Tommaso Delli Paoli, segretario del sindacato di Polizia della Cgil: troppi suicidi tra i poliziotti

Tommaso Delli Paoli, segretario del sindacato di Polizia della Cgil: troppi suicidi tra i poliziotti

“I morti per suicidio nella Polizia di Stato ormai non si contano più. E tutto avviene nel silenzio assordante del Dipartimento della Pubblica sicurezza. Una strage, per la quale nessuno si prende il disturbo d’interrogarsi sul perché tale fenomeno accada e, soprattutto, cosa fare per evitare che continui”. È un urlo silenzioso, com’è nello stile responsabile del Silp Cgil, quello lanciato dal segretario nazionale Tommaso Delli Paoli riguardo lo stress lavoro correlato dei propri colleghi. Dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita, con la propria pistola d’ordinanza, dieci poliziotti (senza contare quelli avvenuti nelle altre forze di polizia). Servono, allora, maggiori controlli della catena di comando e l’apertura di sportelli di ascolto che, garantendo l’anonimato, consentano a ogni operatore di esternare il proprio stato emotivo.

Per il Silp Cgil, il ministero dell’Interno tende colpevolmente a minimizzare l’impatto dello stress sul lavoro in polizia. A ogni nuovo caso, spiega Delli Paoli, i vertici del Viminale “associano tale insano gesto a vicende personali riconducibili alla sfera privata e familiare, senza mai avviare indagini interne per appurare se le motivazioni possano essere causate da disagio lavorativo o vessatorio da parte del superiore gerarchico”. Spesso si guarda il poliziotto “in modo asettico, sottovalutando il peso della responsabilità che grava sulla sua funzione nel produrre la necessaria sicurezza per i cittadini, tra l’altro avendo a disposizione pochi mezzi e strumenti”.

La situazione dei poliziotti italiani è veramente al limite della sopportazione. “Turni di servizio estenuanti, spesso senza neanche le previste 11 ore di interruzione tra due turni per il recupero psicofisico; l’umiliazione di vivere in ambienti malsani e privi di ogni requisito di legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”. A questo si aggiungono “uno stipendio da fame che ci relega sotto la soglia della povertà e che non permette di far vivere la propria famiglia in modo dignitoso”, e poi “straordinari non pagati, missioni e trasferte rimborsati con inaccettabili ritardi, indennità pagate dopo anni”.

Il segretario nazionale Tommaso Delli Paoli sottolinea anche le frustrazioni cui sono soggette le forze dell’ordine. Come quelle di veder scarcerato il colpevole di un reato “dopo aver rischiato la propria vita per assicurarlo alla giustizia”, oppure di sentirsi “additare come picchiatori” soltanto per il fatto di “fronteggiare situazioni di ordine pubblico a protezione dei palazzi istituzionali”. O ancora il dover “operare di fronte a chi rivendica migliori condizioni di vita, quali i disoccupati o chi difende il posto di lavoro”, oppure “quando si deve strappare un bambino al genitore non affidatario o, peggio ancora, quando si deve avvisare un genitore della morte del proprio figlio a seguito di un incidente stradale o evento criminoso”.

Tutte situazioni emotivamente stressanti, che il poliziotto si trova ad affrontare nel corso della sua giornata. “Il poliziotto non è una macchina” dice l’esponente del Silp Cgil, ma “una persona che vive la società come ogni cittadino, e per questo portatore di sentimenti come tutti”. Ma molto spesso “viene lasciato solo e abbandonato al suo destino, senza che nessuno si accorga del suo disagio personale. E con un’Amministrazione capace solo, in caso di paventata sofferenza, di togliergli pistola e tesserino, senza alcuna rete di protezione, inducendolo così a nascondere il proprio stato di stress accumulato, cosa che in alcuni si rivela fatale”.

Da qui, in conclusione, le richieste del Silp Cgil. Il sindacato di polizia “ritiene che un’Amministrazione attenta alla salute dei propri appartenenti dovrebbe farsi carico di un maggior controllo della catena di comando, che spesso si dimostra insensibile e vessatoria, e garantire al lavoratore di polizia quella giusta e necessaria serenità operativa, evitando così il nascere di fattori di rischio. Nel contempo, occorre avviare l’apertura di sportelli di ascolto che, garantendo l’anonimato, consentano a ogni operatore di esternare il proprio stato emotivo”.

da rassegna.it

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.