Federconsumatori. L’Ape, un disegno assurdo, un paradosso anche dal punto di vista etico. I risvolti dell’operazione “flessibilità in uscita”. Generoso regalo a banche e assicurazioni

Federconsumatori. L’Ape, un disegno assurdo, un paradosso anche dal punto di vista etico. I risvolti dell’operazione “flessibilità in uscita”. Generoso regalo a banche e assicurazioni

Speriamo che i dirigenti dei sindacati che stanno prendendo parte agli incontri con il governo, il ministro Poletti e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, affrontando in particolare la questione “pensioni”, siano riusciti a muoversi all’interno di un ginepraio, a partire dall’Ape, una squallida, non dignitosa, proposta che oltre ad avere costi esorbitanti per i pensionandi che intendono uscire da uno a tre anni prima dell’età pensionabile, ha già suscitato proteste, circolate a piene mani sul web appena se ne sono conosciuti i contorni. Federconsumatori, in una nota molto critica rende noto che in questi giorni sono arrivate alla  associazione “moltissime lamentele e richieste di aiuto da parte dei cittadini, che esprimono forte disappunto per le misure prospettate in relazione alla pensione anticipata”.

Il futuro degli anziani si prospetta come  una condanna ad indebitarsi a vita

“Siamo pienamente d’accordo – prosegue la nota – con il principio di consentire la più ampia possibilità di scelta ai cittadini su quale sarà il loro futuro, ma non quando tal futuro si prospetta come una condanna ad indebitarsi a vita”. Ancora: “Imporre un mutuo ventennale a una persona alle soglie dell’età di pensionamento, ormai molto avanzata, è a nostro avviso un paradosso improponibile, anche da un punto di vista etico. Al di là dell’assurdità di tale disegno, vi sono anche forti controindicazioni a livello pratico ed economico. Dopo aver lavorato una vita, l’aspirante pensionato dovrebbe infatti rinunciare ad una cospicua fetta della propria pensione (che potrebbe essere decurtata anche del 15-20%), pur di risparmiarsi fino a 3 anni e 7 mesi di lavoro”. Conclude la nota di Federconsumatori: “L’aspetto peggiore è quello relativo ai risvolti, che qualcuno non dice, di tale operazione. Dietro alla concessione di tali forme creditizie si nasconde, infatti, l’ennesimo e generoso regalo a banche ed assicurazioni: vi saranno infatti onerosi costi assicurativi e ricchi introiti per le banche”.

Gli alti oneri a carico del pensionato producono una discriminazione sociale

Proprio gli alti oneri  a carico del pensionando producono una pesante discriminazione sociale. I pensionati con l’assegno di circa 1200 euro potranno perdere anche più di duecento euro. Per loro sarebbe impossibile lasciare il lavoro tre anni prima. Per le pensioni alte, forse, duecento, anche trecento euro in meno, sono sopportabili, valgono l’uscita anticipata dal lavoro. La discussione che riguarda oltre alla flessibilità in uscita, i lavoratori precoci, i ricongiungimenti di pensioni erogate da diversi enti, i lavori usuranti, i minimi, l’estensione della “quattordicesima”, tanto per citare alcuni titoli dovrebbe chiudersi in un prossimo incontro previsto per il 21 settembre prossimo. Così è previsto dal calendario.

Silenzio del governo sulle risorse che saranno investite. Tagli con la legge di stabilità

Ma Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha posto un interrogativo grande come una casa e non di poco conto: quante sono le risorse che il governo mette a disposizione. Perché se non si conoscono i numeri non si capisce bene quali soluzioni dare ai problemi in discussione, perché tutti hanno un costo. Ma il problema sembra non esistere per Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl che ha “intimato” il 21 si chiude, trovando appoggio nella Uil. Già in partenza, anche se non ufficialmente circolavano voci che parlavano di un miliardo e mezzo. Neppure come antipasto sarebbero stati sufficienti. Ora lo stesso ministro Padoan ha annunciato che le stime previste per la legge di stabilità andranno ribassate. Abbiamo ascoltato l’intervista di un sottosegretario molto ciarliero il quale partendo appunto  dalla legge di stabilità che deve rivedere i conti affermava che i “precoci” sono tanti per cui sarebbe stato difficile un intervento. Così per i ricongiungimenti. Insomma siamo ancora in presenza di posizioni distanti.  Non solo: la proposta “regina” degli incontri, l’Ape, in questo caso non regina, ha già suscitato proteste di cui i sindacati  saranno senz’altro a conoscenza ma è piena di incognite. I talk show televisivi che hanno ripreso a circolare dopo la pausa estiva cercano di spiegare come funzionerà l’Ape. Non per colpa dei conduttori  ma di chi ha messo  sul  tappeto una vera mostruosità dal punto di vista economico, sociale, del rispetto dovuto a chi ha lavorato una vita, le trasmissioni hanno reso ancora  più intricato il ginepraio. Una sola cosa si è compresa: i costi  cui dovrà far fronte chi chiede l’uscita anticipata sono superiori a quanto  annunciato dal Nannicini. La restituzione del prestito è gravata, oltre gli interessi, di oneri che saranno a carico del pensionato che porteranno le decurtazioni anche al 20%. Poi c’è il trucco, di cui poco si è parlato, anzi si è nascosto. Perché ad andare in pensione tre anni prima del dovuto si perdono tre anni di contributi. Che non è poco. Ma su questo si fa silenzio. Un silenzio stampa  sulla pelle degli anziani.

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