Le dimissioni del sindaco di Roma sulla stampa internazionale: spunta il sospetto della “manina” di Renzi

Le dimissioni del sindaco di Roma sulla stampa internazionale: spunta il sospetto della “manina” di Renzi

La vicenda delle dimissioni del sindaco di Roma non poteva restare circoscritta alla politica nazionale. Due agenzie internazionali, l’Associated Press e la Reuters l’hanno immediatamente rilanciata, scrivendo di uno scandalo “Dinnergate” al Campidoglio. Ecco come la Reuters dà inizio al suo lancio: “il sindaco di Roma Ignazio Marino si è dimesso giovedì dopo uno scandalo sulle spese con la sua carta di credito che ha intaccato l’immagine del partito democratico del primo ministro Matteo Renzi”. Ora, questo lancio è stato l’apertura di molti media internazionali. Ovunque l’accusa contro il sindaco di Roma, il “Dinnergate”, è associato alla lesione dell’immagine del Pd, e del suo segretario. Poco oltre, la stessa Reuters ammette che “le dimissioni sono arrivate dopo un vertice al calor bianco con la Giunta, quando è stato chiaro che non v’era più la fiducia di Renzi e che Marino aveva perso la maggioranza in Consiglio. Quando l’ormai impopolare e isolato Marino ha rifiutato di farsi da parte, i suoi alleati più stretti in Consiglio comunale hanno detto che si sarebbero dimessi e che il Pd minacciava di presentare una mozione di sfiducia sul sindaco”.

Le dimissioni di Marino sulla stampa internazionale di lingua inglese

Il Washington Post titola: “il sindaco di Roma si dimette per un nuovo scandalo sulle spese”. Fox News: “il sindaco di Roma si dimette, accusato di aver speso il denaro dei contribuenti per cene private”. International Business Times: “Perché si è dimesso il sindaco di Roma? Ignazio Marino accusato di uno scandalo per 22.000 dollari di cene”. Financial Times: “il sindaco di Roma si dimette per lo scandalo delle spese”, e conclude con un commento: “le sue dimissioni creano una nube politica sulla città”. South China Morning Post: “Dinnergate: il sindaco di Roma costretto alle dimissioni per un conto di 20.000 euro in ristorante” (chissà cosa penseranno i cinesi leggendo questo titolo). Sputnik, agenzia di stampa russa: “il sindaco di Roma tormentato dallo scandalo affronta la sfiducia del suo partito”, e commenta: “Matteo Renzi ha preso le distanze e non ha più sostenuto il sindaco sotto assedio”. Rakyat Post, quotidiano della Malesia: “i conti del ristorante portano il sindaco Marino sull’orlo del burrone”. Bangalore Mirror, quotidiano dell’India: “Dinnergate: il sindaco di Roma nei pasticci per il conto del ristorante”, dove però nei pasticci è in realtà un gioco di parole che in inglese suona così: “in the soup”.

E sulla stampa di lingua francese

Le Monde: “Dinnergate: il sindaco di Roma annuncia le dimissioni”. Il quotidiano francese, però, spiega con molta obiettività che “il Dinnergate non è altro che l’ennesimo episodio di un lungo feuilleton messo in opera dai media italiani sulle gaffe, gli inciampi e le presunte malversazioni di questo ex chirurgo, considerato finora onestissimo”. Le Figaro stranamente ha un titolo in cui si parla di corruzione: “Corruzione: il sindaco di Roma si dimette”, mentre nel corpo dell’articolo si parla di scandalo delle note spese e del ritiro del sostegno da parte del Pd. Le Soir, quotidiano di Bruxelles: “il sindaco di Roma si dimette”, e nel corpo dell’articolo parla di scandalo delle note spese.

