Mattarella e Bergoglio. Parole di pace, fratellanza, di unità nei saluti al Meeting di Cl. Ma con i dibattiti entrano in campo “i poteri forti”. Grande spot per il governo

Mattarella e Bergoglio. Parole di pace, fratellanza, di unità nei saluti al Meeting di Cl. Ma con i dibattiti entrano in campo “i poteri forti”. Grande spot per il governo

Tenere la rotta quando tira il libeccio, il vento che soffia più forte di tutti gli altri, non è facile. La barca rischia di andare alla deriva, di rovesciarsi. È questa l’immagine dell’Italia di oggi alle prese con una crisi che non è possibile nascondere, crisi non solo economica. Una crisi di identità, con la politica che non riesce più a parlare alle persone, ai giovani in particolare, che ignora la parola confronto  e la sostituisce con divisione. In questi anni il governo del Paese ha fatto di tutto per dividere, Renzi ne porta la responsabilità. Quando ha cominciato ad usare la parola “gufi” per definire chi non la pensa come lui ha aperto un varco dal quale può passare di tutto. Ora ci attendono mesi in cui tutta l’attenzione del premier è volta al referendum costituzionale. Certo, ha recitato il mea culpa quando ha ammesso di aver sbagliato a personalizzare l’evento. Ma, come il pianto del coccodrillo dopo aver azzannato e divorato una persona, fino al giorno del voto, che non si sa quando avverrà, il referendum sarà l’argomento principe che dominerà l’autunno e i primi freddi invernali.

Il confronto con l’altro, il valore della diversità, non ci difenderemo con muri alzati verso l’esterno

Mattarella, che ha inaugurato la mostra fotografica sulla storia della Repubblica, e papa Francesco nel saluto inviato al Meeting hanno dato grande respiro allo slogan che guida la manifestazione di Cl: “Tu sei un bene per me”. Il confronto con l’altro, il valore della diversità, il gusto di conoscere il mondo, il bisogno di aprirsi, di conoscere l’altro, il migrante, richiamano l’immagine di Omran, il bambino di 5 anni tratto in salvo dopo bombardamento ad Aleppo. Una immagine che non dobbiamo dimenticare ma deve guidarci nel cammino per affrontare il problema dell’immigrazione. Dice il Presidente della Repubblica: “Ci vuole umanità verso chi è perseguitato, accoglienza per chi ha bisogno e, insieme, sicurezza di rispetto delle leggi da parte di chi arriva. Occorre severità massima nei confronti di chi si approfitta di esseri umani in difficoltà, cooperazione con i Paesi di provenienza e di transito. Ci vuole intelligenza e visione per battere chi vuole la guerra”. Alle paure che riguardano l’arrivo dei profughi si uniscono le paure dei ragazzi per il futuro. “L’attitudine dei giovani a diventare protagonisti della propria storia costituisce l’energia vitale di un Paese. Questa spinta vale più di qualunque indice economico o di borsa. Senza farci vincere dalle paure. Dalle paure antiche e da quelle inedite. Attenti – ammonisce Mattarella – a non cadere nell’errore di ritenere nuove false soluzioni già vissute e fallite nel breve Novecento. Non ci difenderemo alzando muri verso l’esterno, o creando barriere divisorie al nostro interno”. Ancora: “È illusorio pensare che la soluzione sia un cartello con su scritto ‘vietato l’ingresso’. Bisogna governare il fenomeno con serietà e senso di responsabilità anche se nessuno si augura che avvengano spostamenti migratori sempre più imponenti. Ma può succedere”. La soluzione va cercata nell’ambito europeo. Anche perché “senza Europa nessun paese può pensare di farcela”. Al contrario. Il Capo dello Stato spiega che “tante nuove diseguaglianze stanno emergendo. Spesso sono proprio i giovani a pagarne il prezzo più alto. Occorre ricominciare a costruire ponti e percorsi di coesione e sviluppo. Occorre rendersi conto che vi è un destino da condividere. Stiamo parlando di condivisione dei benefici e delle responsabilità; e anche delle difficoltà. Condivisione dei diritti e dei doveri. Della memoria del nostro popolo e del suo sguardo verso il futuro”.

