Strage Erasmus, Serena Saracino e Francesca Bonello: oggi in tarda serata il rientro delle salme. Le altre cinque ragazze saranno in Italia giovedì 24 marzo

Strage Erasmus, Serena Saracino e Francesca Bonello: oggi in tarda serata il rientro delle salme. Le altre cinque ragazze saranno in Italia giovedì 24 marzo

Prosegue quest’oggi l’arrivo dei familiari all’obitorio di Tortosa per effettuare i riconoscimenti delle vittime del tragico incidente in Spagna, avvenuto nella mattina del 20 marzo, che ha provocato la morte di 13 studentesse Erasmus. Alcune nell’impatto violento hanno subito gravi trasfigurazioni, tanto da rendere difficile l’identificazione anche per i loro cari. Inoltre la mancanza di documenti di identità tra gli effetti personali delle vittime e l’essersi cambiati di posto nel viaggio di ritorno, rispetto all’andata, non facilita la ricostruzione degli eventi e rende complesse le operazioni. La Generalitat ha predisposto all’Aeroporto di Barcellona un punto di accoglienza per i parenti e i genitori in arrivo degli studenti coinvolti, affinché abbiano informazioni precise e possano ricevere aiuto e sostegno. È stato messo a disposizione anche un albergo a Tarragona, a circa un’ora di auto da Barcellona, dove possono appoggiarsi nella loro permanenza in terra spagnola, supportati dal personale della Farnesina.

Ora, sulla base dei dati ricevuti dalle autorità spagnole e dalla Farnesina, si ha un’idea più precisa dell’entità del disastro e della situazione attuale in cui versano i coinvolti.

Il capo dell’unità di crisi della Farnesina, Claudio Taffuri, ha riferito che gli autobus sui quali i coinvolti viaggiavano erano 5, contando complessivamente oltre 300 persone, italiane e di molte altre nazionalità diverse. Il numero delle vittime è di 13 studentesse, di cui 7 italiane, mentre le altre di varia nazionalità: uzbeca, austriaca, rumena.

Il ministro della Sanità della Catalogna, Toni Comin, comunica che il numero dei ricoverati in ospedale ammonta a 23 persone, di cui 6 sono in condizioni critiche. 7 uomini e 16 donne, tra i 20 e i 34 anni, di 13 nazionalità diverse: Italia, Spagna, Bulgaria, Norvegia, Svezia, Irlanda, Grecia, Germania, Ungheria, Olanda, Turchia, Slovacchia e Regno Unito. L’ambasciatore italiano in Spagna, Stefano Sannino, fornisce in particolare maggiori informazioni sullo stato dei quattro ragazzi italiani feriti: tre ragazze e un ragazzo, ricoverati in Catalogna, negli ospedali di Tortosa, Reus, Tarragona e Barcellona. Affermando che uno di loro si trova “in condizioni più complesse” ma che complessivamente tutti e quattro sono stabili e non sono in pericolo di vita.
In difesa dell’autista che ha provocato l’incidente, accusato di omicidio colposo plurimo, rilascia alcune dichiarazioni Raul Lopez, il figlio del titolare della Autocares Alejandro Tours (l’azienda proprietaria dell’autobus): “Non è vero che l’autista ha avuto un colpo di sonno, probabilmente un infarto. È un professionista, se fosse stato stanco, si sarebbe fermato”.

La vicinanza di Renzi ai familiari e la lettera sui social

Il premier Matteo Renzi è volato nella giornata di ieri in Spagna. Giunto nell’aeroporto di Reus, vicino Tarragona, ha incontrato i familiari delle ragazze morte nell’incidente a Tortosa. Renzi ha poi lasciato il centro di accoglienza delle famiglie delle vittime in compagnia del presidente catalano Carles Puigdemont senza alcuna dichiarazione.

