Pensioni. Cgil e Cisl posizioni diverse. Camusso: l’accordo non c’è. Il governo non si pronuncia sulle risorse. Furlan: al prossimo incontro (21 settembre) si firma l’intesa

Pensioni. Cgil e Cisl posizioni diverse. Camusso: l’accordo non c’è. Il governo non si pronuncia sulle risorse. Furlan: al prossimo incontro (21 settembre) si firma l’intesa

E anche questa è fatta. Prendi e porta a casa. Ieri è stata la volta dell’accordo sulle pensioni, un successo per Renzi, che ha trovato spazio e grandi titoli nei media, Rai in particolare. Ma l’accordo non c’è. Nell’incontro fra sindacati e governo, presente il sottosegretario Nannicini dato che il ministro Poletti aveva altro da fare, non è stato siglato alcun accordo. Un successo per Renzi.  Ad onor del vero esponenti della Cisl, in particolare, della Uil, ci hanno messo del loro, ostentando ottimismo sull’esito del confronto che avrà la sua conclusione in un nuovo incontro previsto per il 21  settembre. Susanna  Camusso, già ieri, aveva affermato che c’erano ancora da conoscere le risorse che il governo intendeva mettere a disposizione per gli interventi sul sistema pensionistico, cosa ovviamente non secondaria e il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti aveva sottolineato che erano ancora aperti problemi relativi ai lavori usuranti, ai precoci, alle ricongiunzioni. Oltre alla questione fondamentale, le risorse appunto.

L’ottimismo dei sindacalisti Cisl e Uil. I media annunciano l’accordo che non c’è

Agli scriba zelanti che si getterebbero nel fuoco pur di fare un favore a Renzi davano una mano, ad onor del vero, sindacalisti della Cisl, in particolare, ma anche della Uil che sprizzavano ottimismo sulla riunione conclusiva con il governo prevista per il 21 settembre. Susanna Camusso a fronte di questa situazione è corsa ai ripari. Intervistata da Radio anch’io affermava: “Tutti danno per scontato l’intesa ma nessuno è in grado di dire l’entità delle cifre sul tavolo. C’è troppo entusiasmo, è una partita delicata che ha bisogno di discussione. Le cifre di cui abbiamo sentito parlare finora sono insufficienti”. Fatta questa valutazione concludeva: “Mi pare molto difficile che il 21 possa essere l’incontro conclusivo. Spero almeno che possa essere l’incontro in cui ci saranno comunicate finalmente le risorse”. Scattava, quasi immediata, la risposta di Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl che stava partecipando ad un convegno di Ncd sulla legge di stabilità. Memore, forse, delle più di centomila firme consegnate a Renzi Matteo per il sì nel referendum costituzionale, vuol chiudere rapidamente, non si sa mai. Con tono ultimativo affermava che “sulla flessibilità in uscita siamo in dirittura  d’arrivo, al prossimo incontro ci sono le condizioni per chiudere”. Insomma, se ben leggiamo questa dichiarazione, si chiude con l’Ape, un flop già in partenza perché la rata che dovrebbe pagare un lavoratore per anticipare di tre anni la pensione potrebbe toccare i 200 euro al mese. E i problemi che sono aperti? Lettera morta. Le risorse? Si vedrà. Infastidito dalla presa di posizione di Camusso anche il ministro del Lavoro il quale dopo aver annunciato che le “risorse saranno rilevanti”, non ha  mai chiarito cosa significhi “rilevante” per il governo. Ai giornalisti fa sapere  solo che “quando ci vedremo con i sindacati ne discuteremo. Non ho altro da dire”. Camusso intanto sgombra il campo da una “insinuazione” secondo cui ci sarebbe un collegamento fra il no della Cgil alla riforma costituzionale e la trattativa sulle pensioni. È stato scritto in questi giorni che il no nel referendum costituzionale, deciso dalla Assemblea generale della Cgil, sarebbe solo una formalità senza seguito visto che è aperto un confronto con il governo. Camusso afferma che non c’è “attinenza” fra il no della Cgil alla riforma costituzionale e la trattativa sulle pensioni. Poi entra nel merito, a partire dall’Ape. “Fissare un tetto di 1.500 euro lordi cui agganciare la rata-zero, creerebbe una divisione nel mondo del disagio”. La sperimentazione “è interessante, sarebbe in pratica come un superammortizzatore per poter andare in pensione.

L’Ape non deve tradursi in un taglio del reddito una soluzione sbagliata

Ma l’Ape non deve tradursi in un taglio del reddito: sarebbe una soluzione sbagliata”. E parla di una interferenza sulla vita delle persone, costrette a pagare rate per venti anni. Sui precoci Camusso ha ribadito che “chi ha iniziato presto non deve inseguire la pensione tutta la vita”. In  discussione anche i lavori usuranti con la presa di posizione in particolare della Fillea Cgil, il sindacato degli edili. Sulla ricongiunzione dei contributi versati a enti diversi  è tutto da vedere. Gli scriba comunque  precisano che  la leader della Cgil è intervenuta dopo che tra governo e sindacati è stato raggiunto un primo accordo sull’uscita dal lavoro prevista dall’Ape dall’età di 63 anni, con un anticipo di 3 anni e 7 mesi. Lo stesso Nannicini ieri ha dichiarato che sull’anticipo la decisione spetta al governo, “senza negoziazione”.

Damiano (Pd): tutto bene ma non dice una parola sull’Ape

Singolare la presa di posizione di Cesare Damiano presidente Pd della Commissione Lavoro della Camera presentatore di concrete proposte a partire dalla flessibilità in uscita che ora ha abbandonato. Dichiara che siamo sulla buona strada per una intesa importante. Nell’articolo pubblicato dall’Unità, se abbiamo letto bene, non  pronuncia mai la parola Ape. Strano davvero, ma ormai non ci meravigliamo di niente.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.