Fassina si rivolge alla “Meglio Roma” e propone il programma. Primarie Pd nel segno del politichese. Renzi vuole eleggere i suoi. L’ira di Bassolino

Fassina si rivolge alla “Meglio Roma” e propone il programma. Primarie Pd nel segno del politichese. Renzi vuole eleggere i suoi. L’ira di Bassolino

Domenica di primarie per il Pd. Si vota a Roma, Napoli e in altre città fra cui Trieste, Bolzano, Grosseto, Benevento. Intanto Stefano Fassina, candidato sindaco di Sinistra italiana, rompendo lo schema del “politichese” che, leggendo le cronache dei giornali locali, caratterizza il confronto all’interno dei Democratici, ha presentato ad una platea di cittadini uno schema di programma, di cose concrete da mettere in campo, puntando “alla ricostruzione morale, economica e amministrativa della città, dopo una stagione di governo difficile e contraddittoria, conclusa da un notaio”. Il riferimento è al modo in cui il Pd ha deciso, fuori dalle aule del Campidoglio, di chiudere la consiliatura, cacciando Ignazio Marino e rompendo l’alleanza di centrosinistra. Fassina si rivolge a “La Meglio Roma”, le tante forze ed energie che ci sono nella città. Con queste intende costruire in un confronto che sarà l’asse portante della campagna elettorale, un progetto compiuto, fondato su una nuova idea di città dove essenzialmente non si consuma più suolo pubblico e si lavora per “dimezzare il numero di auto in circolazione nella capitale entro cinque anni”. Su un grande schermo scorrono schede che riguardano tutti i problemi più importanti, dalle aziende municipalizzate alle periferie, alla cultura, all’abitare.

Posti in piedi al  Quirino, largo consenso alle proposte del candidato di Sinistra italiana

Trovano largo consenso nel pubblico che riempie la grande platea del teatro Quirino, posti in piedi. Ci sono esponenti di un gran numero di associazioni che operano sul territorio, le organizzazioni degli studenti, l’Arci di Roma con la presidente, Simona Sinopoli. Insieme agli esponenti di Sinistra italiana che ha candidato Fassina a sindaco della Capitale, ai parlamentari Arturo Scotto, Alfredo D’Attorre, Paolo Cento, alla senatrice Loredana De Petris, al senatore Massimo Cervellini, a Paolo Cento segretario  romano di Sel,  all’ex consigliere comunale Gemma Azuni, e a esponenti di Rifondazione e della lista Tsipras.

Agli altri  partiti: una fase costituente, efficienza amministrativa e ristrutturazione del debito

Fassina, rivolgendosi in particolare alle altre forze politiche, ha sottolineato che “a Roma va aperta una fase costituente. Due obiettivi fondamentali dovrebbero trovare attenzione da parte di tutte le candidature in campo e di tutte le forze politiche e sociali per arrivare a soluzioni condivise nell’interesse della città: l’efficienza amministrativa; la ristrutturazione del debito di Roma”. “Per l’efficienza amministrativa – ha detto – noi proponiamo l’elezione diretta della Città metropolitana e la trasformazione, previa ridefinizione di confini, competenze e bilancio, dei Municipi in Comuni Metropolitani. Invitiamo tutti i parlamentari romani a unire l’impegno per una proposta di legge sull’assetto amministrativo di Roma Capitale, da calendarizzare al più presto alla Camera”. “Il secondo tema costituente riguarda il piano di rientro del debito capitolino – ha affermato  Fassina – I dati disponibili evidenziano preoccupanti incongruenze e immotivate scelte finanziarie nella gestione dei pagamenti. Puntiamo a una ristrutturazione in grado di restituire al bilancio annuale del Campidoglio larga parte dei 200 milioni di addizionale comunale all’Irpef dirottati al pagamento del debito pre-2008″. Ed ha posto il problema del rapporto fra il governo e la Capitale ricordando che, sindaco Marino, non c’erano soldi per investire sulla città, sul Giubileo, mentre arrivato il Commissario i soldi sono subito comparsi. “I dati disponibili – ha concluso – evidenziano preoccupanti incongruenze e immotivate scelte finanziarie nella gestione dei pagamenti. Puntiamo a una ristrutturazione in grado di restituire al bilancio annuale del Campidoglio larga parte dei 200 milioni di addizionale comunale all’Irpef dirottati al pagamento del debito pre-2008”.

