Roma. L’Orfini furioso, prima rompe l’alleanza con Sel e caccia Marino. Ora, Renzi ordina: di nuovo centrosinistra. Sullo sfondo Marchini

Roma. L’Orfini furioso, prima rompe l’alleanza con Sel e caccia Marino. Ora, Renzi ordina: di nuovo centrosinistra. Sullo sfondo Marchini

In fondo Orfini Matteo è presidente del Pd, il cui ruolo è quello di dare la parola e controllare il tempo ai partecipanti alle riunioni della Direzione che già prima di essere convocate si conosce come vanno a finire: una schiacciante maggioranza approva la relazione del segretario-premier, con buona pace della minoranza che, per carità di patria, evitiamo di chiamare di sinistra. Siccome non aveva molto da fare, Renzi Matteo gli propose di diventare il commissario del partito romano.  Pulizia, pulizia, aria nuova, tu che sei un “giovane turco” vai proprio bene. Non ti possono dire che sei un renziano, io sono fiorentino, con i turchi vecchi o nuovi noi toscani fin dai tempi delle Repubbliche marinare, leggi Pisa, facevamo la guerra. Si racconta che le porte della Cattedrale che riempie piazza del Duomo siano state rubate proprio in quelle terre. Già che ci sei, Matteo, dai un’occhiata al Campidoglio. Quel Marino non mi piace proprio. Mi ruba la scena. E la ruba anche a te. Orfini non ci pensa due volte. E finisce come tutti sanno: il sindaco eletto dai cittadini romani viene da lui cacciato per conto di Renzi che nessuno ha mai eletto. Il fattaccio avviene nello studio di un notaio dove vengono raccolte le firme dei consiglieri del Pd per dimissionarlo. Insieme a loro quelle di Marchini esponente dei poteri forti, costruttore, già sconfitto una volta e ora ci riprova.

Il premier vedrebbe  bene Giachetti al Campidoglio. Ma è una candidatura civetta

A Renzi, si dice, non dispiacerebbe, anche se punta sul vicepresidente della Camera, Giachetti, che con la sinistra niente ha a che fare. Doppia tessera, Pd e radicale. Ma neppure ai radicali è molto simpatico. La manovra sarebbe questa: per arrivare al ballottaggio i Democrat hanno bisogno di ripresentare il centrosinistra. I sondaggi lo danno al terzo o quarto posto. Sel e Sinistra italiana dicono no? Allora per salvare Roma dall’orda grillina non c’è altro da fare: alleanza con Marchini, magari lui candidato sindaco. Un centrosinistra, il Pd, allargato. E la colpa ricadrebbe sulle forze di sinistra.

Una operazione complessa. Renzi sa che a Roma, come negli altri comuni, il centrosinistra, per colpa del Pd che ha distrutto questa alleanza, non è fattibile. Gioco forza, a questo punto l’alleanza con Marchini, sarebbe un “sacrificio” per salvare la Capitale dall’orda grillina. Chi se non Orfini può accettare un incarico di questo tipo? Del resto, lo stesso vicesegretario del Pd, Guerini, ha rilanciato il centrosinistra nei comuni, così l’altra vicesegretaria, Serracchiani, tutti insieme, appassionatamente, a gridare centrosinistra per sempre. E Orfini il presidente commissario non si fa pregare, Renzi per sempre dopo essere stato un dalemiano doc, addirittura portavoce di D’Alema, poi giovane turco, ora, solo un ultrà renziano. Del resto è in buona compagnia, quella dei Velardi e dei Rondolino, capo staff di D’Alema presidente del Consiglio il primo, responsabile comunicazione il secondo. Hanno fatto carriera  per poi passare sul fronte opposto.

