Una “cosa” di Fubini, sul Corriere: Tsipras come i colonnelli golpisti

Una “cosa” di Fubini, sul Corriere: Tsipras come i colonnelli golpisti

Non avrebbe bisogno di alcun commento la “cosa” comparsa sul Corriere della sera di lunedì, che non ci sentiamo di chiamare articolo per il rispetto che, malgrado tutto, abbiamo ancora per questa nostra professione. Ma la “cosa” a firma Federico Fubini compare come editoriale sul quotidiano più letto nel nostro paese, una volta fiore all’occhiello della borghesia milanese, ora “organo” di un gruppo di imprenditori, esponenti della grande finanza che pare gestire direttamente, non senza qualche lite in casa, l’informazione. Ognuno ha il diritto di pensare quel che vuole, di scegliere amici e avversari. Il giornalista fa parte di questi “ognuno” cui la Costituzione garantisce libertà individuali e collettive. Ma ha qualche responsabilità in più del cittadino proprio perché deve informare quel cittadino. Senza informazione quel cittadino non è libero, è un suddito, quando va bene, un cortigiano quando va male. Il giornalista ha il diritto di esprimere la propria opinione, ma deve sempre tener conto del cittadino che ha il diritto di essere informato. Lui è il “mezzo” attraverso il quale si forma la coscienza nazionale, scuola, cultura, informazione.  Non ci permettiamo di fare le bucce, come si dice, al Fubini che racconta la notte di Piazza Syntagma dove sventolano le “bandiere del no”, gli slogan sui manifesti, ci fa sapere il nostro, recitano “graphoume istoria” (scriviamo la storia). Non sappiamo se il Fubini era ad Atene o  se ha guardato qualche immagine diffusa dalle tv di tutto il mondo. Resta il fatto, gravissimo a nostro parere, che invece di una legittima ovviamente critica politica, basata magari su una reale conoscenza dell’economia, di quanto è avvenuto nel corso degli anni, di quale tirannia da Troika sia stato succube il popolo greco, di quanto abbia pagato in termini di salari, pensioni, posti di lavoro, il nostro ha fatto ricorso ad offese brucianti. Facendo passare Tspiras  per un demonio, uno che truffa il suo popolo.  “Il premier –  scrive – dovrà fare i conti con le sue promesse, che entro poche ore, rischiano di rivelarsi altrettante menzogne”.

Gli elettori si accorgeranno di avere a  che fare con l’ennesimo demagogo 

Poi, quasi un incitamento alla rivolta da parte degli elettori. “Non è certo che gli elettori manterranno l’ordine pubblico –scrive – quando scopriranno di avere a che fare con l’ennesimo demagogo”. Parole che ci provocano un brivido, freddo in giornate di insopportabile calore, il ricordo della tragica fine di  Allende. Il nostro scribano invece richiama, non si capisce bene a quale fine, la guerra di Spagna.  Sentite che dice: “Riletta ora in una Atene lacerata c’è un’altra pagina di storia che all’improvviso appare, perversamente, l’atto fondante di questa Unione Europea: la guerra di Spagna. Fu quello il primo episodio in cui migliaia di ragazzi da tanti paesi accorsero a schierarsi nella guerra ideologica di uno solo”. Agghiacciante. Fubini non si accontenta di dare una immagine ai limiti del delirio di Atene  nella notte del voto schiacciante a favore del “no” chiesto da Tsipras. Dovrebbe sapere che l’espressione di voto è un fatto di democrazia, mai lacerante. C’è chi vince e c’è che perde. Dovrebbe sapere che a questo popolo più volte è stato impedito il voto libero, dai fascisti italiani, dai nazisti tedeschi, dai colonnelli protagonisti del colpo di stato, torturatori di chi si opponeva al loro potere, che per sette lunghi anni privarono il popolo di ogni libertà. Furono gli studenti dell’Ateneo di Atene e i portuali del Pireo ad accendere la scintilla della lotta democratica, cacciando i dittatori. Stia sereno il Fubini, i cittadini ellenici non hanno bisogno di lezioni democrazia. Ma lui l’impavido, lo scriba senza paura, parla di “tragico radicalismo di Tspiras”. Davvero interessante l’analisi: è la prima volta che il radicalismo diventa “tragico”, una nuova categoria della politica che fa il paio con i “gufi” di Renzi. Non basta. Si parla di “creditori che hanno cercato  di sanzionare  la condotta irresponsabile della Grecia, anche per fermare il contagio della sua politica anti-sistema “. Sarebbe interessante conoscere quale è la “politica pro sistema” secondo Fubini. Sorvoliamo per andare alla sostanza.

Il “salto nel buio” del premier greco

Fubini, trasformatosi in Ercole Poirot, va alla ricerca del “vero” Tspiras. Scrive, trattenete l’ilarità: “Pochi si sono accorti che nel frattempo il suo governo (di Tsipras, ndr) stava cambiando natura: da forza di sinistra, a partito della nazione tutto ‘dignità’, intimidazioni ai poteri indipendenti ( leggi Fondo monetario, risata sulla sua indipendenza ndr) e ammiccamenti al ruolo dell’esercito per mantenere l’ordine”. Una specie, insomma, di nuovo Pattakos, il colonello che organizzò il colpo di stato. Insomma, a conclusione, la lapidaria sentenza dell’editorialista del Corriere: “Tsipras ha scelto il salto nel buio”. Sentenza senza possibilità di appello. Fubini dixit. Non si illuda il giornalista. Non è l’oracolo di Delfi. Ce n’è stato uno solo. Gli altri sono maghi, saltimbanchi, imbonitori.

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