La “dolce” crisi della Linke. È iniziato il congresso federale della sinistra tedesca, tra polemiche con la “vecchia guardia” e torte in faccia

La “dolce” crisi della Linke. È iniziato il congresso federale della sinistra tedesca, tra polemiche con la “vecchia guardia” e torte in faccia

Dal nostro corrispondente a Berlino.

Un attivista antifascista ha lanciato una torta in faccia a Sahra Wagenknecht, segretaria della Linke, durante il congresso del partito appena inaugurato a Magdeburg. Un gesto goliardico duramente condannato dai delegati, ma anche il sintomo di una sinistra in cerca di una nuova identità.

Al congresso federale della Linke a Magdeburg stava sul podio degli oratori Bernd Riexinger, intento a pronunciare un discorso infuocato contro la minaccia dell’estrema destra incarnata dalla AfD. Un giovane attivista del gruppo Antifaschistische Initiative “Torten für Menschenfeinde” (Iniziativa antifascista “torte per i misantropi”) si è rapidamente avvicinato alle prime file dei delegati, dove appunto si trovava Sahra Wagenknecht, scagliando contro di lei una grande torta – apparentemente a base di ciliege e cioccolato – che l’ha colpita in pieno volto. Wagenknecht non è la prima rappresentante del mondo politico a essere vittima di un attacco a base di torta: a febbraio era toccato a Beatrix von Storch, rappresentante dell’AfD, colpita a Kassel da un uomo vestito da clown.

Accuse alla nuova segreteria del partito

Le ragioni dell’azione contro Sahra Wagenknecht sono state esposte in un volantino. La segretaria del partito è accusata di essersi espressa in favore di un possibile dialogo con il movimento anti-islamico Pegida, nonché di aver sostenuto una limitazione nelle politiche d’asilo per i rifugiati, affermando come la Germania non possa accogliere tutti indiscriminatamente. Come ha ribadito anche Katja Kipping – altra figura di spicco della Linke – l’attacco a Wagenknecht non è stato solo contro la sua persona, ma contro l’intero partito. Nello stesso volantino di “rivendicazione” gli attivisti hanno infatti chiamato in causa anche Oskar Lafontaine – leader storico della sinistra tedesca e marito di Wagenknecht – colpevole di aver sostenuto la difesa dei lavoratori tedeschi contro la concorrenza della manodopera straniera.

Più in generale, la Linke è accusata di essere un partito di protesta al pari della AfD, condividendo il medesimo bacino elettorale con il partito di estrema destra. Nello specifico si accusa la Linke di sostenere implicitamente un ritorno alla “limitatezza nazionale” – la citazione proviene direttamente da Marx – facendo leva tanto sulle paure di perdita di omogeneità culturale quanto sul risentimento contro gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Gysi: la Linke un partito “scipito e moscio”

La reazione del partito è stata unanime: l’attacco a Wagenknecht è stato condannato come un atto violento, degno di un “asociale”, oltretutto aggravato da avere come vittima una donna. Un’immediata manifestazione di solidarietà è poi arrivata anche dalla stessa Beatrix von Storch, la quale ha dichiarato che i «lanci di torte a persone con opinioni diverse dalle proprie sono attacchi al cuore della nostra democrazia: osteggiano la libera espressione delle opinioni con la violenza contro le persone». Il pubblico italiano, abituato a ben altre minacce verso i rappresentanti politici e a una maggiore “fisicità” perfino nelle sedute parlamentari, può facilmente sorridere di simili affermazioni. Tuttavia sarebbe errato ridurre questo evento a una semplice goliardata o, alternativamente, al gesto di uno squilibrato buontempone. Si tratta piuttosto del sintomo di una crisi profonda che sta attraversando il partito dell’estrema sinistra tedesca.

Al congresso di Magdeburg c’è infatti un assente illustre. Tra i circa seicento delegati manca infatti Gregor Gysi – segretario del partito fino all’ottobre dell’anno scorso. Nei giorni scorsi Gysi è stato protagonista di una feroce critica alla Linke, in cui ha accusato il proprio partito di essere diventato «scipito e moscio» incapace, da una parte, di offrirsi agli elettori come una seri forza di governo e, dall’altra, di rappresentare effettivamente un partito di protesta in grado di rivolgersi agli strati più svantaggiati della popolazione. Proprio Sahra Wagenknecht aveva difeso il nome del partito contro le critiche di Gysi, accusando quest’ultimo di eccessivo presenzialismo mediatico e rigettando ogni prospettiva di convergenza con la SPD per sviluppare un’alternativa all’egemonia merkeliana.

Perdita in consensi in favore dei Grünen e dell’AfD

I malumori all’interno della Linke – sia che si manifestino nei giudizi di Gysi o nelle torte in faccia – hanno tuttavia una base reale e immediata. I recenti risultati elettorali hanno infatti dimostrato un crollo della sinistra in ogni Land. Particolarmente allarmanti sono inoltre i dati che indicano un sostanziale passaggio di voti dalla Linke all’AfD. Si calcola infatti che circa il 30% dei passati elettori della Linke in Sachsen-Anhalt abbiano votato, alle ultime consultazioni, il partito di estrema destra. Inoltre, secondo i diversi sondaggi, la Linke viene data al 9% sul livello federale, sorpassata sia dai Grünen (14%) sia dalla AfD (12%). In altre parole, quella che oggi è la terza forza politica del paese e la prima dell’opposizione minaccia di diventare, con le prossime elezioni, il fanalino di coda del panorama partitico, davanti soltanto ai liberali della FPD.

Il segnale politico è abbastanza chiaro. La Linke sta perdendo consensi sia tra la borghesia liberale – in favore dei verdi – sia tra le fasce sociali meno abbienti – a vantaggio dei populisti di destra. Si tratta senza dubbio di un fenomeno che travalica i confini nazionali tedeschi e, anzi, è bene ricordare che la Linke rappresentava un’eccezione nel contesto politico europeo. Quella che era l’unica forza di sinistra – assieme a Syriza – ancora “in salute” del Vecchio continente, capace di registrare un continuo trend positivo mentre nel resto d’Europa i partiti affini si riducevano ai minimi termini o, addirittura, scomparivano, si trova adesso di fronte a una possibile marginalizzazione, i cui effetti possono essere particolarmente visibili negli ex-Länder orientali, dove la Linke era uno dei principali attori politici.

Sintomi e conseguenze

La torta in faccia a Sahra Wagenknecht non è certo un buon auspicio per la nuova leadership, così come non lo sono le polemiche con la “vecchia guardia” incarnata da Gregor Gysi. Le stesse smodate reazioni all’interno del partito davanti all’attacco di oggi – tutto sommato innocuo – mostrano più un alto grado di nervosismo che un’effettiva coesione dei ranghi. Se vuole evitare il destino delle controparti europee, la sinistra tedesca deve ritrovare il proprio ruolo nel più breve tempo possibile e, soprattutto, mentre possiede ancora i numeri elettorali per rendere effettivo un qualsiasi cambio di rotta.

Il pericolo, come spesso accade, riposa proprio in seno del partito stesso, quando l’erosione del consenso e l’avvicendarsi di una nuova generazione alla segreteria rischiano di alimentare scontri e faide interne. Tuttavia possiamo anche confidare che pure i peggiori sintomi possano essere interpretati semplicemente come la reazione di un corpo sano alla malattia, ovvero come un appello al ripensare la funzione del partito negli specifici problemi della nostra epoca. Non ne va soltanto della sinistra tedesca ma, quantomeno, anche di quella europea.

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