Volgare attacco di Salvini al Capo dello Stato, “complice di sfruttatori e schiavisti”

Parole che fanno andare in bestia Matteo Salvini, leader della Lega: “Mattarella – attacca, usando il linguaggio impregnato di violenza che gli è abituale – anche oggi predica accoglienza, invita a costruire ponti, dice che non si può ‘vietare l’ingresso agli immigrati’. Buono? No – prosegue – complice di scafisti, sfruttatori e schiavisti”. Alla violenza di Salvini  arriva una risposta indiretta da parte di papa Francesco nel messaggio di saluto al Meeting: “L’individualismo – scrive – allontana dalle persone, ne coglie soprattutto i limiti e i difetti, indebolendo il desiderio e la capacità di una convivenza in cui ciascuno possa essere libero e felice in compagnia degli altri con la ricchezza delle loro diversità. Troppe volte – prosegue – si cede alla tentazione di chiudersi nell’orizzonte ristretto dei propri interessi, così che gli altri diventano qualcosa di superfluo, o peggio ancora un fastidio, un ostacolo”.

Di fronte alle minacce alla pace, alla sicurezza, nessuno  si salva da solo

Poi un severo ammonimento: “Di fronte alle minacce alla pace e alla sicurezza dei popoli e delle nazioni – afferma Bergoglio -, siamo chiamati a prendere coscienza che è innanzitutto un’insicurezza esistenziale che ci fa avere paura dell’altro, come se fosse un nostro antagonista che ci toglie spazio vitale e oltrepassa i confini che ci siamo costruiti. Di fronte al cambiamento d’epoca in cui tutti siamo coinvolti, chi può pensare di salvarsi da solo e con le proprie forze? È la presunzione che sta all’origine di ogni conflitto tra gli uomini. Tanti sconvolgimenti di cui spesso ci sentiamo testimoni impotenti sono, in realtà, un invito misterioso a ritrovare i fondamenti della comunione tra gli uomini per un nuovo inizio. C’è una parola – sottolinea il Papa – che non dobbiamo mai stancarci di ripetere e soprattutto di testimoniare: dialogo. Scopriremo che aprirci agli altri non impoverisce il nostro sguardo, ma ci rende più ricchi perché ci fa riconoscere la verità dell’altro, l’importanza della sua esperienza”.

Il Capo dello Stato: “La Repubblica nasce da un confronto che diventa forza unitaria”

Molto attesa, dai media in particolare, da Renzi con qualche apprensione ed anche dai promotori del Meeting che hanno invitato, insieme a cinque ministri, Boschi in testa, una quarantina di personalità del mondo della politica, della finanza, Confindustria e le altre associazioni del mondo imprenditoriale. Quasi tutti pronti a fare propaganda per il “sì” al referendum. Si contano sulle dita di una mano coloro che hanno dichiarato di votare “no”. Insomma un bel regalo a Renzi Matteo. Il Presidente della Repubblica, ovviamente, non si è pronunciato ma ha inviato, di fatto, un messaggio non troppo conciliante con le posizioni guerresche espresse da  Renzi che punta allo scontro. Meglio di ogni commento le parole pronunciate da Mattarella: “La Repubblica è nata da un referendum, e dunque da un confronto democratico. La divisione degli orientamenti, però, è stata tradotta in una straordinaria forza unitaria, merito dei nostri padri e delle nostre madri – ha  affermato il Presidente della Repubblica – merito delle forze politiche e delle classi dirigenti democratiche che hanno saputo capire ciò che li univa. Gli inevitabili contrasti che animano la dialettica democratica non devono farci dimenticare che i momenti di unità sono decisivi nella vita di una nazione. E che talvolta sono anche doverosi. È un grande merito saperli riconoscere.

“Un Paese che non sa trovare unità diventa più debole. La politica non al servizio di se stessi”

Un Paese che non sa trovare occasioni di unità, diventa più debole”. Mattarella prosegue: “Le democrazie hanno sempre bisogno di essere aperte allo spirito del tempo, di inverarsi nelle diverse condizioni della storia, di accogliere nelle loro istituzioni le innovazioni e le forze vive, di aggiornarsi per rappresentare sempre meglio le istanze popolari e, insieme, per rispondere con efficacia alle domande nuove di cittadinanza che la società pone alle istituzioni”. Già il giorno prima Mattarella, nel discorso tenuto a Trento  ricordando  Alcide De Gasperi, aveva parlato di “pazienza della democrazia” che deve essere “operante nel popolo” e non può “essere ridotta ad un regime di  istituti solo formali”. Ricorda che lo statista trentino nel dare avvio alla Repubblica aveva usato la bella formula, “una Repubblica di tutti che si lega all’idea di far politica non al servizio di se stessi”. A qualcuno fischieranno le orecchie. Non c’è bisogno di dire chi.

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