La nuova avventura orfiniana  con una intervista-confessione al Manifesto

La nuova avventura orfiniana inizia con una intervista al quotidiano “il manifesto”. Daniela Preziosi l’autrice, bonaria nelle domande, verrebbe da dire quasi complice, che però mette a nudo la miseria umana. Orfini sembra nato oggi, neppure ieri, lui non sa niente, non ricorda niente, sembra lo smemorato di Collegno. Marino? Si è fatto fuori da solo. È lui che non si è voluto presentare in Consiglio. Nel frattempo, il commissario Orfini ha dato una “sistematica” al Pd. Lo distrugge quasi, lo porta ai minimi termini. In Campidoglio arriva il commissario, un tal Tronca, prefetto di Milano, raccomandato dal presidente dell’anticorruzione, Cantone. Renzi gongola, i commissari li infilerebbe ovunque. Ma lui si dimostra un vero disastro. Si dimentica insieme ai suoi subcommissari perfino che nel cielo di Roma volano stormi di uccellini, cacano, ricoprono le auto, le strade. Deve ordinare perfino la chiusura di parte di viale Trastevere.

Squallore della politica orfiniana. Risibile attacco a Fassina. Tentativo di dividere Sel

Miseria e squallore della politica: l’Orfini nell’intervista offre il meglio di sé. Attacca Stefano Fassina, che si è proposto come candidato sindaco di Sinistra italiana, dopo aver lasciato il Pd, con il pieno appoggio del gruppo dirigente nazionale di Sel, confermato dall’intervento di Paolo Cento, leader del partito di Vendola nella Capitale nel corso dell’Assemblea di inaugurazione del Comitato elettorale di Fassina, alla quale era seduto in prima fila l’ex capogruppo Sel Gianluca Peciola. Dice che si è “autonominato”. Fa finta di ignorare che l’ex Pd sta discutendo la sua candidatura in tante assemblee con gente vera, primarie, queste, davvero vere, dove il contatto è diretto. Non truppe cammellate, non clientele.

La replica di Paolo Cento, che smentisce Orfini e le “indiscrezioni” di Repubblica

Il tentativo di divisione di Sel sulla candidatura di Fassina viene sostenuto da Repubblica con l’immancabile Giovanna Vitale, l’autrice della campagna contro Marino, martellato ogni giorno quando era sindaco. Il quotidiano diretto ancora per qualche giorno da Ezio Mauro titola: “Rischio naufragio per la neonata Si (Sinistra italiana ndr). Da Sel ultimatum a Fassina in corsa”. E nell’articolo si batte il tasto che “i vendoliani vogliono primarie col Pd”. Si prende a pretesto una dichiarazione dell’ex capogruppo di Sel in Campidoglio, Gianluca Peciola che in una dichiarazione ha parlato “di una verifica pubblica della sinistra diffusa a Roma per costruire un percorso e vincere”. Percorso che parte dal 17 gennaio coinvolgendo i cittadini con iniziative in tutti i municipi per costruire insieme il programma di Fassina. L’articolo di Repubblica viene seccamente smentito da Paolo Cento, segretario romano di Sel: “La candidatura di Fassina a sindaco di Roma è condivisa da Sel, che peraltro proprio con l’ex viceministro e tanti altri fuoriusciti dal Pd è impegnata alla costruzione di un nuovo soggetto della sinistra. Ogni contributo per allargare la partecipazione e il consenso popolare su questa proposta è indispensabile e merita di essere perseguito”. Paolo Cento prosegue: “Nei prossimi giorni gli amministratori municipali di Sel incontreranno Fassina proprio con l’obiettivo di valorizzare le esperienze municipali di governo nei territori. La nostra proposta è alternativa al Pd renziano, non per una scelta ideologica, ma al contrario per ragioni concrete a partire dal rapporto tra la città di Roma e il governo nazionale che ha determinato gran parte dei problemi di questi mesi sia per le risorse mancate che per i tentativi di commissariamento della città iniziati ben prima dello scioglimento del Consiglio comunale”.