Ha postato in seguito una lettera sui socialnetwork: “Sono andato in Catalogna ad abbracciare i feriti e le famiglie delle vittime, soprattutto ho portato a quei genitori l’affetto e la commozione degli italiani, tutti, tutti insieme, nessuno escluso. Oggi è un giorno difficile da mandare giù. E’ il 21 Marzo, è primavera. come fai a parlare di primavera con le foto di sette ragazze che ti sorridono dalle immagini dei giornali online, ma che in realtà hanno chiuso gli occhi per sempre. Perché la vicenda catalana ci colpisce in modo così profondo? Forse perché sono sette ragazze così sorridenti e piene di vita che ti sembra impossibile pensarle in un obitorio. Forse perché l’Erasmus ha ormai segnato diverse generazioni da toccare praticamente ogni famiglia italiana. E sembra impossibile morire durante l’Erasmus che è un esplosione di vita. Un inno alla vita. Forse perché ci sentiamo comunità molto di più quello che pensiamo. E il dolore di quei genitori non può esserci estraneo, lontano”.

Il rientro in tarda serata in Italia delle salme di Serena Saracino e di Francesca Bonello

Nell’incontro con il premier vi erano anche i genitori di Serena Saracino, tra quei pochi che se l’erano sentita di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. I coniugi Saracino avevano riposto molta speranza nelle promesse del premier di riportare la salma della figlia a casa il prima possibile, addirittura prima di Pasqua. “Con gli altri genitori abbiamo parlato, ci siamo fatti forza a vicenda, si piange insieme”, aggiungono tra le lacrime. È stato infatti possibile: è prevista già per la giornata di oggi, in tarda serata, l’arrivo della salma della loro amata Serena con un aereo militare all’aeroporto di Pisa insieme a quello di un’altra vittima dell’incidente, la genovese Francesca Bonello, i cui funerali si svolgeranno nella giornata del 23 marzo, nella chiesa del Gesù di Genova. I funerali della Saracino invece ancora non sono stati organizzati. La città di Torino ha già annunciato che proclamerà lutto cittadino nel giorno in cui verranno celebrati. Le salme delle altre cinque vittime rientreranno in Italia nella mattinata del 24 marzo.

L’Università di Torino è in lutto per Serena Saracino

Nelle aule a Torino le lezioni di Farmacia, la facoltà cui era iscritta Serena Saracino, si sono fermate in segno di lutto. Come spiega il presidente del corso di laurea Emilio Carbone: “Molti ragazzi mi hanno scritto per raccontarmi il loro choc e abbiamo pensato che fosse giusto sospendere i corsi in segno di rispetto di Serena e per permettere ai suoi compagni di affrontare questa tragedia”. Come deciso ieri dal rettore Gianmaria Ajani, oggi in segno di cordoglio nelle diverse sedi dell’Università di Torino le bandiere sono state abbassate a mezz’asta, invitando l’intera comunità accademica a stringersi attorno alla famiglia.

Anche i genitori di Annalisa Riba, studentessa torinese rimasta ferita nello schianto e attualmente ricoverata all’ospedale di Terragona, stanno cercando di riportare la figlia a casa, a Torino. Attualmente le sue condizioni sono stabili, ma i medici non sono del tutto favorevoli ad un rimpatrio immediato.

Hanno avuto anche loro un colloquio con il premier Matteo Renzi, ma è stata la stessa Università di Torino a manifestare la propria disponibilità nel garantire il ritorno immediato della studentessa, facendo il possibile per agevolare la ragazza in tutto e per tutto, come spiega Umberto Morelli, responsabile del progetto Erasmus per l’ateneo: “Cercheremo di aiutare Annalisa, se lo vorrà, a interrompere l’Erasmus senza conseguenze sulla sua carriera accademica – ha spiegato – Di solito è una procedura che cerchiamo di disincentivare, ma non in questo caso. Le ragazze sono state vittime di una tragedia assurda. È tremendo pensare di perdere la vita come è accaduto a Serena proprio nel periodo di studi all’estero che dovrebbe essere un momento di crescita e arricchimento”.

 

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