Val Pusteria, valanga travolge 15 scialpinisti. 6 morti, 5 sono italiani, 8 illesi

Val Pusteria, valanga travolge 15 scialpinisti. 6 morti, 5 sono italiani, 8 illesi

Tragedia sulla neve in Valle Aurina, sulle Alpi Pusteresi in Alto Adige. Ancora non sono del tutto chiare le ragioni della valanga che ha travolto i 15 scialpinisti, avventuratisi alla volta della vetta, ad oltre tremila metri di quota. Insospettabile il pericolo valanghe, poiché gli indici di allerta parlavano di 2 su 5. Le ipotesi parlano di un sovraccarico nevoso, ossia di un distacco della slavina, che avrebbe causato lo scivolamento di uno strato superficiale di neve fresca su un altro più duro sottostante, provocando il travolgimento del gruppo.

6 i morti, tra cui 5 italiani altoatesini e un austriaco, 8 gli estratti illesi dalla neve, tra cui una donna, in stato di choc è stata trasportata con l’elicottero al campo sportivo di Riva di Tures, dove è stato allestito un campo base per facilitare i soccorritori nella spola tra il luogo della tragedia e gli ospedali, e da lì ha ricevuto accoglienza presso un albergo del luogo e supporto psicologico dalla Protezione civile altoatesina. È rimasta invece ferita una donna austriaca, che è stata ricoverata all’ospedale di Brunico, ma non è in gravi condizioni. Non vi sono dunque dispersi, risultano a rapporto tutti i componenti del gruppo. L’arrivo dei soccorritori è stato immediato e ha richiesto l’intervento necessario di tre elicotteri, uno dell’Aiut Alpin Dolomites, uno della Guardia di Finanza ed il Pelikan 1 del 118.

Sono state comunicate dai carabinieri le identità delle vittime italiane e tra loro sembra esserci anche un giovanissimo, Matthias Gruber, un sedicenne del posto, proprio della Valle Aurina. Insieme a quest’ultimo hanno perso la vita Margit Gasser, 32enne di Campo Tures, Christian Kopfsguter, 21enne di Villabassa, Alexander Patrick Rieder, 42enne di Chienes, Bernhard Stoll, 43 anni, di Villabassa e l’austriaco Horst Wallner di 49 anni. Le operazioni di soccorso si sono rivelate oltretutto estremamente difficili, a causa di quel luogo così impervio da raggiungere e dell’impossibilità di rimanere per molto tempo in quota con gli elicotteri, che, dovendo rimanere leggerissimi per motivi di sicurezza, hanno costretto i soccorritori a compiere più viaggi di andata e ritorno. Al campo base si carica a bordo soltanto la quantità necessaria per salire in quota: all’andata vengono portati su i soccorritori e i cani da valanga, mentre al ritorno gli elicotteri vengono caricati con le vittime e con i feriti.

“La zona dove si è staccata la valanga è un grande triangolo, con il vertice rivolto verso la vetta” ha affermato il senatore Hans Berger, esponente della Svp ed esperto alpinista. “Alla base di questo triangolo c’è un grande avvallamento – prosegue – Se una slavina si stacca lassù, per chi si trova più in basso non c’è via di scampo e la neve si può accumulare per metri e metri”.

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