Ma questo per Orfini è cosa del tutto incomprensibile. Non ci arriva proprio E lui che ha distrutto il centrosinistra in Campidoglio se la prende con Sel, cacciato dalla Giunta dove  Luigi Nieri ricopriva l’incarico di vicesindaco. Da bravo commissario l’Orfini accusa Marino, di essere stato lui a cacciare il vicesindaco. Poi se la prende con Vendola che non ha mantenuto l’impegno di iscrivere Sel al Partito del socialismo europeo, da qui le rotture delle alleanze di centrosinistra. Una gaffe di Matteo rivela che la condizione per proseguire le alleanze di centrosinistra nelle amministrazioni era dovuta al rifiuto, per fortuna di Sel, di iscriversi a una  “cosa” che di sinistra ha ben poco.

Malgrado l’Italicum, alle politiche qualche posto per Sel  poi lo si trova

Siamo alla farsa. Gli fa notare Preziosi: “Ma se il centrosinistra funziona bene perché con l’Italicum e il premio alla lista avete deciso di cancellarlo?”. Lui, ribadito che le “condizioni per tenere vivo il centrosinistra ci sono” e che “mi impegnerò su questo”, guai a disobbedire a Renzi, ci mancherebbe. “L’Italicum –dice – non preclude la rappresentanza alle forze più piccole e su questo siamo venuti incontro alla giuste richieste di Sel”. Dove, come, quando? Non risulta. Certo qualche posto sullo strapuntino lo si può sempre trovare. Miserie della politica renziana messe a nudo. Poi, proseguendo nella lettura dell’intervista verrebbe da ridere. Quando per esempio afferma che Fassina dovrebbe fare le primarie del Pd. Ci fa o c’è proprio? Uno esce dal Pd perché non condivide la sua politica, poi dovrebbe partecipare alle primarie del Partito che ha lasciato. Tante amenità, poi una davvero ridicola. Forse no, direi tragica, visto che viene da un autorevole dirigente del partito al governo del Paese. Viene ricordato a Orfini che lo stesso Nichi Vendola ha detto che “il centrosinistra è morto”. La risposta: “Questa è la linea politica nazionale di Nicola Fratoianni, forse di Vendola: ma per lo più di persone che non vivono a Roma”. La replica di Fratoianni non si è fatta attendere, infatti, ed è contenuta in una precisa intervista al Corriere della sera. Dice Fratoianni al quotidiano milanese: “è difficile pensare di allearci con un partito che un autorevole esponente del Pd ha definito cattivo e pericoloso”. L’esponente è Fabrizio Barca, che condusse un’indagine sulla drammaticità del Pd romano (ma Orfini non la ricorda?). Fratoianni prosegue, a beneficio della verità storica e dei fatti: “E poi qui siamo stati estromessi per un commissariamento tutto interno al Pd”. E l’allarme contro la vittoria dei pentastellati? Fratoianni replica duramente ad Orfini: “è un argomento vecchio e sbagliato. Non si può gridare al lupo al lupo il giorno prima delle elezioni. L’allarme contro le destre poi è paradossale, mentre ancora si vota con Verdini o Alfano. Ma neanche un po’ di autocritica?”. Ecco come davvero stanno le cose a Roma nei rapporti tra Pd e Sel. Ma c’è di più. E riguarda la presunta “romanità” del candidato sindaco.

Pensate un po’ a questo genio che è Orfini. Petroselli che era di Viterbo non avrebbe potuto fare il sindaco di Roma. Per non parlare di Ugo Vetere che svolge parte della sua attività sindacale in Calabria dove era nato o Giulio Carlo Argan, da Torino, lo troviamo nel dopoguerra professore all’università di Palermo. Suggeriamo a Orfini Matteo di proporre per candidati sindaco anche l’analisi del sangue. Dimenticavamo. Suggeriamo a Orfini di inserire anche un’altra clausola: i candidati sindaco obbligatoriamente devono essere laureati. Così lo sciocchezzaio sarebbe al completo.

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