Renzi e Padoan che figuraccia! A Cernobbio dicono che il Pil è in crescita. Istat smentisce: siamo a zero

Renzi e Padoan che figuraccia! A Cernobbio dicono che il Pil è in crescita. Istat smentisce: siamo a  zero

Il Pil è in crescita – ha detto il ministro Padoan intervenendo al Forum Ambrosetti, Cernobbio, con splendida vista sul lago di Como, “ma il problema dell’economia globale sembra ancora lontano dall’essere risolto. Le cause della bassa crescita sono più profonde e più complesse di quello che possiamo pensare: c’è una crisi profonda, ma non una stagnazione secolare”.  Poi, insieme a  Renzi Matteo che era intervenuto prima di lui è partito per Hangzhou, Cina, per partecipare domenica e lunedì al G 20. Mentre pronunciava queste parole e richiamava un generico problema dell’economia globale per evitare di affrontare il tema scottante della crisi italiana le agenzie battevano il comunicato dell’Istat che confermava la crescita zero del prodotto interno lordo, leggasi Pil, per il secondo trimestre dell’anno in corso facendo saltare tutte le ottimistiche previsioni del governo che fino a poche ore prima aveva confidato in un +0,1, 0.2% che non avrebbe risolto niente, solo una toppa ad un tessuto lacerato. Sempre Padoan affermava che “abbattere le tasse sul lavoro sostiene e amplifica i benefici di una riforma del mercato del lavoro”. Ormai una vera ossessione la riforma del lavoro, da intendere come la fine, o qualcosa di simile della contrattazione nazionale e la manomissione dei diritti dei lavoratori come ci chiede la Commissione Ue offrendo magari un po’ di flessibilità

Il premier: “l’Italia va meglio”. Ed ha fatto l’elogio del Jobs act

Renzi Matteo non era stato da meno. Anzi era andato più in là, preso da un senso di ottimismo sfrenato proprio mentre la barca stava affondando. Perché i dati Istat danno questo segnale. Così anche altri istituti di ricerca  parlano di una situazione stazionaria, senza recuperi del Pil. Promoteia non esclude che anche la seconda parte dell’anno confermi la crescita zero, insieme alla deflazione. Ma Renzi, che di questi dati resi noti alle ore 10 da Istat doveva essere a conoscenza, imperterrito affermava: “L’Italia va meglio, ma resta ancora molto da fare”.  Il presidente del Consiglio dei ministri, con poche parole, smonta le tesi di tutti gli economisti, liberal, keynesiani, conservatori, socialisti, secondo  cui la crescita zero è dannosa, molto dannosa, ancora di più se accoppiata alla deflazione. Chissà che non sia stato il suo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, un tal Nannicini, a suggerirgli tale tesi oppure il responsabile Pd dell’economia, un tal Taddei. Sia come sia, bontà sua ammette che resta  molto da fare ma “molto è stato fatto” e ad una platea molto renziana rivendica i risultati del governo. “Abbiamo recuperato – dice – 585 mila posti di lavoro, avrei firmato per la metà”. Ha fatto l’elogio del Jobs act. Chissà che ne pensano i giovani fortemente penalizzati che non trovano lavoro, o gli inattivi, coloro che sono talmente sfiduciati che il lavoro non lo cercano più quindi non fanno parte dell’esercito di milioni di disoccupati. Inattivi e anche “desaparecidos”. Non ci sono proprio. O gli anziani che devono lavorare sempre di più grazie alla legge Fornero. Renzi poi ha richiamato, come aveva fatto Padoan, la questione tasse: “In Italia – ha detto – c’è un’unica parola d’ordine, ridurre la pressione fiscale. Il taglio delle tasse è una grande opera infrastrutturale”.

Un richiamo al referendum. Una platea di imprenditori per il sì

Parole dolci per le orecchie degli imprenditori presenti in gran numero. Non poteva mancare da parte di Renzi un richiamo al referendum. “Se vince il no – ha detto – tutto rimane come adesso, non c’è la fine del mondo e neppure l’invasione delle cavallette. Resta il bicameralismo perfetto che gli stessi costituenti non volevano”. Ormai non perde occasione per fare marcia indietro, per “spersonalizzare”, per annunciare, come ha fatto per mesi, catastrofi. La platea ovviamente era tutta o quasi per il “sì”, quasi una ripetizione del meeting di Comunione e Liberazione. Al posto di meeting a Cernobbio si usa la parola workshop ma la sostanza è la stessa. La tre giorni di dibattiti a porte chiuse sul lago di Como servirà per fare il punto sugli scenari geopolitici e sulla situazione economica mondiale, europea e italiana. I temi in discussione: l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, l’Islam, i problemi dell’immigrazione e le riforme costituzionali. Ci saranno, sabato, gli ex premier Enrico Letta e Mario Monti, domenica la segretaria  generale della Cgil, Susanna Camusso, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Tra gli esponenti dell’opposizione attesi il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Attesi anche i due vicepresidenti della Commissione Ue, Frans Timmermans e Valdis Dombrovskis, e il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem.

Da Palazzo Chigi un duro attacco all’Istituto di statistica

Infine una segnalazione. Nella edizione cartacea di venerdì, quindi prima che Istat diffondesse i dati, Repubblica pubblicava un articolo in cui  si attaccava lì’Istituto di statistica, accusato di  usare metodi di valutazione fermi a tanti anni fa. Insomma un modo per parare il colpo suggerito da ambienti di Palazzo Chigi che già erano a conoscenza dei dati che in prima mattina le agenzie avrebbero diffuso? Ai lettori la risposta. Noi ci limitiamo  a dire che nelle corde di Renzi er Matteo il pudore non è proprio al primo posto.

Qui di seguito pubblichiamo il testo integrale e secco del Comunicato dell’Istat.

“Nel secondo trimestre del 2016 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,8% nei confronti del secondo trimestre del 2015.

La stima preliminare diffusa il 12 agosto 2016 scorso aveva misurato la stessa variazione congiunturale e una variazione tendenziale dello 0,7%.

La variazione acquisita per il 2016 è pari a +0,7%.

Dal lato della domanda interna, i consumi nazionali sono stazionari in termini congiunturali, sintesi di un aumento dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di un calo dello 0,3% della spesa della PA, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione dello 0,3%. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,9%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla variazione del PIL: si registrano contributi nulli per i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e per gli investimenti fissi lordi e un contributo negativo (-0,1 punti percentuali) per la spesa della Pubblica Amministrazione (PA). La variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,1 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta è stato positivo per 0,2 punti percentuali.

Il valore aggiunto registra incrementi congiunturali nell’agricoltura (0,5%) e nei servizi (0,2%) mentre diminuisce (-0,6%) nell’industria. All’interno dei servizi si rilevano settori in flessione e settori in espansione: incrementi significativi riguardano le attività professionali e di supporto (0,5%) e quelle del comparto del commercio, trasporto e alloggio (0,4%); all’opposto, il calo più marcato riguarda le attività finanziarie e assicurative (-0,6%)”.

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