Friuli, 40 anni dopo il terremoto. Mattarella in visita: “Ammirazione e riconoscenza di tutto il Paese per quel che è stato fatto qui”

Friuli, 40 anni dopo il terremoto. Mattarella in visita: “Ammirazione e riconoscenza di tutto il Paese per quel che è stato fatto qui”

Il Friuli dedica un’intera giornata al ricordo delle 990 anime che le sono state strappate 40 anni fa da un devastante terremoto: un incubo iniziato alle ore 21 del 6 maggio 1976. Il sisma di magnitudo 6.4 della scala Richter sconvolse letteralmente il Friuli, causando morte e distruzione in ogni dove: 18mila case distrutte, 45 i comuni rasi al suolo e più di centomila gli sfollati. Un giorno, quello di oggi, di triste commemorazione e di vicinanza nei confronti dei comuni colpiti, soprattutto i paesini udinesi di Gemona, che subì la perdita di 400 persone, e di Venzone. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, atterrato all’aeroporto di Ronchi dei Legionari (Gorizia) dove è giunto a bordo dell’aereo presidenziale, si è poi recato dapprima in visita alla comunità di Gemona, portando con sé una corona di fiori da deporre nel cimitero.

Il Comune di Gemona, per la forza e il coraggio con i quali ha saputo rialzarsi dai disastri causati dal sisma, è stato insignito della Medaglia d’oro al merito civile, “splendido esempio di dovere civico e d’alto senso del dovere”. “È un giorno di commozione in cui ricordiamo le vittime, il grande dolore – ha affermato Mattarella a Gemona – Non si può cancellare il ricordo delle distruzioni e devastazioni del terremoto”.

Le tappe della giornata di celebrazioni del 40esimo anniversario si snodano lungo un territorio circoscritto, lo stesso che allora venne maggiormente colpito dal terremoto, prevedendo delle soste nei due paesini di Gemona e Venzone, dove il presidente della Repubblica è stato successivamente ricevuto dal sindaco Fabio Di Bernardo.

Mattarella ha esordito salutando la folla in friulano: “Mandi Friul”.

Poi ha affermato solennemente: “Questo è un giorno particolare a 40 anni dal terremoto, un giorno di commozione in cui ricordiamo le vittime. Un giorno in cui si esprime riconoscenza ai soccorritori che vanno ringraziati, e a tutti i friulani che si sono impegnati con coraggio e dignità nella ricostruzione. Un impegno che ha consentito di riportare poi Venzone come Gemona, come tutti i comuni colpiti, nelle condizioni in cui si trovavano prima”.

Ricordando i tanti esempi positivi che vi sono stati tra i membri delle comunità, che si sono distinti per bontà d’animo, generosità e altruismo, sono stati fatti tanti nomi, uno tra tutti quello di Giuseppe Zamberletti della Protezione civile, all’epoca commissario straordinario per la ricostruzione.

“In quei giorni e nei successivi mesi a tutta l’Italia è stato chiaro che la determinazione nell’affrontare i problemi gravi della ricostruzione sono stati frutto della cultura e della mentalità dei friulani. Intorno a loro si sono stretti tanti italiani ma anche stranieri, c’è stata una presenza dello Stato e tanti contributi, ma una grande testimonianza: quello protagonista è stato il contributo dei friulani, come cittadini, Comuni, Regione. La mia presenza si ricollega alla vicinanza dello Stato, ma vuole esprimere soprattutto l’apprezzamento, l’ammirazione e la riconoscenza di tutto il Paese per quel che è stato fatto qui”.

Salutando poi i presenti si è di nuovo espresso in friulano: “Ariviodisi”.

Tra gli altri ospiti, il capogruppo della Camera del Pd, Ettore Rosato e la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.

Al termine del discorso vi è stato poi l’incontro del Capo dello Stato con i genitori di Elisa Valent, una delle sette vittime rimaste coinvolte nell’incidente del bus Erasmus, in Catalogna, avvenuto a marzo. Anna ed Eligio Valent hanno atteso il Presidente al Duomo di Venzone.

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