Jobs act un fallimento: nei primi sei mesi dell’anno assunzioni a tempo indeterminato in calo del 33,7%. I voucher saliti a 85 milioni. Inattuati i “correttivi” apportati dal governo

Jobs act un fallimento: nei primi sei mesi dell’anno assunzioni a tempo indeterminato in calo del 33,7%. I voucher saliti a 85 milioni. Inattuati i “correttivi” apportati dal governo

Un po’ di chiarezza non guasta per quanto riguarda i dati sull’occupazione, sempre ballerini, e guarda caso, anche quando vanno  male, quasi sempre, anche senza quasi, diventano successi per la politica del governo, viste le continue dichiarazioni trionfalistiche del ministro Poletti. Visto anche il “recupero” da parte dell’Istat di dati relativi alla situazione economica, a partire dal Pil. Scopre l’Istituto che nel 2014 il prodotto interno lordo non era al -0, 1% quindi recessione ma un gradino sopra lo zero. Il ridicolo evidentemente non ha limiti. Ormai nella Unione Europa veniamo additati come il Paese che fa polemiche sullo zero virgola. Addrittura richiama dati del passato che non vogliono dire niente.

Dicevamo che un po’ di chiarezza per quanto riguarda i dati statistici era necessaria. Ha provveduto la Fondazione Di Vittorio, Cgil, di cui Rassegna sindacale riporta uno studio sulla occupazione, facendo  notare la continua crescita dei voucher saliti a ben 85 milioni. Venerdì sera il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto correttivo del Jobs act che introduce novità volte a garantire la tracciabilità dei cosiddetti buoni lavoro del valore nominale di 10 euro utilizzati in diversi settori, dal turismo all’agricoltura, per il pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio. Da una prima lettura di quanto  diffuso “la nuova frontiera del precariato”, così definita dal presidente dell’Inps Boeri, non viene intaccata nei punti essenziali. Nel testo non compaiono le modifiche che i sindacati chiedono da tempo sottolineando  la necessità di escludere interi settori dall’utilizzo dei buoni per non alimentare il lavoro nero e di imporre un tetto massimo di ore al loro impiego in azienda, perché le prestazioni pagate con i voucher siano effettivamente residuali.

Diamo di seguito  la sintesi   del  rapporto della Fondazione  Di  Vittorio

Nel settore privato italiano, nei primi sette mesi del 2016, le assunzioni a tempo indeterminato sono state 744 mila, 379 mila in meno (meno 33,7%) rispetto allo stesso periodo del 2015 e inferiori anche rispetto allo stesso periodo del 2014 e 2013. Nello stesso arco temporale, le assunzioni a termine sono state circa 2,1 milioni, ben il 71% dei nuovi rapporti di lavoro, mentre – sul versante del lavoro accessorio – si è registrato l’acquisto di quasi 85 milioni di voucher, con un incremento rilevante rispetto allo stesso periodo del 2015 (61,9 milioni) e del 2014 (35,8).

La Fondazione Giuseppe Di Vittorio ha rielaborato i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps. Per l’istituto di ricerca della Cgil, dunque, “il lavoro precario e instabile si conferma nel 2016 la forma assolutamente predominante di accesso al mercato del lavoro e le nuove attivazioni a tempo indeterminato, inferiori non solo al 2015, ma anche al 2014, dimostrano in maniera evidente che l’elemento prevalente per le scelte delle aziende è stato quello degli incentivi”.

Sempre dallo studio della Fondazione emerge che il saldo occupazionale complessivo (attivazioni/cessazioni) del tempo indeterminato (incluse le trasformazioni che però riguardano rapporti di lavoro già esistenti) resta invece positivo (più 76 mila), anche se fortemente ridotto rispetto al 2015 (più 465 mila) e al 2014 (più 129 mila); nel mese di luglio, comunque, la variazione netta è stata pressoché nulla (pari a sole 87 unità). E tuttavia c’è da segnalare una particolarità: il saldo occupazionale complessivo (attivazioni/cessazioni) del tempo indeterminato relativo ai primi sette mesi del 2016, beneficia dell’andamento delle cessazioni, che sono scese di 37 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2015. Un dato che va quindi interpretato, tenendo soprattutto conto della forte diminuzione delle uscite per pensioni.

La Fondazione Di Vittorio, infine, sottolinea “come la presenza di più fonti statistiche che insistono sugli stessi temi, pur accrescendo il patrimonio informativo, possano provocare un’oggettiva difficoltà nella comprensione delle tendenze in atto, soffermandosi brevemente sulle fonti Inps e Istat, che in ogni caso delineano un quadro evolutivo simile dell’occupazione: arresto della crescita per il tempo indeterminato e aumento per il lavoro a tempo determinato”.

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