Mostra Cinema Venezia. “The Woman Who Left” vince il Leone d’Oro. Lav Diaz: “Per la lotta del popolo filippino”. Emma Stone e Oscar Martinez i Migliori attori

Mostra Cinema Venezia. “The Woman Who Left” vince il Leone d’Oro. Lav Diaz: “Per la lotta del popolo filippino”. Emma Stone e Oscar Martinez i Migliori attori

La 73esima Mostra del Cinema di Venezia ha chiuso i battenti con la cerimonia di premiazione, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, condotta da Sonia Bergamasco, che ha contribuito col suo elegante savoir faire a donare a questa edizione un tocco in più. Il regista e attore Sam Mendes, presidente della Giuria internazionale Venezia 73 composta dall’artista e regista Laurie Anderson, lo scrittore Giancarlo De Cataldo, i registi Lorenzo Vigas e Joshuna Oppenheimer e le attrici Zhao Wei, Gemma Arterton, Nina Hoss e Chiara Mastroianni, nel raccontare le motivazioni delle scelte compiute, ha allo stesso tempo parlato dell’estrema difficoltà nell’assegnazione “soltanto di un premio per ciascun film, per via della grande qualità e varietà presente in concorso”.

Ma i giudici non hanno avuto dubbi: vince il Leone d’Oro “Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left)” diretto dal regista filippino Lav Diaz. È la storia di Horacia Somorostro, interpretata da Charo Santos-Concio, una donna che percepisce la vita come una prigionia e una condanna dalla quale fuggire con difficoltà, per via del corso imprevedibile degli eventi. Per giunta, quell’anno, il 1997, aveva causato non poche tragicità: la notizia della principessa Diana deceduta in un incidente, la morte di madre Teresa, i rapimenti frequenti nelle Filippine… tutto sembra essere motivo di tristezza e perdita di speranza nel futuro. “Grazie, non riesco ancora a crederci” ha affermato il regista nel ricevere la statuetta. “Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato. È bellissimo questo Leone d’Oro che va al popolo filippino per la sua lotta e per quella dell’umanità”.

La Giuria ha assegnato quest’anno otto premi per sette categorie di film, di cui ben due Leoni d’Argento per la migliore regia a “La región salvaje (The Untamed)”, del regista messicano Amat Escalante, thriller/horror in cui la persistenza di certi valori familiari si intreccia con la negatività dei tanti luoghi comuni, con Ruth Ramos, Simone Bucio, Jesús Meza e Edén Villavicencio; l’altro premiato è “Paradise”, del regista russo Andrei Konchalovski, che intreccia le vicende di tre giovani all’epoca del nazismo, con Julia Vysotskaya, Christian Clauss, Philippe Duquesne e Victor Sukhorukov. Assegnato il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria a “Nocturnal Animals”, thriller romantico che attraversa un universo di emozioni, con Amy Adams nei panni della protagonista Susan, diretto dallo statunitense Tom Ford, che ha voluto porgere i suoi ringraziamenti in italiano: “Mi sono trasferito in Italia nel 1990, è la mia seconda casa. Grazie davvero”.

La Coppa Volpi per il migliore attore all’argentino Oscar Martinez in “El Ciudadano Ilustre” di Mariano Cohn, Gastón Duprat: “Per girare questo film ci sono voluti anni e sono onorato che abbiano deciso di riconfermare la scelta di assegnare a me il ruolo da protagonista, sono commosso per questo premio che dedico a mia moglie e alle mie figlie” ha commentato l’attore. A vincere la Coppa Volpi per la migliore attrice, Emma Stone che ha dato prova della sua versatilità  nel musical “La La Land”, proiettato in apertura di Festival, del regista francese Damien Chazelle. “Venire in Italia per me è sempre un immenso piacere” ha affermato la Stone. “Ringrazio tutti davvero. Un ringraziamento anche al regista che ha creduto che io potessi interpretare quel ruolo, nel quale mi sono davvero divertita insieme al mio compagno d’avventura Ryan Gosling”.

Tra gli altri riconoscimenti del concorso: il Premio Speciale della Giuria a “The Bad Batch” della statunitense di origine iraniana Ana Lily Amirpour, feroce fiaba distopica ambientata in una desolata regione del Texas, in cui alcuni reietti della società cercano di sopravvivere. Cast importante con Keanu Reeves, Jim Carrey, Suki Waterhouse, Jason Momoa e Giovanni Ribisi; quello per la Migliore sceneggiatura a Noah Oppenheim per “Jackie” del cileno Pablo Larrain, ambientato durante le fasi successive all’assassinio del Presidente Kennedy, vissute dal punto di vista della First Lady, interpretata da Natalie Portman.

Il Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente è stato consegnato da Chiara Mastroianni alla tedesca Paula Beer per “Frantz” del francese François Ozon, ambientato al termine della Prima guerra mondiale, interpretato anche da Pierre Niney e Marie Gruber.  “Sono davvero emozionata” ha affermato la giovanissima attrice molto commossa. “Ma anche molto divertita per questa esperienza fantastica qui a Venezia. Ringrazio davvero tutti per questo premio, chi mi ha aiutata sulle scene con il francese e il regista Ozon per avermi scelta”.