Gli articoli del Guardian e della FAZ insinuano il sospetto che le dimissioni siano state dettate da Palazzo Chigi

Più informato e ragionato l’articolo pubblicato dal Guardian, quotidiano britannico, che titola obiettivamente: “il sindaco di Roma si dimette sull’onda dello scandalo delle spese”. Tuttavia, il Guardian, che a Roma ha una corrispondente, Stephanie Kirchgassner, scrive: “per mesi sembrava che Marino riuscisse a sopravvivere a un sentimento generale di insoddisfazione per la sua guida perché sembrava inverosimile che il Pd volesse sbarazzarsene. Matteo Renzi, il primo ministro e capo del Pd, aveva preso le distanze da Marino e ne aveva messo in discussione la competenza, ma sembrava riluttante a rischiare un’elezione che avrebbe capovolto l’amministrazione della città a favore di un partito di opposizione, come il Movimento 5 Stelle. Ma uno scandalo recente sulle spese del sindaco lo ha costretto a porre fine alla sua carriera politica”. Anche la FAZ, la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha un corrispondente a Roma, Jorg Bremer, ed anche questo quotidiano tedesco mette l’accento sul fatto che “con le dimissioni di Marino, Renzi è finalmente libero di cercarsi un nuovo candidato”.

La menzogna politica induce alle dimissioni nei paesi a tradizione protestante. In Italia? Si tollera ben altro

Fermiamo il giro del mondo mediatico sulle dimissioni del sindaco di Roma. Sospettiamo che le conseguenze sull’immagine internazionale di Roma saranno un ennesimo colpo durissimo, molto più duro delle strade sporche o del funerale di un boss mafioso, che pure hanno avuto un’eco planetaria, alla vigilia dell’arrivo a Roma di milioni di pellegrini per il Giubileo. A due mesi esatti dall’inizio del Giubileo, il prossimo 8 dicembre, la città di Roma resta senza una guida politica. E lo resterà fino alla prossima primavera, quando e se sarà possibile votare per il nuovo sindaco, ammesso che Ignazio Marino confermi le dimissioni entro i prossimi venti giorni. Quel che la stampa internazionale evidenzia, però, è che il colpo di mano al Campidoglio non è solo il frutto del “Dinnergate”, lo scandalo degli scontrini delle cene del sindaco, ma soprattutto della volontà politica di Matteo Renzi di sbarazzarsi di un sindaco diventato improvvisamente ingombrante. Si accusa Ignazio Marino di aver mentito sulle spese? Lo si dica esplicitamente, perché nessuno lo ha ancora detto. In tutto il mondo la menzogna politica provoca e procura dimissioni. Nei paesi a forte impronta luterana e protestante, come la Germania, si sono dimessi un presidente della Repubblica e un paio di ministri sottoposti all’accusa di aver copiato la tesi di laurea. Una ministra britannica si è dimessa perché suo marito aveva acquistato un filmetto porno in albergo addebitandolo sul conto del ministero. Tutte le accuse sono state accertate e certificate. In un paese cattolico come l’Italia, invece, si consente a un senatore rinviato a giudizio per cinque volte, per reati gravissimi, di erigersi a “padre costituente” e condizionare la riforma della Costituzione. In un paese cattolico come l’Italia, in un’Aula parlamentare si è sostenuto il falso pubblicamente sostenendo che una tale signorina marocchina era nipote del presidente egiziano Mubarak, per salvare Berlusconi. E di casi italiani ve ne sono a decine, a centinaia.

Restano intatti alcuni interrogativi

Ma Ignazio Marino può essere accusato di aver detto il falso? Cosa ha spinto davvero il Pd romano e il suo presidente Orfini (su ordine di Palazzo Chigi?) ad accelerare la spinta verso le dimissioni di Marino? Si sono addensate troppe nubi sul Campidoglio, come giustamente scrive il Financial Times, e troppi corvi volavano prima e volano ancora. Vi sono ancora molte ombre e molte cose non dette e poco chiare in queste dimissioni del sindaco di Roma, sottoposto a una gogna mediatica che mai a nostra memoria è stata così larga e insistente. E se avesse ragione la Frankfurter Allgemeine Zeitung, per cui finalmente si libera, per Renzi, anzi a disposizione di Renzi, la poltrona chiave di sindaco di Roma?

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