A piccoli passi e grandi polemiche verso il ballottaggio per il Campidoglio. Alta tensione tra M5S e Pd

A piccoli passi e grandi polemiche verso il ballottaggio per il Campidoglio. Alta tensione tra M5S e Pd
Verso il primo fine settimana post elettorale e la tensione tra i due candidati sindaci inizia a salire, anche se il livello di scontro al fulmicotone si registra più sul livello nazionale, con Grillo ed Orfini che finiscono quasi alle mani, che nella Capitale, dove i due candidati Sindaci, riescono, in queste ore, a tenere un livello di polemica estremamente basso e privo di insulti. Probabilmente, nei prossimi giorni che ci separano dall’apertura dei seggi, non tutto resterà come in queste ore, ma oltre che la Raggi e Giachetti, anche gli altri, ormai ex candidati ed oggi comprimari della partita elettorale, porteranno il loro contributo di proposta e naturalmente di polemica. Al netto di possibili intese, chi ha già fatto sapere dove finirà quel che resta del suo consenso (10% e spiccioli) è Marchini, che pur senza esprimersi con convinzione per Giachetti, ha fatto capire bene, molto bene, quale sarà la sua scelta nella cabina elettorale. E’ chiaro che l’ingegnere vuole restare in partita e l’unica maniera possibile è quella di salire sul carro, seppur traballante del Pd e dei suoi alleati civici, radicali e verdi. Chi invece ha già scelto è Silvio Berlusconi, ricoverato in ospedale per accertamenti a Milano, dovrebbe essere dimesso nella giornata di venerdì, volare a Roma e inserire nella cabina elettorale una equidistante scheda bianca. Se Salvini, sia a Roma che a Torino ha scelto l’endorsement per i candidati 5Stelle, ancora non è chiara l’intenzione della Meloni, che sicuramente, secondo le ultime notizie raccolte, ha intenzione di dare ai suoi militanti ed elettori, libertà di coscienza nel voto. Incerto il fronte di Sinistra Democratica e Sel. Se Fassina ha tutta l’intenzione di votare scheda bianca, una parte consistente di Sel, quella che incarna il cosiddetto ‘Laboratorio Roma’ delle precedenti Giunte di centrosinistra e l’attuale che governa la Regione Lazio , sarà con Giachetti, assicurando al candidato del Pd, una parte dei consensi che non aveva ricevuto al primo turno. Ma andiamo a leggere le dichiarazioni dei due contendenti, a partire da quelle della Raggi, che inciampa, e non poco, in due questioni che potrebbero rivelarsi penalizzanti in termini di voti: le Olimpiadi e lo Stadio della Roma. La Raggi però parte da lontano per cercare di giustificare le sue posizioni, muove all’attacco non del suo avversario romano, ma al Presidente del Consiglio:
Raggi contro Renzi, mette, per ora, nel cassetto le Olimpiadi e anche lo Stadio della Roma
“Noi siamo al 36% e il Pd al 17%. Questo dato dovrebbe far riflettere il premier”. A dirlo è Virginia Raggi, candidata del Movimento 5 Stelle a sindaco di Roma, in un’intervista in onda ad Agorà (Raitre). In vista del ballottaggio di domenica 19 giugno, Raggi ha precisato che non andrà a “prendere i voti” mancanti, per superare la soglia del 50 per cento. “Noi, invece, continueremo a proporre un programma di governo serio, con soluzioni importanti per la mobilità, la gestione dei rifiuti, il taglio degli sprechi”. Una battuta anche sulla composizione della giunta comunale, in caso di vittoria: “La presenteremo in blocco la settimana prossima”. Sui nomi circolati sui giornali in questi giorni, infine, ha commentato: “Non li confermo né li smentisco”.
La candidata pentastellata pensa, giustamente, all’ordinario, sempre che riesca a governare anche quello
Olimpiadi a Roma nel 2024? Senza escludere l’ipotesi di un referendum, Raggi  ha detto: “Oggi occorre pensare all’ordinario: i trasporti, i rifiuti, le scuole e gli impianti sportivi comunali che cadono a pezzi. Poi si potrà pensare allo straordinario come le Olimpiadi. In tre mesi di campagna elettorale ho girato tanto per Roma e non c’è mai stato un romano che mi abbia chiesto quale sia la mia idea sulle Olimpiadi”. Nel caso si farà un referendum? “Questo lo valuteremo”. Sempre in tema di sport ha aggiunto: “Lo stadio della Roma è un progetto molto importante, così come sarebbe auspicabile uno stadio della Lazio. Purché rispettino i limiti di legge”. Risposte generiche, che non entrano nel merito dei problemi, probabilmente saranno altri a togliere le castagne dal fuoco dell’eminente avvocato e candidato alla poltrona più alta del Colle Capitolino. Quello che è certo è che sulla questione degli impianti sportivi la Raggi è stata fulminata sulla via di Damasco, visto che da sempre si è espressa criticamente sia sulle Olimpiadi che sullo Stadio della Roma.
 
Giachetti, le Olimpiadi, lo Stadio della Roma e la Metro C
 
E Giachetti, nel suo confronto a distanza con la candidata grillina, parte proprio dallo Stadio della Roma, per sferrare il primo attacco. Elettoralmente non poteva perdere una occasione così ghiotta e ripercorre, puntualmente quanto detto dalla sua avversaria nei mesi scorsi e quando era Consigliera nell’Aula Giulio Cesare: “Oggi Virginia Raggi si dice favorevole allo Stadio della Roma, dopo che due mesi fa ha detto che era contraria. Addirittura aveva detto che se eletta avrebbe revocato la delibera di pubblica utilità con cui si era pronunciato il Comune. Il problema è che lo devono capire i romani: quale credibilità ha una persona del genere, che due mesi fa diceva l’opposto di quel che dice oggi? Sapendo che poi il M5S aveva votato contro in Consiglio Comunale?”. Così il candidato a sindaco del centrosinistra Roberto Giachetti all’Aria Che Tira. “Io sono a favore della metro C e del completamento fino all’Olimpico, Raggi è contraria”, ha aggiunto Giachetti che ha annunciato che il ministro Madia ha trovato una soluzione, dopo mesi, “per le precarie della scuola e il salario accessorio”.
 
Giachetti: “Non credo nei miracoli e non mi accontento di arrivare al 49,9%. O si vince o si perde”.
 
Poi sulla volata finale che porterà al voto di domenica 19 giugno, Giachetti ha delle idee, ma riconosce anche il vantaggio dell’avvocatessa a 5Stelle: “Io so che il mio compito è quello di riconquistare la fiducia dei romani, quattro mesi probabilmente neanche nel centro storico ci sarebbero state le preferenze che abbiamo visto domenica. E anche nelle periferie la situazione sarebbe stata diversa. Abbiamo fatto un grande lavoro, abbiamo ottenuto un grande risultato, siamo riusciti a fare quello che si fa in questi casi: azzerare tutto. Adesso si deve riandare a parlare con i romani e poi verificheremo se sono più convinti di quello che dico io o di quello che dicono gli altri. Io sono laico – conclude il Vicepresidente della Camera – e non credo nei miracoli, ma non mi accontento di arrivare a una lunghezza. Anche se arrivassi al 49,9% direi di aver perso, è questa la bellezza del ballottaggio: o si vince o si perde”.
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