Germania. Il populismo anti-popolare. Il programma politico dell’AfD. Un’idra dotata di innumerevoli teste

Germania. Il populismo anti-popolare. Il programma politico dell’AfD. Un’idra dotata di innumerevoli teste

Dal nostro corrispondente a Berlino.

Il partito di destra assurto agli onori della cronaca europea dopo i successi elettorali di domenica 13 marzo sta ancora tentando di trovare una propria esatta collocazione politica: liberal-conservatorismo o populismo nazionalista? Uno sguardo al programma elettorale dell’AfD, Alternative fur Deutschland, può forse aiutarci a capire questo nuovo fenomeno del panorama partitico tedesco e, forse, anche europeoL’AfD non assomiglia né a un Leviatano né al Behemoth, quanto piuttosto a un’Idra, dotata di innumerevoli teste e che, quando ne perde una, è capace di farne crescere altre al suo posto. Questo è ciò che avvenne nel luglio dello scorso anno, quando il fondatore del partito – il docente di macroeconomia Bernd Lucke – abbandonò l’AfD (o, meglio, ne venne cacciato a seguito di una fronda interna che proseguiva da marzo). Allora il partito, nato euroscettico con un serioso e posato manifesto firmato da sessantotto esponenti del mondo accademico, economico e pubblicistico, fece emergere tante nuove teste, e in genere tutte queste guardavano a destra. L’AfD che ha fatto il pieno di voti in Sachsen-Anhalt ha poco da spartire con quella nata nel 2013 come reazione alle politiche di salvataggio dell’Euro.

A dire il vero, l’AfD ha poco a che vedere con se stessa anche tra un Land e l’altro. Negli ex territori orientali, i leaders di partito sono dichiaratamente vicini al nazionalismo più esasperato e ai loro comizi non è difficile veder sventolare le bandiere della “rivoluzione del 1848” (nero-rosso-oro con croce scandinava, per sancire la “nordicità” della Germania) o sentir gridare incitamenti per «Dio, patria e famiglia». Nella Germania occidentale, al contrario, i vertici della AfD appaiono più moderati e tendono a prendere le distanze dagli estremismi dei loro colleghi orientali, evitando accuratamente ogni riferimento a imbarazzanti simboli o espressioni del passato tedesco.

Un partito policefalo. La pubblicazione del programma prevista per aprile

Comprendere l’intima natura di questo partito policefalo non è affatto facile. L’effettivo programma elettorale è ancora in definizione e la sua pubblicazione è prevista per aprile. Intanto sono stati resi pubblici degli “abbozzi”, dai quali è comunque possibile trarre le linee politiche fondamentali del partito. Cerchiamo quindi di comprendere cosa vuole l’AfD per il proprio paese (e per l’Europa) osservando queste linee programmatiche (il documento è scaricabile all’indirizzo: https://correctiv.org/media/public/a6/8e/a68ed5e4-32a8-4184-8ade-5c19c37ff524/2016_02_23-grundsatzprogrammentwurf.pdf).

 Sovranità contro l’Unione europea  e anti-islamismo

Il nome stesso dell’AfD sintetizza uno dei punti della politica estera del partito. L’“alternativa” è una chiara risposta all’«alternativlos» (mancanza di alternative) pronunciato da Angela Merkel davanti alle misure di salvataggio della moneta unica. L’alternativa per la Germania sarebbe dunque il ritorno alla moneta nazionale, nella convinzione che le differenze economiche nella zona-euro (vale a dire l’Europa meridionale) rappresentino un freno allo sviluppo del paese. Su questo singolo elemento, il partito di Frauke Petry ha mantenuto intatto lo spirito impresso da Bernd Lucke: il programma di partito si esprime chiaramente contro l’Unione Europea, definita un “costrutto anti-democratico”, suggerendo una consultazione popolare per il mantenimento della moneta unica e, in ogni caso, sostenendo un recupero della sovranità nazionale contro i tecnocrati di Bruxelles.

