Renzi danza nel salotto di Vespa. La Cgil gli rovina la festa , annuncia il “no” al referendum e critica la politica economica del governo .Ogni giorno un nuovo progetto. Fasullo

Renzi danza nel salotto di Vespa. La Cgil gli rovina la festa , annuncia il “no” al referendum e critica la politica economica del governo .Ogni giorno un nuovo progetto. Fasullo

Renzi Matteo non ha fatto a tempo a godersi lo spottone, uno spot che più grande non si può regalatogli dalla Rai del duo Dall’Orto-Maggioni che ha messo a disposizione del premier il giornalista Bruno Vespa che, ovviamente, si è ben guardato dal porre qualche domanda che potesse imbarazzare il premier. Per lui è stata una danza stretto al giornalista, una festa con il giornalista, fatta di annunci, renderà felici gli italiani. Ma le cose vanno male, non c’è crescita, siamo a zero, speriamo nelle virgole, siamo  in deflazione. Nessun problema. Non per niente dopo aver affermato che con lui l’Italia guiderà l’Europa, dalla Cina ha fatto sapere che guideremo il mondo. A uno così che in alcuni ambienti di Bruxelles ormai chiamano “mister zero virgola” che volete dire? Vespa il dubbio l’ha risolto: niente, faccia lui.

Una “due giorni” dell’Assemblea generale della Confederazione. Baseotto: un punto politico sulle grandi questioni aperte

La Cgil invece non ci sta e poche ore dopo gli ha rovinato la festa con la riunione della Assemblea generale, una  riunione molto importante del nuovo  organismo che affianca il Direttivo, composta da 332 membri, in maggioranza attivisti nei luoghi di lavoro e nelle Leghe dello Spi, eletti con i medesimi criteri di rappresentanza e pluralismo adottati per la costituzione del direttivo della confederazione. “L’assemblea è chiamata a fare il punto politico – afferma il segretario confederale Nino Baseotto  in una intervista rilasciata a Rassegna.it –  sulle grandi questioni aperte, dai contratti alle pensioni, e non da ultimo il punto sulla ricostruzione post-sisma. Senza dimenticare, naturalmente, il tema del referendum costituzionale.”  E questo “punto politico” ha confermato il giudizio molto critico dato dalla Confederazione in merito alla politica economica del governo. Non a caso Susanna Camusso ha bocciato senza mezzi termini il piano del governo, o meglio gli annunci ed ha riproposto la patrimoniale per finanziare i necessari investimenti, affrontare i problemi  aperti, dalle pensioni alla povertà al lavoro, quello dei giovani in primo luogo, ai contratti, alla questione terremoto che ha impegnato la Cgil già in questa prima fase dei soccorsi alle popolazioni colpite, verrà dedicata apposita riunione della Assemblea. Insomma una specie di contropiano fatto di proposte concrete rispetto agli annunci del governo in vista della legge di stabilità. E per quanto riguarda il referendum che cambia la Costituzione, Baseotto ricorda che prima della pausa agostana il Direttivo aveva approvato un documento in cui si identificavano “alcune aree di criticità e di negatività della riforma proposta dal governo, dal cambiamento delle funzioni del Senato al ruolo delle Regioni. Quella presa di posizione del direttivo è stata oggetto di decine di discussioni negli organismi e negli attivi dei delegati un po’ in tutta Italia. Nella nostra Assemblea generale cercheremo di tirare le fila di questa attività di discussione, anche alla luce del fatto che tutte le grandi organizzazioni di rappresentanza, quelle datoriali e non solo, si sono nel frattempo pronunciate nel merito”. “L’assemblea generale sarà chiamata ad esplicitare ancor meglio la posizione della Cgil preservando il nostro giudizio negativo sulle modalità con cui viene fatta la riforma, ma allo stesso tempo ribadendo la libertà di coscienza e la libertà di scelta di ciascuno e rimarcando che, definendo gli ambiti della nostra autonomia, noi non ci omologhiamo alla schiera dei tifosi pro o contro la riforma”.  Si tratta di un passaggio molto importante.  Quel documento cui si riferisce Baseotto aveva un titolo.che esprimeva  un  “giudizio critico” sulla riforma voluta dal governo.

