Congresso radicale. Tutti i nodi giungono al pettine, il confronto-scontro è tra due visioni. Improbabile un compromesso finale

Congresso radicale. Tutti i nodi giungono al pettine, il confronto-scontro è tra due visioni. Improbabile un compromesso finale

L’affluenza sorprende anche i più ottimisti. Nessuno dava per scontato che fin dal primo giorno sarebbero arrivati oltre la metà dei circa seicento iscritti al Partito Radicale. Un Partito obiettivamente indebolito, che ancora si deve riprendere dalla perdita del suo leader: che Marco Pannella fosse giunto alle sue ultime battute lo si sapeva dall’inizio di questo 2016; ma anche se tutti erano consapevoli che Pannella ogni giorno strappava la vita con le unghie e i denti, la sua morte ha comunque lasciato un vuoto grande come un Gran Canyon; e nessuno di illude che qualcuno possa sostituire la sua leadership, e colmarlo, questo vuoto. Forse per elaborare insieme il “lutto”; forse per una voglia comunque di non mollare, e di continuare a corrispondere al lascito politico e morale lasciato da Pannella, fatto è fin dal primo pomeriggio si forma una lunga coda di militanti che, pur oppressi dall’afa pazientemente espletano le pratiche per poter accedere nel salone messo a disposizione del carcere romano di Rebibbia, dove si svolge il 40esimo congresso  straordinario del Partito Radicale.

Luogo scelto non a caso: è una sorta di omaggio a Pannella, che era solito trascorrere Natali, Capodanni, Pasque e Ferragosti in carcere, con quella che amava definire la “comunità” penitenziaria: detenuti, agenti di custodia, personale volontario; e molti i detenuti che hanno ottenuto il permesso di assistere ai lavori. Tanta gente, al punto che viene approntata una seconda sala, all’interno della vicina cappella, con il pieno consenso del cappellano del carcere, che ricorda le tante “visite” e occasioni di dialogo con il leader radicale: “Uno dei pochi politici che costantemente veniva a visitare i carcerati e che i carcerati ‘sentivano’ come uno di loro”. Un uomo di fede, un sarcerdote che parla con toni ammirati di un anticlericale dichiarato e non si sottrae quando lo chiamano al palco per un salute, dicendosi lui per primo sorpreso, ma non tanto, di trovarsi lì. “Un tempo sarebbe stato più ‘normale’ che mi fossi trovato a un congesso della Democrazia Cristiana”, scherzo. In effetti fa una certa impressione ascoltare il ministro della Giustizia Andrea Orlando tributare un riconoscimento non formale all’impegno dei radicali per i temi legati alla Giustizia, dirsi contrario all’abolizione dell’ergastolo ostativo, e poi subito dopo ecco che sul podio salgono il responsabile del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e il direttore del carcere di Rebibbia che si dicono favorevoli alla loro abolizione. Succede anche questo, quando si tratta dei radicali.

Per quel che riguarda il dibattito interno, e cioé cosa faranno i radicali “orfani” di Pannella, come e con chi, bisogna attendere le prossime ore, il dipanarsi del dibattito che assumerà per forza di cose toni accesi. Il tesoriere Maurizio Turco, nella sua lunga e articolata relazione, ripercorre cinque anni di storia radicale, e non fa sconti a nessuno. L’indice è puntato su quel gruppo di dirigenti delle varie associazioni radicali (i Marco Cappato, i Riccaro Magi, i Valerio Federico, i Nicolò Figà Talamanca) che fanno capo idealmente a Emma Bonino, fautori di una “linea” più morbida, accomodante, di possibile apertura di credito nei confronti del Partito Democratico; comunque più attenti e sensibili a scadenze politiche tradizionali, come elezioni, amministrative o politiche che siano. Dall’altra il gruppo che si richiama più fedelmente al messaggio, al “dire” e al “fare” di Pannella: impegno per la giustizia, e per l’ultima frontiera indicata da leader radicale: quella per il diritto umano e civile alla conoscenza. Turco scopre le sue carte, accolto da numerosi e scroscianti applausi da parte del congresso, che evidentemente mostra in questo modo di apprezzarne analisi e proposte politiche. Del resto, è evidente che il partito è ancora a forte impronta pannelliana, e chiede “solo” un momento e un luogo dove ritrovarsi e collettivamente riprendersi dallo stordimento provocato dalla morte di Pannella. Nelle prossime ore il quadro sarà più chiaro: quando prenderanno la parola e si confronteranno i big del partito: Sergio d’Elia, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Elisabette Zamparutti, Matteo Angioli, Marco Beltrandi da una parte; Cappato, Magi, Federico dall’altra. Ed Emma Bonino? Per il momento, silenzio. Il giorno di apertura ha “disertato” i lavori per visite mediche. Se verrà sarà comunque accolta da una platea più fredda di altre volte. Il suo “distacco” dalla quotidianità del partito è fatto di cui da tempo si è preso atto. Anche altri leader storici come Gianfranco Spadaccia, Lorenzo Strik-Lievers, Roberto Cicciomessere, mieteranno la loro razione di applausi; ma non saranno loro a intaccare equilibri e schieramenti ormai consolidati e contrapposti.

Le prime avvisaglie si sono viste nelle prime votazioni di carattere procedurale. Una decina di emendamenti relativi all’ordine dei lavori e la composizione della presidenza, presentati dalla component che si contrappone ai convocatori del Congresso, sono stati tutti respinti con larga maggioranza. Ma questi voti se pur indicativi, possono essere smentiti e ribaltati tra qualche ora: l’imprevedibilità dei radicali è nota, nei congressi radicali nulla è scontato, definitivo. Difficilmente però si assisterà a un compromesso in extremis tra le due anime; nulla vieta una convivenza, da “separati in casa”, anche se appare ardua, quasi impossibile: il ruolo equilibratore di Pannella, capace di far quadrare i cerchi, è venuto meno. Comunque, chiunque conquisterà la proverbiale bicicletta, dovrà poi pedalare, sudare tante camicie. Con il macigno di un milione di euro sul groppone non sarà facile “governare il mondo radicale. Una sorta di “missione impossibile”…

Share

Leave a Reply