Internet. Il Parlamento europeo approva, su proposta del governo italiano, la fine della Net Neutrality. Indignazione e rabbia in tutta Europa

Internet. Il Parlamento europeo approva, su proposta del governo italiano, la fine della Net Neutrality. Indignazione e rabbia in tutta Europa

Il prestigioso e autorevole quotidiano britannico Guardian ha pubblicato martedì un articolo con il quale denuncia la pessima legislazione uscita dal voto del Parlamento Europeo con la sostanziale cancellazione della cosiddetta Net Neutrality. Il Guardian punta esplicitamente il dito accusatore contro il governo italiano, reo, a dire del quotidiano, di aver cancellato nel novembre 2014, quando svolgeva la presidenza di turno, proprio la definizione di Net Neutrality e di Servizi specialistici, come eccezioni concettuali e operative per la diffusione del cosiddetto Open Internet.

L’accusa del commissario europeo all’innovazione digitale contro il governo italiano

In un altro articolo, datato appunto 14 novembre 2014, passato inosservato sulla nostra stampa, lo stesso quotidiano avvertiva delle perplessità del commissario europeo alla innovazione digitale sulla proposta del governo italiano di concedere ai service provider di offrire siti a diverse velocità, aprendo ovviamente corsie preferenziali ai siti a pagamento, e chiudendo di fatto la strada all’open Internet e alla Net Neutrality. L’Italia di Renzi dunque si è distinta in Europa per aver concesso privilegi alle aziende di telecomunicazione che offrono megavelocità per siti a pagamento. Ora, questa ideologia del consumo privilegiato e differenziato di Internet si è trasformata di legge europea, approvata dal Parlamento europeo. Renzi ne sarà felice. I consumatori, gli studenti, le nuove generazioni sono invece molto arrabbiati, perché tra sei mesi cambieranno molte cose nella navigazione in Internet con la fine della Net Neutrality.

Cosa è la Net Neutrality e perché è un principio sacrosanto e importante per tutti gli utenti della Rete?

La Net Neutrality è il principio per cui i service provider di Internet dovrebbero trattare tutti i contenuti online nella stessa misura, senza bloccare o rallentare specifici siti allo scopo di concedere ai siti a pagamento un trattamento preferenziale. È vero che il Parlamento europeo ha votato le nuove norme tese a conservare il principio, ma i critici sostengono che esso sia stato minato dalle falle legislative che “aprono la porta alla fine della neutralità della rete”. Il tentativo di chiudere queste falle mediante emendamenti è fallito proprio per assicurare sostegno sufficiente per il passaggio in Parlamento della nuova normativa. In base a questo voto, le regole sono immediatamente vigenti in tutti gli stati membri della UE, ma le autorità nazionali, che sono responsabili in ultima istanza del controllo della loro implementazione, non daranno avvio alla implementazione prima di sei mesi.

Molti parlamentari hanno considerato qualunque emendamento tendente a introdurre eccezioni come una riapertura del conflitto e un sostanziale blocco della normativa e hanno invece accettato la proposta del governo italiano di cancellare ogni riferimento alla Net Neutrality, una sorta di concessione ai provider di offrire una pista prioritaria ai siti a pagamenti. Con la fine della neutralità, le norme della UE consentono ora il cosiddetto “zero rating”, una prassi per la quale ad alcuni siti o applicazioni non vengono imposti limiti ai dati. Ciò dà a quei siti un vantaggio specifico quando si rivolgono a utenti con tetti rigorosi ai dati, come nel caso di Internet mobile. Le nuove norme consentono alle autorità nazionali di decidere se concedere o meno lo “zero rating” nel proprio Paese. Il caso più significativo di questa prassi è Internet.org, la piattaforma di Facebook per la diffusione dell’accesso in rete ai Paesi in via di sviluppo. Il servizio consente l’accesso gratuito ai siti, compresi Facebook e Wikipedia, ma la sua natura ridotta ha spinto l’inventore del web, Tim Berners-Lee, a consigliare di “dire solo no” a questa proposta.

Rabbia e indignazione delle organizzazioni dei consumatori e delle aziende ad alto contenuto tecnologico

Le organizzazioni europee dei consumatori hanno salutato con favore alcune riforme ma hanno anche avvertito che le eccezioni minano alle fondamenta l’intero edificio. “Una robusta legge sulla neutralità della rete implica protezioni contro un indebito management del traffico e le pratiche commerciali discriminatorie. Ciò che l’Europa dice sostanzialmente qui è che tutti i dati di Internet nascono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri”, citando non a caso il capolavoro di Orwell, La fattoria degli animali. L’accusa è grave: “le esenzioni danno la possibilità alle grandi compagnie di telecomunicazioni e ai content provider di continuare a modellare il mercato a discapito della scelta del consumatore. Queste pratiche sempre più comuni vanno invece regolate”. Amaro il commento di Mike Weston, capo esecutivo di Profusion, un servizio di consulenza per I dati scientifici: “il voto della UE apre la porta alla fine della neutralità della rete in Europa, cosa che potrebbe gravemente danneggiare le aziende tecnologiche e I consumatori. Per le aziende tecnologiche la fine della net neutrality è un disastro. Sarà molto più dispendioso operare per queste aziende che avranno l’obbligo di ascrivere valori diversi ai dati da caricare”.

Prima del voto in Parlamento, alcune aziende avevano inviato una lettera aperta in cui erano espressi i timori per la proliferazione di buchi legislativi e di eccezioni nella legislazione. Le eccezioni, scrivevano, “mettono a repentaglio il futuro delle startup e della crescita economica nella UE. Creano anche barriere alle startup americane e a quelle aziende che cercano di entrare nel mercato europeo. Crediamo che il futuro dell’open Internet in Europa sia in pericolo e che sia urgente un’azione immediata”.

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