Referendum per le Olimpiadi, no allo stadio a Tor di Valle

Altre schede importanti riguardano il patrimonio culturale, l’Ama, le Municipalizzate, l’acqua pubblica, la raccolta di firme nel corso della campagna elettorale perché i cittadini si pronuncino sulle Olimpiadi, possano scegliere tra investimenti per i Giochi Olimpici del 2024 o investimenti per il Piano strategico per la mobilità sostenibile, per la rigenerazione delle periferie, l’housing sociale e centri sportivi adeguati alle esigenze di ogni romano. Infine altro argomento scottante lo stadio della Roma. Fassina si era già  espresso in passato. Il nostro programma prevede una “ridefinizione del progetto, data la insostenibilità finanziaria, urbanistica, geologica del  progetto previsto a Tor di Valle”. In questo senso si era pronunciato anche l’architetto De Lucia. Non poteva mancare una critica al Pd che affronta le primarie senza un minimo di programma.

Morassut: vietato criticare le primarie del Pd. Fassina e Cento non hanno titolo

Arriva una risposta da parte di uno dei candidati Pd di maggior peso, Roberto Morassut, che nel corso di un “tour” a Tor Bella Monaca se ne esce con questa affermazione: “Loro non le hanno fatte le primarie. Per criticare una cosa bisogna farla meglio. Loro non le hanno fatte visto che Fassina si è autocandidato e quindi non credo abbiano titolo per criticare le primarie del centrosinistra”. Spiace che una osservazione che non ha né capo né coda venga da un dirigente politico di lungo corso, come Morassut dalla Federazione giovanile comunista, al Pci, al Pds di cui diventa segretario romano. Intanto Fassina non si è autocandidato, ha fatto un lungo percorso con assemblee, incontri con i cittadini, associazioni, sindacati, forze politiche, Sel. Ma non è questo  il problema. Chi non partecipa a primarie non ha il diritto di parola, di critica? Non crediamo che Morassut intendesse questo. La sua replica stizzita è un segno delle difficoltà che ha il Pd. I candidati non si capisce bene su cosa si siano confrontati, tanto che gli stessi giornalisti che hanno partecipato ad un dibattito a porte chiuse, sede del Nazareno, non hanno colto dove stiano le differenze.

Candidati Dem scelti da Renzi  devono vincere. Ma Giachetti divide i radicali

In realtà le primarie del Pd sia a Roma, che a Napoli e anche nelle altre città, stando alle cronache locali, vedono in lizza, da una parte i candidati con il marchio Renzi Mattteo, dall’altra quando, va bene, quelli che rappresentano la minoranza dem, più qualche altro aggiunto per far numero. Non solo a Roma Roberto Giachetti, tessere Pd e radicale, il partito da cui proviene trova proprio fra i radicali molte difficoltà. È sostenuto dai “pannelliani” ma non dai radicali romani che fanno capo a Magi, ex consigliere eletto nella lista civica per Marino. Questi ultimi hanno organizzato il referendum sulle Olimpiadi, raccolto le mille firme necessarie, il quesito è stato presentato in Campidoglio. Giachetti ha sparato a palle infuocate sostenendo a spada tratta  la bontà delle scelte di Roma per i Giochi del 2024.  Si parla della possibile presentazione di una lista civica da parte di Magi. Giachetti, il candidato di Renzi, infine sostiene che non c’è bisogno di mettere a punto un programma. Così i Dem romani vanno alle urne con l’incubo del voto dei “verdiniani” che potrebbero assicurare al candidato voluto dal presidente del Consiglio e segretario del Pd. Si capisce così il nervosismo di Morassut. Quanti andranno alle urne? Per i dirigenti del Pd sarebbe un successo raggiungere i cinquantamila voti, la metà di quanto si presentarono nella passata consultazione quando risultò eletto Marino.

Nel capoluogo partenopeo duello all’ultimo voto, come sempre.

