Vertice ministri dell’Interno UE. Grecia minacciata di espulsione dall’area Schengen. Divisioni e differenze sulle politiche migratorie. Durissima nota dell’Arci

Vertice ministri dell’Interno UE. Grecia minacciata di espulsione dall’area Schengen. Divisioni e differenze sulle politiche migratorie. Durissima nota dell’Arci

Il vertice di Amsterdam dei ministri degli Interni della Unione Europea non è riuscita a fare chiarezza e a superare le profonde divisioni sulle politiche da metter in atto per contrastare la crisi migratoria. Prevale un senso di caos e confusione nel dibattito sulla sicurezza tra i vari Paesi. Nelle scorse settimane i leader nazionali e gli alti burocrati di Bruxelles hanno lanciato forti segnali di allarme, avvertendo che la zona di libera circolazione europea avrebbe potuto essere sospesa o chiusa, rischiando la dissoluzione dell’Unione Europea.

Sotto accusa la Grecia, da parte di Gemania, Austria e Svezia

I Paesi che hanno sostenuto il peso dell’accoglienza di più di un milione di migranti nel 2015 hanno sostanzialmente messo sotto accusa la Grecia. L’Austria ne ha chiesto addirittura l’espulsione, almeno temporanea dall’area Schengen, che abbraccia 26 Paesi. Possibilità evocata anche da Germania e Svezia. La scorsa settimana, Vienna ha minacciato una reazione a catena, paventando un numero massimo di migranti per i prossimi quattro anni. La Svezia ha già imposto controlli alle frontiere e la Germania sta decidendo se sospendere l’accordo di Schengen per due anni, una mossa che sarebbe seguita da altri Paesi. La ministra austriaca dell’Interno, Johana Mikl-Leitner, ha rigettato gli argomenti sostenuti dal governo di Atene sulle difficoltà di controllare militarmente le frontiere con la Turchia ed ha esplicitamente avvertito i greci su una eventuale espulsione dall’area Schengen. “La Grecia possiede una delle flotte navali più grandi d’Europa”, ha detto la ministra austriaca. È una leggenda che la frontiera greco-turca non possa essere protetta”. Il suo collega svedese, Anders Ygeman, ha aggiunto che se la Grecia non potesse soddisfare gli obblighi imposti dall’accordo di Schengen, “i suoi legami con l’area Schengen vanno limitati”. E infine, Thomas De Maiziere, il ministro degli Interni tedesco, ha detto: “condizioneremo la Grecia”.

La pressione sulla Grecia motivata dal panico europeo sul numero degli sbarchi

La Grecia, dunque, è stata sottoposta a una sorta di pressione concentrica dai governi europei, per costringerla a fare sempre di più per bloccare il flusso di rifugiati e migranti dalla Turchia. In realtà, questa pressione è dettata da una sorta di panico che si è radicato nei governi europei, disperati dal numero di sbarchi e sempre più desiderosi di rallentarne il flusso, mentre tutto indica che sta verificandosi esattamente l’opposto. Infatti, dall’inizio del 2015, sono stati 35.000 i rifugiati e i migranti che sono giunti in Grecia dalla Tirchia, venti volte il numero dello stesso periodo dello scorso anno. Un diplomatico di alto rango a Bruxelles ha detto, coperto dall’anonimato: “non abbiamo buone opzione sul tavolo, solo pessime. Così non si può andare avanti. E su questo, l’accordo tra gli stati membri esiste”.

La forte pressione sulla Grecia ha approfondito le divisioni nella UE. Italia, Lussemburgo e Commissione hanno rigettato l’ipotesi si punire la Grecia o di espellerla dal sistema di Schengen. La portavoce della Commissione sulle migrazioni ha affermato: “non esiste alcun piano per escludere la Grecia da qualunque cosa”. Ed ha confermato che una missione UE è andata in Macedonia la scorsa settimana per esplorare un modo in cui rafforzare e potenziare la frontiera con il nord della Grecia. Il fatto è che dopo l’annuncio dell’Austria dei tagli al numero dei migranti, tutti gli altri Paesi della cosiddetta “strada del Balcani” tra la Grecia e l’Austria ne hanno seguito la decisione, che metterà centinaia di migliaia di persone migranti in gravissima difficoltà proprio al confine settentrionale della Grecia. Insomma, un vertice UE dei ministri degli Interni in cui con una mano si è minacciata Atene di espulsione da Schengen, e con l’altra ha sostanzialmente condiviso la chiusura delle frontiere balcaniche.

L’impotenza di Alfano e il durissimo comunicato dell’Arci

Per quanto riguarda la posizione italiana, il ministro Alfano si è limitato a registrare il fallimento del vertice di Amsterdam: “Alla fine di questa giornata di lavoro – ha annunciato – Schengen è salva”. Lo è almeno “per ora”, ha aggiunto, “perché abbiamo poche settimane per evitare che si dissolva fra gli egoismi nazionali e le preoccupazioni di fronte a un’Europa che fin qui si è dimostrata incapace non tanto di decidere, quanto di realizzare le decisioni assunte”.

Durissima l’Arci, che in un comunicato denuncia il cinismo elettorale dei ministri riuniti ad Amsterdam. “Sono passate poche ore”, scrive il vicepresidente Filippo Miraglia “da quando gli ultimi 20 bambini sono stati ripescati senza vita nel mar Egeo dopo tre diversi naufragi e i governi europei si incontrano non per discutere di misure in grado di far fronte alla tragedia umanitaria che è sotto gli occhi di tutti, ma della necessità di sigillare le frontiere esterne (tesi sostenuta dal nostro governo per voce del suo ministro Alfano) e, secondo molti altri ministri, anche quelle interne, determinando una situazione ancora più rischiosa per i profughi, con un probabile ulteriore aumento delle vittime”. “Nonostante le dichiarazioni e le accuse reciproche di apertura eccessiva o di eccessiva chiusura, in realtà non c’è una sola azione che vada nella direzione di una ripartizione equa del carico dell’accoglienza (che, è bene ricordarlo, non è neanche lontanamente paragonabile all’accoglienza di cui si fanno carico la Turchia, la Giordania o il Libano) e di iniziative volte ad evitare morti e naufragi”, continua Miraglia sottolineando che una direttiva europea del 2001, che consentirebbe di condividere responsabilità e peso degli arrivi “non è mai stata presa in considerazione”.

 

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