Il Verde Van der Bellen vince le presidenziali in Austria col 50,3%. Scongiurata la valanga di estrema destra di Hofer. Chi è l’eletto

Il Verde Van der Bellen vince le presidenziali in Austria col 50,3%. Scongiurata la valanga di estrema destra di Hofer. Chi è l’eletto

Il pericolo di un’affermazione della destra estrema alle elezioni presidenziali in Austria è scampato. La conferma ufficiale della vittoria di Alexander Van der Bellen, candidato dei Grunen, i Verdi austriaci, è giunta verso le ore 17 dal Ministero degli Interni che ha fornito anche i dati dopo lo spoglio delle 790mila schede giunte per corrispondenza: il candidato dei Verdi ha vinto col 50,3% e uno scarto di poco più di 31mila voti. Tanto è bastato per vincere una competizione che si annunciava alla vigilia del secondo turno difficile e complicata, dal momento che la differenza tra Hofer e Van der Bellen era stata il 24 aprile, al termine del primo turno, del 14%, con il 35% conquistato dalla estrema destra e il 21% dai Verdi.

Il candidato di estrema destra Hofer ha pubblicato sulla sua pagina Facebook l’ammissione della sconfitta e ha ringraziato i suoi sostenitori. “Avrei voluto vegliare sul nostro magnifico paese per voi”, ha scritto Hofer, “da presidente. Vi resterò fedele. Continuerò ad operare per un avvenire migliore per l’Austria. Non scoraggiatevi. L’impegno profuso in questa campagna elettorale non andrà perduto, è un investimento per il futuro”.

Chi è Alexander Van der Bellen, neo presidente della Repubblica austriaca

Il neoeletto presidente della Repubblica austriaca è un ex professore tirolese di Economia di 72 anni, alto e austero, amante della Letteratura russa del XIX secolo. Il suo patronimico è di origini olandesi: la famiglia Van der Bellen, protestante si trasferì in Russia nel XVIII secolo, per poi fuggire verso l’Estonia nel 1917. La famiglia continua a fuggire, e nel 1944, quando Alexander nasce, è in Germania, da dove fuggirà ancora verso le valli più tranquille del Tirolo, che diventano la sua “Heimat”, la sua patria. Perciò, al di là del suo nome e delle sue origini, Van der Bellen si riconosce come cittadino austriaco e come tale ha costruito la sua campagna elettorale, pur sapendo che i suoi avversari avrebbero di certo speculato, soprattutto quelli della destra. Anche i cristiano democratici ne hanno fatto oggetto di scherno, giudicandolo “verde fuori e rosso dentro, un socialista”, non sapendo che così avrebbero spinto molti ex socialdemocratici delusi a votare per lui. Tuttavia, la base elettorale dei Verdi lo ha considerato invece un moderato, un economista liberale. Il fatto è che il professor Van der Bellen tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta è stato un attivista e militante del Partito socialdemocratico, per poi approdare nelle fila dei Grunen, dei Verdi, tra le cui fila è stato eletto parlamentare per diciotto anni seguito, fino al 2012.

Si racconta che nel 2008 si presentò quale candidato alternativo alla vicepresidenza della Camera dei deputati, per sbarrare la strada a un personaggio molto controverso della estrema destra austriaca. Ebbene, i deputati gli preferirono un altro candidato, un certo Martin Graf, decisamente ignoto. Per Van der Bellen fu una sconfitta bruciante: finì 109 voti contro 27. La vittoria di lunedì che lo consacra presidente della Repubblica austriaca sono la sua personale rivincita, soprattutto sui socialdemocratici che gli voltarono le spalle.

Gli operai hanno votato per il 70% Hofer

Resta ora il problema della diffusione e del successo del messaggio di estrema destra, che ha battuto socialdemocratici e cristiano democratici, che hanno retto le sorti dell’Austria per quasi 70 anni. Il leader dell’estrema destra, Hofer, ha sedotto, di fatto, per il 54% un elettorato maschile, operaio, con scarsa alfabetizzazione e rurale, mentre Van der Bellen ha ottenuto successo nelle aree urbane e metropolitane, come Vienna o Salisburgo, tra le donne e i giovani (56%). Incredibile resta il dato del voto operaio austriaco: il 76% ha votato per Hofer, a testimonianza che la crisi economica interna combinata con l’irrisolta questione dei migranti sposta il voto operaio verso destra. Un tema, questo, che la sinistra europea farebbe bene ad affrontare, subito.

I poteri del presidente austriaco

Eletto per un mandato di sei anni, il capo dello Stato austriaco gioca tradizionalmente un ruolo protocollare. Dispone però di alcuni poteri legati al regime semipresidenziale.

Nomina il cancelliere ed ha il potere di rigettare l’intero Consiglio dei ministri, senza motivarne la decisione (evento mai prodottosi nella storia democratica austriaca). In alcuni casi, le sue competenze non hanno limitazioni e le sue decisioni non possono essere bloccate dal Parlamento, che può solo sottoporre a un voto di sfiducia il nuovo governo. In virtù di questo potere concesso al presidente, il candidato di estrema destra aveva già annunciato che in caso di vittoria avrebbe nominato un nuovo cancelliere, molto più vicino alle sue posizioni antiarabe e anti immigrati. Avrebbe potuto nominare perfino il capo del suo partito FPO Heinz-Christian Strache alla cancelleria, e scegliere di sciogliere la Camera e anticipare le elezioni, previste nel 2018.

Il presidente della Repubblica austriaca esamina le leggi federali, e vigila della loro conformità alla Costituzione. Può non firmarle, e rinviarle al Parlamento. Vigila e firma i trattati internazionali, e ha il potere di imporre un veto. L’attuale capo dello Stato, Van der Bellen ha già dichiarato che avrebbe esercitato questo potere non firmando il Ttip, il Trattato transatlantico. Infine, il presidente è il capo supremo della Bundesheer, le Forze armate, senza tuttavia avere alcun potere concreto.

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