Usa. Primarie: Sanders vince a sorpresa nel Michigan, Clinton si conferma nel Mississippi. Trump prosegue la sua corsa vincente tra i repubblicani

Usa. Primarie: Sanders vince a sorpresa nel Michigan, Clinton si conferma nel Mississippi. Trump prosegue la sua corsa vincente tra i repubblicani

Bernie Sanders è la vera sorpresa del turno di martedì alle primarie democratiche. Si votava in due stati, Michigan e Mississippi, il primo nel Midwest e il secondo nel sud. Sanders, il senatore socialdemocratico del Vermont, ha vinto nel Michigan, uno stato industriale duramente colpito dal declino manifatturiero in cui i democratici sono a forte maggioranza della middle class bianca e liberal. Hillary Clinton si conferma invece nel Mississippi, uno stato in cui le primarie sono state ad ampia maggioranza afroamericana (83% dei voti per l’ex first lady). La vittoria a sorpresa di Sanders nel Michigan, con una distanza di quasi il 3% sulla Clinton, non era stata prevista dai sondaggisti, che invece davano l’affermazione di Hillary Clinton con una ventina di punti di scarto.

“Ciò che è accaduto stanotte”, ha detto Sanders a Miami, “è che la campagna elettorale di Bernie Sanders, la rivoluzione popolare di cui parliamo da tempo, è forte in ogni parte del paese e francamente pensiamo che gli stati dove siamo più forti ci daranno ragione. Voglio ringraziare la gente del Michigan, che ha stravolto i sondaggi, e hanno contraddetto quegli opinionisti che dicevano che Sanders non sarebbe andato da nessuna parte”. Con 130 delegati in gioco, il Michigan è uno degli stati più importanti nella corsa delle primarie democratiche. Tuttavia, l’assegnazione proporzionale dei delegati in Michigan e la vittoria schiacciante nel Mississippi, consentono alla Clinton di avanzare, sia pure di poco, nei confronti di Sanders. Nel Mississippi, la vittoria è stata netta, 86% per Clinton e 13% a Sanders, e ampiamente attesa, data la composizione sociale dei votanti democratici, a forte maggioranza afroamericana.

L’altra sorpresa del Michigan, però, che fa suonare un campanello di allarme nello staff della Clinton, è stato il fatto che gli elettori democratici afroamericani si sono divisi, quasi a metà, segno che Sanders riesce a sfondare negli stati del Midwest e lo farà certamente negli stati delle due coste oceaniche e del nord, proprio nell’elettorato più fedele alla Clinton. Il margine di miglioramento di Sanders è dunque notevole, anche se occorre vedere se farà ancora in tempo a colmare l’enorme gap che lo divide dalla Clinton, soprattutto per effetto dei cosiddetti superdelegati, quelli dell’establishment, che voteranno alla Convenzione di luglio quasi tutti per Clinton. Al netto dei superdelegati, prima di martedì, Clinton era in vantaggio per 673 delegati contro i 477 di Sanders, sui 2383 complessivi. Dopo Michigan e Mississippi, Clinton è a quota 760 e Sanders a 546. Decisivo, a questo punto, sarà il voto del 15 marzo, il secondo supermartedì, quando voteranno Florida, Illinois, Missouri, North Carolina e Ohio, e la posta in palio sarà notevole, con una torta di circa 700 delegati da contendersi.

Nel campo repubblicano si è votato in quattro stati: Hawaii, Idaho, Michigan e Mississippi. Trump ne ha vinti tre, Hawaii, Michigan e Mississippi (vincendo 59 delegati), mentre Ted Cruz ha vinto in Idaho (vincendo complessivamente 44 delegati). Ora, in attesa del supermartedì 15 marzo anche per i repubblicani, la situazione vede Trump in vantaggio con 446 delegati contro i 347 di Cruz. Resta da vedere cosa decideranno Rubio, forte di 151 delegati, e Kasich, con 52 delegati. Se dovessero fare fronte comune con Cruz, il “pericolo Trump”, più volte denunciato da molti esponenti repubblicani potrebbe essere disinnescato.

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