Dall’altra parte, il cavallo di battaglia con cui l’AfD è salita dal 4% a oltre il 10% dei consensi è certamente rappresentato dalle istanze anti-islamiche. Sempre ribattendo alle affermazioni della cancelliera, nel programma si esprime chiaramente che «l’Islam non appartiene alla Germania». Qui iniziano le prime contraddizioni nel piano politico dell’AfD: infatti, mentre si stabilisce solennemente la piena libertà religiosa e di opinione, si propone al contempo la proibizione della costruzione di minareti o il divieto di portare il velo negli uffici pubblici. In precedenti abbozzi del programma si sosteneva anche il divieto della circoncisione per i bambini. Poi questa voce è scomparsa nelle versioni più recenti, per ragioni abbastanza facili da comprendere.

Conseguenti e note sono le posizioni riguardo al tema dei profughi: garanzia di protezione per i “veri” profughi e respingimenti per i migranti economici. Come soluzione del problema globale dei flussi migratori si propone quindi di intervenire sulle “cause” scatenanti di questi processi. Ciò detto, è difficile non stupirsi di come questa parte del programma dell’AfD sia sostanzialmente identica alla linea ufficiale del governo federale che, anzi, ha preso decisioni discutibili come quella di dichiarare l’Afghanistan un “paese sicuro” per il quale non vale il diritto d’asilo. Se si pensa che il successo elettorale dell’AfD è stato dovuto principalmente alla questione dei profughi e, quindi, si osserva il programma del partito, sorge il legittimo dubbio che questi punti programmatici siano solo la bella facciata di istanze e opinioni molto più imbarazzanti da mettere nero su bianco – almeno in Germania.

Democrazia e famiglia. La “vita autonoma dell’apparato” statale

L’AfD è un partito democratico. Così democratico da ritenere anti-democratica la società tedesca attuale. La Germania, per l’AfD, è prigioniera dei partiti che «mettono a rischio la democrazia». Invece di rappresentare le forme di un sistema rappresentativo, i partiti dell’establishment sono indicati come un «cartello politico» (da noi la chiameremmo “casta”) che ha dato origine a una «vita autonoma dell’apparato statale» rispetto alla società. Il rimedio proposto è il solito di tutti i movimenti ultra-democratici del resto d’Europa: ovvero maggiore democrazia diretta, espressa attraverso la pratica dei referendum e una limitazione nel ruolo dei partiti nella vita politica del paese. A ciò si aggiungono alcune proposte secondarie, tanto popolari quanto comuni, come la riduzione del numero di deputati al Bundestag da 600 a 500 e una limitazione dei mandati per gli stessi parlamentari, che non potrebbero essere eletti per più di quattro legislature, indipendentemente dal voto popolare e dalle preferenze espresse dall’elettorato.

Inoltre il programma dell’AfD si apre con un nobile motto: «Essere cittadini liberi, non sudditi». Il senso di questa espressione viene spiegato poco più avanti: «Noi siamo cittadini liberi e non sudditi. Noi ci poniamo contro l’onnipotente Stato ideologico e “balia”, e contro l’arbitrio della classe politica». Si tratta, in altre parole, di una formulazione tipicamente liberista, che pone le scelte individuali come non-regolamentabili da parte dello Stato: «Noi ci poniamo contro il controllo, la vigilanza e la regolamentazione di tutti gli aspetti della vita. Noi ci poniamo contro ogni intrusione motivata ideologicamente nella sfera privata e nella vita familiare».

Bellissime parole. Peccato che, appena qualche pagina più avanti, vedendo proprio il programma sulle politiche familiari possiamo leggere come l’AfD intenda tutelare la famiglia tradizionale composta da madre-padre-figli, contrastando influenze ideologiche a essa contrarie e difendendo i tradizionali ruoli di genere. Viene proposta una particolare tutela per le donne che sono «“solo” madri e casalinghe», in opposizione a un «femminismo mal interpretato» che privilegia le donne nel campo professionale. Nei dettagli, secondo l’AfD lo Stato dovrebbe incentivare la natalità e, a tal fine, incoraggiare il ruolo domestico delle donne. Una “piccola” eccezione al rifiuto di «ogni intrusione motivata ideologicamente nella sfera privata e nella vita familiare».

