L’allarme della Cgil: non meno di 500 ospedali italiani a rischio sismico. Metterli subito in sicurezza

L’allarme della Cgil: non meno di 500 ospedali italiani a rischio sismico. Metterli subito in sicurezza

Gli ospedali in zone a rischio sismico “non sono meno di 500. Si tratta di strutture distribuite in prevalenza lungo l’arco appenninico dell’Italia centrale e soprattutto meridionale: in particolare, Basilicata, Calabria, Campania, e Sicilia”. Lo afferma Stefano Cecconi, responsabile Politiche della salute per la Cgil nazionale, sulla base dei dati contenuti nella relazione conclusiva approvata a gennaio 2013 dalla commissione d’inchiesta del Senato sull’efficienza e l’efficacia del Ssn, che si occupava in un intero capitolo delle “condizioni strutturali degli ospedali collocati in zone a rischio sismico”. “Qual è oggi l’esatta situazione?”, chiede Cecconi alla luce del terremoto che a fine agosto ha spazzato via diversi paesi dell’Italia centrale. “Solo per dirne una – afferma – non è chiaro se sia stata conclusa la verifica, deliberata nel 2003 e curata da Regioni e Protezione civile, per la riduzione del rischio sismico sugli edifici ritenuti ‘strategici’, tra cui evidentemente ci sono gli ospedali. La domanda da porre alle autorità competenti, governo in testa, è semplice: dopo la relazione del 2013 – chiede ancora – sono stati messi in sicurezza gli ospedali italiani e le strutture destinate al ricovero delle persone? Sono stati almeno avviati e finanziati gli interventi? Dopo l’ennesimo, tragico bilancio del terremoto, la risposta è doverosa e non ammette ritardi”.

“Nella valutazione espressa sulla vulnerabilità strutturale, circa il 75% degli edifici (sono 200 quelli verificati) – prosegue l’esponente della Cgil – presenterebbe quello che è definito ‘un indicatore di rischio di stato limite di collasso’: insomma, carenze gravissime. Se si verificasse un terremoto con magnitudo superiore a 7,2-6,3, il 75% degli edifici verificati crollerebbe. Mentre con un terremoto di intensità 6 della scala Richter, come quello che secondo l’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, si è registrato ad Amatrice il 24 agosto, a essere distrutto sarebbe il 60% degli edifici verificati”

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