E ancora, Venezia Classici – Miglior film restaurato a “Break up – L’uomo dei cinque palloni” di Marco Ferreri. L’attore e regista Kim Rossi Stuart, presidente del Leone del Futuro – Premio Opera Prima Luigi De Laurentiis, ha consegnato la statuetta anche a “Akher Wahed Fina (The Last of Us)” di Ala Eddine Slim.

Concorso Orizzonti: Nuno Lopes e Ruth Díaz i migliori, Miglior film all’italiano “Liberami”

Nella sezione Concorso Orizzonti, tra i film premiati hanno prevalso le storie vere, con qualcosa da raccontare, “ispirate alla realtà e vicine alle persone, in modo che vi si potessero rispecchiare”, come anticipato in un’intervista preserata del presidente della Biennale Paolo Baratta. I premi per Migliore attore e attrice se li sono aggiudicati: Nuno Lopes, in “São Jorge” di Marco Martins, che interpreta un pugile portoghese rimasto disoccupato a causa della difficile situazione economica che attraversa il suo Paese. È il 2011 l’anno dell’austerity imposta dalla Troika, portando il protagonista a compiere scelte difficili. “Il regista, ovvero il mio migliore amico Marco, ha saputo portare sullo schermo questa storia che parla di due quartieri difficili portoghesi. Ora non si fermerà qui, ma farà il giro del mondo, grazie a tutti!” ha detto Lopes;

Ruth Díaz, in “Tarde para la Ira” dello spagnolo Raúl Arévalo, ambientato nel 2007 a Madrid: “Sono emozionata, orgogliosa e felice di questo premio” ha affermato l’attrice spagnola, che ha interpretato il ruolo di Ana, una donna che di fronte all’arresto del compagno capisce di dover cambiare direzione per la sua vita e per quella di suo figlio è si innamora di un uomo che può donarle una ritrovata speranza.

Tra gli altri riconoscimenti della sezione: il Miglior cortometraggio è stato quello di Marcelo Martinessi, “La Voz Perdida”; la Migliore sceneggiatura a “Ku Qian (Bitter Money)” di Wang Bing e il premio per la Migliore regia a Fien Troch in “Home”.

Vince il premio per Miglior film “Liberami” dell’italiana Federica Di Giacomo, che affronta il tema dell’esorcismo, tornato a far tremare l’umanità, di fronte al quale tutti credono di trovare soluzione nella Chiesa. “Questo film sembrava impossibile sulla carta” afferma la Di Giacomo, poi prosegue con una battuta in linea con il film: “Non so se è stato lo zampino del Diavolo o della Divina Provvidenza a questo punto. Sicuramente so che molte persone hanno lavorato con me per più di tre anni. Questo premio io lo devo veramente a tutti loro e a coloro che mi hanno regalato un pezzo della loro vita così intima e non posso che citare il mio eroe, Padre Cataldo” conclude.

Assegnato il Premio Speciale della Giuria a “Koca Dünya (Big Big World)” del turco Reha Erdem, con Ecem Uzun e Berke Karaer, due orfanelli che, usciti dall’istituto, finiscono nei guai commettendo un crimine.

Si chiude la 73esima con il Fuori concorso “The magnificent seven”, presenti Denzel Washington e Chris Pratt

“The magnificent seven” di Antoine Fuqua, remake del film omonimo del 1960 diretto da John Sturges, dal soggetto dei “Sette samurai” di Akira Kurosawa, è il film Fuori concorso scelto per chiudere questa edizione del Festival, con un arrivederci al 30 agosto 2017 per la prossima 74esima edizione.  Protagonisti dei leggendari samurai, in versione cowboy del selvaggio west, interpretati da Denzel Washington e Chris Pratt, presenti in conferenza stampa al Lido, oltre a Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio, Byung-Hun Lee e Peter Sarsgaard. Il classico è stato rivisitato in questa insolita versione che ne costituisce “l’originalità stessa”, come ha affermato lo stesso Chris Pratt, svelando che alcuni di loro saranno persino “salvati dalle donne. Io credo nel potere delle donne”, ha ribadito l’attore.

Per il regista è stato, inoltre, decisivo attualizzare il film rispetto ai due classici ai quali cui si rifà:, senza dimenticare le somiglianze con il maestro indiscusso del genere, Sergio Leone: “Per me – ha spiegato Fuqua – è stato molto importante rendere il film contemporaneo anche se la storia originale era i sette samurai. E comunque l’ideale dei samurai permane per tutto il film, appunto la forza e il coraggio. Sergio Leone è il maestro che ha cambiato il western come lo si intendeva in America con tutta la suddivisione tra buono e cattivo. Il suo western era molto più reale”. “Ogni ragazzino – ha proseguito Pratt – ha desiderato essere nel selvaggio West. Sergio Leone era il re dello spaghetti western con quei bellissimi film che ho visto solo negli ultimi cinque anni e recitare in un western e’ un sogno che si realizza”. Denzel Washington ha ricordato: “Mio padre era un predicatore, sono cresciuto vedendo i western ma non è mai stato un mio sogno da ragazzo. Io cerco di portare il mio spirito nei personaggi che interpreto, quindi ciò in cui credo e grazie per riconoscerlo”.

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