Il cambiamento climatico esiste da quando esiste il pianeta

Il cambiamento climatico non esiste – o, meglio, esiste «da quando esiste il pianeta». Difficile contestare questa affermazione ma, al contempo, leggendola quale preambolo alla sezione dedicata alle politiche ambientali dovrebbe farci ben capire con quale “spirito” si intenda affrontare il problema. L’AfD, infatti, propone un radicale mutamento nelle politiche di protezione dell’ambiente: ripresa dello sfruttamento dell’energia nucleare (che in Germania dovrebbe essere abbandonata del tutto tra appena sei anni), revoca dell’attuale legislazione atta a favorire l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e, infine, revisione delle norme contro le emissioni di CO2. Il ragionamento proposto nel programma dell’AfD non fa una piega: l’anidride carbonica è un elemento necessario alla vita sul pianeta; attraverso di essa le piante producono ossigeno; allora perché doverne limitare le emissioni mediante costose pratiche come l’adesione ai protocolli di Kyoto?

In realtà le basi “scientifiche” in questa sezione del programma sono abbastanza aleatorie, e la ragione principale addotta dall’AfD è che il controllo delle emissioni limita lo sviluppo dell’economia tedesca. Qui arriviamo infatti all’ultimo punto che intendiamo presentare: il programma economico del partito di Freuke Petry. Accanto a dichiarazioni di circostanza in favore di una maggiore presenza tedesca sui mercati mondiali, più sviluppo, e via dicendo, il fine dichiarato del programma è quello della protezione della classe media tedesca, “spina dorsale” del paese. Le manovre concrete sono tutte di ordine fiscale: le tariffe delle imposte sul reddito dovrebbero avere scaglioni più ampi, mentre viene suggerito un “freno” alle tasse e alle imposte, impedendo che queste possano essere alzate “arbitrariamente” o al di sopra di determinati tetti. Da ultimo, l’AfD sostiene l’abolizione della tassa di successione. Una misura che avrebbe l’unico effetto di aumentare la forbice tra ricchi e poveri nella società tedesca, da accompagnare con decisi tagli allo stato sociale, ai sussidi di disoccupazione e alle minime garanzie di assistenza.

Un populismo anti-popolare, un campionario di contraddizioni

Il programma dell’AfD, almeno nella sua forma attuale, è un campionario di contraddizioni. A ben vedere non pare molto distante dalle istanze politiche che si stanno producendo da anni in tutta Europa (o, adesso, negli Usa) ed è facile riconoscere nei paragrafi succitati significativi parallelismi con altri movimenti che intendiamo tipicamente come populisti. Tuttavia siamo forse davanti a un fenomeno politico nuovo e a una significativa mancanza terminologica. Osservando le linee politiche fondamentali dell’AfD e di molti altri suoi precursori, si ha l’impressione che parlino essi sì alla pancia del popolo ma, al contempo, che si rivolgano anche alle tasche delle élite. L’operaio o il disoccupato del Sachsen-Anhalt che ha votato per l’AfD non avrebbe effettivamente molto da guadagnare del programma economico dichiarato dal partito. Emerge piuttosto come questi movimenti “giochino” con determinate passioni o timori della popolazione – la percepita lontananza della politica dei partiti, la paura dell’invasione di migranti e del terrorismo, le difficoltà della vita familiare quotidiana – per proporre invece misure concrete a favore delle classi più abbienti.

Siamo davanti a un populismo che, dal punto di vista economico, è anti-popolare. Davanti a un’ultra-democrazia che vorrebbe essere diretta ma è soltanto plebiscitaria e, quindi, intimamente anti-democratica. Infine, davanti a un nazionalismo che non ha più timore di definirsi tale, laddove un partito tedesco – che in un Land ha raggiunto il 24% dei consensi – può permettersi di inserire nel proprio programma, senza alcun distinguo, la difesa dell’«identità storico-culturale della nostra nazione nel corso del tempo».

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