Fassina: Discontinuità col “modello Roma”. Un’altra idea di città. Tanti cittadini, esponenti di ottanta associazioni, partecipano alle “primarie del programma”

Fassina: Discontinuità col “modello Roma”. Un’altra idea di città. Tanti cittadini, esponenti di ottanta associazioni, partecipano alle “primarie del programma”

Quindici  report sono all’esame del gruppo di lavoro che sta mettendo a punto il programma di Stefano Fassina, candidato sindaco di Roma. Sono i resoconti di quindici assemblee che si sono  svolte in una gelida domenica in quindici municipi. Ne viene fuori un quadro dei mali di  Roma, indicazioni sui problemi più urgenti da affrontare, ma anche delle potenzialità che ha questa città, delle bellezze, in ogni senso, che la rendono famosa nel mondo, meta di milioni di persone che vengono a visitarla. Ne è venuto fuori un “racconto” sul quale impostare  il programma, tornare al confronto con i cittadini e definirlo in ogni sua parte. È stata la “domenica del programma”, le “primarie del programma” come le hanno definite in molti degli interventi che si sono susseguiti nelle quattro ore di discussione,

Un primo dato molto importante riguarda la partecipazione. Oltre un migliaio di romani hanno preso parte a questa iniziativa, presenti fra gli altri, personalità del mondo della cultura, della scuola e dell’università, dei sindacati, dello spettacolo, urbanisti come De Lucia, ex ministri come Visco e Brai, esponenti di Futuro a sinistra, di Sel, parlamentari di Italiani a sinistra, la senatrice capogruppo Sel, Loredana De Petris, il senatore Zaratti. Certo, presenze importanti che nel dibattito hanno portato esperienze, proposte. Ma, crediamo, il dato più importante è stato la presenza e gli interventi di esponenti di una ottantina di associazioni che  rappresentano migliaia di cittadini. Un tessuto democratico, forze vive, reali sulle quali contare per costruire un’altra Roma mentre i partiti sono in una profonda crisi, a partire dal Pd, preda di clientele, incapaci di produrre cultura politica, cultura di governo.

Vezio De Lucia. Un progetto che superi il piano regolatore del 2008 . “Non più cemento”

La “giornata di ascolto” ha espresso un comun denominatore riassunto da Stefano Fassina, che è intervenuto a Corviale, dove si affrontavano i problemi urbanistici con un “ decalogo” presentato da Vezio De Lucia, che ha fatto da filo conduttore ad un dibattito di grande interesse. “Noi ci battiamo per un’altra idea di città, per la Roma di tutti, in netta discontinuità con il ‘Modello Roma’, oltre che con la tragica esperienza di Alemanno”. La parola “discontinuità” indica la strada da percorrere per costruire una nuova idea per la Capitale, un progetto che superi il piano regolatore del 2008, risultato di scelte politiche delle Giunte Veltroni e Rutelli, al fine di annullare le previsioni di nuova edificazione. “No cemento” è uno slogan  che ha attraversato le  assemblee insieme alla esigenza di  nuove politiche per la casa. In particolare un problema: il rapporto fra chi amministra e gli amministrati, a partire dai consiglieri comunali, da quelli dei municipi che non hanno brillato, è stato detto, per partecipazione.

Proposta ai radicali: insieme per il referendum sulle Olimpiadi

“Noi dobbiamo far esprimere i cittadini su alternative per la città – ha affermato Fassina – da una parte, i tentativi dei soliti noti di far sopravvivere Roma attraverso i grandi eventi e le rendite degli interessi forti; dall’altra, uno sviluppo fondato sulla cultura, la conoscenza, il nostro patrimonio ambientale e artistico e la riduzione delle disuguaglianze. Legalità, efficienza, solidarietà sono capisaldi per la ricostruzione morale, economica e politica di Roma”. Fassina ha  poi proposto ai Radicali di unire le forze per promuovere il referendum cittadino per far scegliere i romani tra i Giochi Olimpici del 2024 e investimenti per la mobilità sostenibile e beni comuni.

Dai report delle assemblee emerge il valore e il significato delle elezioni nella Capitale proprio mentre prende corpo la costruzione del nuovo partito della sinistra. Dal 19 al 21 febbraio all’Eur con una grande assemblea prende il via il processo costituente della nuova forza politica che si concluderà nel mese di novembre. Non si sono  nascoste le difficoltà di una battaglia politica che vede mobilitati i giornaloni, tv e radio che “oscurano” tutto ciò che si muove a sinistra del Pd, di Renzi, e quando ne parlano è per deformare la realtà. È stato richiamato il valore dell’unità fra le forze che si sono messe in campo.

La candidatura di Giachetti nel segno del vecchio, deteriore politicismo

Sono venuti avvertimenti perché il soggetto che nascerà non sia la “somma” di sigle esistenti ma rappresenti una profonda innovazione nella politica italiana. Interessante anche la provenienza dei partecipanti alla “campagna di ascolto”, da Sel che ha deciso di non aprire la campagna di tesseramento 2016 guardando al nuovo soggetto, a molti che hanno lasciato il Pd e tornano a fare politica, e cittadini che si sono riuniti in associazioni territoriali, di quartiere. Non sono mancati riferimenti alla candidatura di Giachetti da parte del Pd, nel segno, è stato detto, del politicismo più deteriore. Certo, non un segnale di discontinuità con le politiche del passato, visto che è stato capo di gabinetto di Rutelli, un incarico non burocratico, l’ex sindaco che sta lavorando per costruire un fronte dei “poteri forti”. Insomma, un candidato certo non nel segno di quella “discontinuità” col modello Roma, una nuova idea per la Capitale, che segna invece la candidatura di Stefano Fassina, come indicato da queste primarie di programma.

Le dimenticanze del candidato di Renzi, prime uscite strombazzate dai media

Le prime uscite del vicepresidente della Camera, strombazzate da interviste di giornaloni e televisione, l’Unità in brodo di giuggiole, non sono state fra le più felici. In particolare quando ha affermato che la candidatura è una sua scelta e che Renzi Matteo non c’entra niente. Dalle cronache risulta che il suo nome lo abbia fatto Renzi e che sia un risultato di un accordo fra renziani romani e “giovani turchi”, Orfini insomma, commissario del Pd. Può essere che il vicepresidente della Camera, quello che opera per ridurre al minimo i tempi di discussione, non legga i giornali. Ma è strano che lui stesso dimentichi quando ha detto che, a fronte della proposta avanzatagli dal premier, ci avrebbe pensato. Per un candidato sindaco la perdita di memoria non è davvero un buon inizio.

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