innalzata”. Sarebbe necessario che dalle parole passasse ai fatti.

Ora la manovra vale 26,5 miliardi, parola di ministro, due più di quanto sempre annunciato.

Passiamo al “conto” della manovra previsto in  24,5 miliardi di cui Padoan ha sempre parlato. E’ cresciuto di un miliardo. Anzi il ministro ora dice che vale 26,5 miliardi. Insomma come Gesù Cristo, raccontano i Vangeli, moltiplicò i pani e i pesci, Renzi Matteo moltiplica i miliardi. In realtà non ci sono, è tutto a debito. Si arriva a stanziamenti previsti per il 2018. Campa cavallo. Non contento, insieme alla legge è stato approvato un decreto che elimina l’agenzia delle Entrate.

Liquidata  Equitalia. I sindacati: occorre sempre un soggetto che riscuota i contributi

Si risparmierebbero addirittura quattro miliardi. Fanno notare  le organizzazioni sindacali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl, Uilca in rappresentanza di tutte le lavoratrici ed i lavoratori delle società del Gruppo Equitalia e di Riscossione Sicilia, “che occorre ed occorrerà sempre un soggetto che riscuota i tributi. A nulla varrà anche cambiare il soggetto incaricato alla riscossione che, ripetiamo, applica unicamente le leggi dello Stato, se queste rimarranno invariate; un fisco ancora più attento alle situazioni reali del Paese e dei cittadini lo si avrà unicamente nel momento in cui verranno adeguate in tale senso le leggi”. “Se il Governo vuole riformare l’attività di riscossione auspichiamo che si ispiri al raggiungimento delle finalità di rispetto ed equità nel trattamento dei cittadini più che a logiche preelettorali. Continueremo a batterci con l’obiettivo di contribuire a realizzare meglio un servizio sempre più in linea con le esigenze dell’Italia e degli Italiani”.

Un’altra annotazione. Aumentano i miliardi perfino per le ristrutturazioni degli alberghi, per le scuole private, non aumentano per il contratto dei pubblici dipendenti. O meglio, si  fa di ogni erba un fascio e si indica per i contratti dei pubblici dipendenti la disponibilità di 1 miliardo e 900 milioni. Ma c’è il trucco, perché si mettono insieme un milione  e mezzo di pubblici dipendenti che hanno uno specifico contratto, con la polizia e le forze armate. Fatti i conti per i dipendenti pubblici, contratto bloccato da otto anni, si prevede di investire 900 milioni di cui 300 già in cassa e mai utilizzati.

Gentile (Cgil). Pubblico impiego. Come si fa a dire rinnovo di contratto con 30 euro di aumento?

Dice Michele Gentile, responsabile dipartimento pubblico impiego della Cgil: “Dopo tanti anni di blocco del contratto, facciamo perfino fatica a parlare di rinnovo. Fatti i conti l’aumento sarebbe di circa trenta euro. Non possiamo certo chiamarlo contratto”.

Tiriamo qualche somma.Sarebbe lungo fare l’elenco delle spese previste da qui al 2018, o meglio delle promesse, poi chi vivrà vedrà. Ora preme il referendum. Punto. Allora la manovra prevede 25,5 miliardi di spesa. Padoan dice che ne vale 26,5. Quindici se ne  vanno per mantenere l’Iva all’attuale livello. Ne restano undici. E tutti gli altri che Renzi ha promesso? Vanno a debito. Sempre Damiano mette le mani avanti per quanto riguarda gli esodati, ancora in attesa di una collocazione. Dice che “le risorse nel Fondo esodati ci sono e non sarebbe ammissibile che fossero dirottate per altri obiettivi”. Infine, lo stesso discorso vale per Opzione Donna. Aspettiamo di vedere il consuntivo dei risparmi che derivano dall’applicazione della normativa, che a nostro avviso saranno significativi, per utilizzarli al fine di prolungare la sperimentazione. Non accetteremo soluzioni al ribasso.

Lasciamo ai nostri figli e nipoti i debiti da pagare

Non è un caso che nella legge di Bilancio non ci sia niente di “strutturale,” come si usa dire nel linguaggio dei Commissari dell’Unione europea, per quanto riguarda il futuro dei giovani. In Europa non si brilla per quanto riguarda l’occupazione giovanile, insieme a quella delle donne. Ma la media di giovani senza lavoro è del 22%. Da noi siamo sopra al 37%, nel 2007 eravamo al 19,4%. Si piange quando si scopre che nel 2015 se ne sono andati all’estero più di centomila ragazzi che, forse, non torneranno più nei luoghi dove sono nati ed hanno studiato Pianto di coccodrilli. Con leggi di Bilancio come quella approvata lasciamo ai nostri figli e nipoti debiti da pagare.

 

 

 

 

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