Carrara. Carlo Morelli, morto sul lavoro nelle cave di marmo. Fillea Cgil: “introdurre subito il reato di omicidio sul lavoro”

Carrara. Carlo Morelli, morto sul lavoro nelle cave di marmo. Fillea Cgil: “introdurre subito il reato di omicidio sul lavoro”

Ancora una volta si piange una morte sul lavoro. Teatro della tragedia è una cava di marmo a Massa. Carlo Morelli, operaio di 61 anni di Marina di Carrara, è rimasto coinvolto nella mattinata del 9 maggio in un incidente nel laboratorio della cooperativa per la quale lavorava, schiacciato da una lastra di marmo che non gli ha lasciato via di scampo. Questo è quanto emerso dalla ricostruzione dei Carabinieri sull’accaduto.

“Carlo Morelli, 61 anni, aveva un rapporto di lavoro interinale con la Coop CO.SE.LUC e la sua esperienza e professionalità  purtroppo non gli sono servite a salvarlo da questa tragica morte”, afferma il segretario nazionale Fillea Cgil Salvatore Lo Balbo, commentando l’ennesima tragedia sul lavoro avvenuta lunedì a Carrara. “La certezza che abbiamo è che a movimentare le lastre bisogna essere in due e che tempi e procedure sono ben codificati. Se il lavoratore non è messo nelle condizioni di rispettarle i rischi aumentano” prosegue Lo Balbo, che illustra le richieste del sindacato “chiediamo alle istituzioni locali, regionale e nazionali di non continuare più con il buonismo che fino ad oggi ha caratterizzato i loro comportamenti. Da subito il governo deve introdurre il reato di omicidio sul lavoro punendo nei casi di accertata violazione i responsabili nella gerarchia aziendale.”

La Fillea ricorda che dal 2010 sono 32 i morti nel comparto dei lapidei “ci vuole più repressione nei confronti degli imprenditori che non rispettano le normative esistenti causando questa drammatica situazione” prosegue Lo Balbo, che chiede “la revoca delle concessioni e delle autorizzazioni laddove si determinano conseguenze negative per i lavoratori.” Alle associazioni dei datori di lavoro da Lo Balbo la richiesta  di “non continuare a giustificare o a coprire comportamenti illeciti da parte di quanti hanno comunque la responsabilità di fare tornare a casa i lavoratori sani e salvi. Non è più possibile sacrificare sull’altare del profitto fine a se stesso la vita di migliaia di lavoratori. Ci aspettiamo che le associazioni datoriali diano segnali inequivocabili sul fronte della legalità  e che espellano dalle loro organizzazioni  quanti si macchiano del sangue dei lavoratori e quanti non provvedono in maniera seria a prevenire infortuni e malattie professionali.” La Fillea “proseguirà  la propria azione sulla strada dell’innovazione e del rinnovamento del settore” conclude Lo Balbo “ponendo la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro come il principale riferimento che deve coniugare sviluppo del settore e dignità  degli oltre 40.000 lavoratori dipendenti.”

Share

Leave a Reply