Barbi: Parteciperemo alla campagna per il no con le nostre posizioni e motivazioni del No

Alla “sistemazione” di quel testo ha lavorato il segretario confederale della Cgil Danilo Barbi che presenterà il documento alla approvazione della Assemblea in cui il giudizio diventa “negativo”. “La Cgil – ha affermato Barbi intervistato da Radio popolare – parteciperà a una campagna sulle proprie posizioni, sulle proprie motivazioni del no. È ovvio che se prendiamo una posizione, poi la difendiamo. Daremo indicazione di votare no. Per noi sulle questioni costituzionali – prosegue – c’è un problema di principio. Su temi di questi tipo non si può decidere a maggioranza per tutti. Deve esserci libertà individuale, ma noi faremo campagna per la posizione della Cgil”. E Baseotto, prevenendo le critiche dei renziani, Boschi in testa, visti gli attacchi portati all’Anpi, e l’annuncio che “saranno in tanti gli iscritti alla Cgil che voteranno sì”, ha affermato: “La Cgil non si iscrive a nessun partito. Le iniziative sin qui svolte hanno confermato che c’è una grande condivisione delle posizioni che noi abbiamo assunto, ma lo ripeto: le nostre critiche le continueremo a fare con l’originalità, con il tratto autonomo che da sempre ci contraddistingue”.

La tv pubblica messa a disposizione del presidente del Consiglio per un mediocre soliloquio

Torniamo allo show di Renzi nello studio televisivo che Vespa gli ha messo a disposizione. Già, messo a disposizione ci sembra il termine esatto. Erano annunciati due giornalisti, uno Vittorio Feltri, direttore del Giornale folgorato sulla via di Damasco dal renzismo imperante e l’altro Antonio Padellaro editorialista del Fatto quotidiano di cui è stato anche direttore. Ma Vespa Bruno ha fatto entrare in scena i due giornalisti dopo una buona mezz’ora in cui Renzi aveva “dialogato”, si fa per dire, con il conduttore. Padellaro addirittura ha dovuto “forzare” la porta d’ingresso per entrare nel teatrino, perché il buon Bruno se ne era quasi dimenticato entusiasmato dal premier-segretario del Pd. Il quale ha raccontato quanto è bravo lui, quanto sono bravi i ministri, quante belle cose doneranno al popolo italiano, ai pensionati, quelli al minimo, ai poveri, ai disoccupati, a chi vuole andare in pensione un po’ prima del tempo, ai giovani che avranno una occupazione certa con la nuova agenzia del lavoro, tasse abbassate, contratti di lavoro in cima alle sue preoccupazioni, i dipendenti pubblici in particolare, la messa in sicurezza del territorio e la lista continua. Insomma il paese di Bengodi. Il referendum costituzionale, vincerà il sì, ogni volta che parla D’Alema è un voto in meno per il no. Insomma uno show del Renzi Matteo con Feltri del tutto disinteressato, quasi volesse evitare di fare da spalla presidente del Consiglio. Padellaro ci ha provato a porre qualche domanda, ma Renzi svicola. Ha avuto il coraggio di affermare che la riforma non tocca i poteri del premier. Nessun uomo solo al comando. Anzi la miglior difesa è l’attacco. Il giornalista gli fa presente che il combinato disposto riforma-Italicum sposta gli equilibri fra Parlamento e governo, e il presidente del Consiglio ha detto che si tratta di “estetica”. E quando Padellaro gli ha ricordato i truffati dalle banche e il governo che se ne èstato a guardare, se l’è presa con i giornalisti e con lo stesso Padellaro accusati di non essersi mai occupati di politica bancaria.

La legge di stabilità ? Un mistero. Il premier naviga senza bussola. Solo promesse per tutti

Certo lui se ne è occupato, anche troppo. E poi ce l’ha con gli scriba, ingrato, tutti i giorni gli fanno ottimi servizi. Infine dalla bocca di Renzi non esce un numero, nessun accenno alle dimensioni della legge di stabilità. Se il governo dovesse far fronte a tutti gli annunci dati dal premier sarebbe difficile fare il conto dei miliardi da investire. Giustamente ha ricordato, tanto per fare un esempio, che deve essere rinnovato il contratto dei lavoratori pubblici. Servono sette miliardi, calcoli Uil, mai smentiti da nessuno. Il governo in origine prevedeva qualche centinaio di milioni. Se si vuole intervenire nei confronti della povertà non basta certo un miliardo. Si tratta in primo luogo di definire cosa è la povertà. Sono o no poveri quei milioni di persone che non possono curarsi adeguatamente? Interessa a Renzi?  Proprio no. E non è un’opinione. Ma un fatto. Per lui la parola confronto, specie in tv quando hai qualche milione di spettatori, è da abolire dal vocabolario. Il guaio è che le “feste” del premier le paghiamo noi. Con il canone. Finché non ci stufiamo. O meglio non mandiamo a casa il premier.

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