A Napoli la situazione nelle ultime ore si è aggravata. Antonio Bassolino non ha partecipato al confronto con gli altri candidati. “Nessuno – dice –  mi ha fatto sapere che  si stava organizzando  questo confronto. Né l’ora, né il luogo, come si diceva una volta quando all’alba si usava duellare a colpi di spada”. A Napoli, raccontano le cronache, siamo proprio al duello, all’ultimo sangue, figurato ovviamente. Renzi all’ultimo momento ha messo in campo una sua candidata, guarda caso una “pupilla” di Bassolino con il quale lavorava fianco a fianco. Si dice che i sondaggi la diano in lieve vantaggio. Così avviene anche nelle altre città. Era stato lo stesso Renzi a dire che si trattava di un voto amministrativo, niente a che fare con la politica, il governo si sarebbe tenuto fuori. Parole al vento. Con buona pace della minoranza punta proprio a occupare i posti di governo nella amministrazioni pubbliche, i Comuni. Lo scontro è tutto in politichese, contano le clientele, i padrini, i rapporti, oscuri e non, con chi ti dà una mano e qualcosa chiede in cambio. I “verdiniani” in prima fila.

Una farsa bis inventata dal berlusca per candidare Bertolaso. In fondo, a Salvini che gli frega?

Per quanto riguarda  la destra, poiché il centrodestra non c’è più, se lo è mangiato Verdini e lo ha portato in dote a Renzi, è stato trovato l’accordo su Bertolaso. O meglio, Berlusconi dice che, dopo aver parlato a quattr’occhi con Salvini e Meloni, la quadra è stata trovata. Il candidato di Forza Italia (ma esiste ancora?) è Bertolaso. Punto. Salvini risponde che “non è il mio candidato”. Allora come la mettiamo? Pare che Berlusconi sia riuscito a salvare capra e cavoli. Vediamo: l’ex cavaliere accetta che il nome del suo candidato (anche di Meloni?) venga proposto al voto dei cittadini romani. Come, in che modo, non si sa. Si pensa che il voto possa avvenire nella seconda metà del mese di marzo. Gli elettori romani, chiunque passa per strada, non si sa bene, avrebbe diritto al voto, oppure ci vuole un attestato dei triumviri. Accanto al nome scritto sulla scheda, Bertolaso, possono mettere un sì o un no. In questo modo Salvini può dire che sono i cittadini romani a decidere il candidato. In realtà a lui di Roma non frega niente. Gli interessano i voti di Forza Italia  nei comuni del Nord e del Centro dove si va al voto.

Storace e Marchini a ruota libera. Correranno da soli? Forse, secondo convenienza

Ovviamente nella destra c’è Storace che per ora tace. Ai suoi che gli hanno dato un bel po’ di voti nelle primarie farsa promosse da Salvini annuncia che non si ritira, andrà per la sua strada. Così come Marchini ormai difficile da inquadrare. “Quello che – dice la Meloni – aveva un nonno comunista” e non lo vuol sentire neppure nominare? Dove si colloca? Va avanti da solo? Pare di sì. Dice “Io lo faccio per passione”. Difficile da credere.

Cinque Stelle: Virginia Raggi sicura di diventare sindaco, prepara la squadra

Passiamo ai Cinque Stelle. Mentre il Pd è impegnato nelle primarie, farà la sua prima uscita, al Tufello, pioggia permettendo, per ripulire un parco. Ma questo è tutto apparenza. Virginia  Raggi rilascia una dichiarazione dopo l’altra. Si dice sicura che la poltrona di sindaco sarà sua. Fa sapere che è incerta se mettersi in ticket con Marcello De Vito come vicesindaco. Meglio soli che male accompagnati. Non vuole legami. Quando sarà eletta si vedrà. Intanto fa sapere che per quanto riguarda lo stadio a Tor di Valle niente da fare. Da sindaco ritirerà subito la delibera. Per le Olimpiadi ci vuole il referendum, lei fa capire che sarebbe contraria alla effettuazione dei Giochi a Roma. Infine il chi è. È stato detto, ed  è vero, che ha svolto pratica di avvocato nello studio di Previti. Prima aveva negato, poi ha ammesso, ma solo “come praticante poi me sono andata”. Precisa di aver votato per il Pd, l’Ulivo, la Quercia. “Errori di gioventù”, che compensano la “pratica con Previti”. Ancora: sta lavorando per formare la sua squadra. Il Messaggero scrive che fra questi ci sarà Damiano Tommasi, ex calciatore il quale né conferma né smentisce. Da sottolineare che i 48 candidati sono in trepida attesa. Aspettano il via libera dal blog, Cioè da Casaleggio o da Grillo.

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