Grecia: giornate convulse per il suo futuro. Tsipras cerca di convincere i dissidenti di Syriza e non paga le rate del FMI in scadenza. Dimissioni o rimpasto?

Grecia: giornate convulse per il suo futuro. Tsipras cerca di convincere i dissidenti di Syriza e non paga le rate del FMI in scadenza. Dimissioni o rimpasto?

La mattinata del 14 luglio 2015 forse passerà alla storia assai più di quella del 13, con l’approvazione dell’accordo con la Grecia sul debito. Proprio l’approvazione, ieri, dell’accordo, con quelle clausole recessive e francamente indigeribili per il popolo greco, ma con quella promessa di 85 miliardi di euro, che potrebbero salvare il Paese, è al centro di un convulso e teso dibattito nel gruppo dirigente e parlamentare di Syriza, al termine del quale è possibile che Tsipras annunci le dimissioni, oppure il ricorso ad un rimpasto. Sembra che siano ormai più di una trentina i deputati dissidenti di Syriza, e il loro numero può crescere di minuto in minuto. I deputati di Syriza sono 149 su 300, e una defezione di almeno 30 di loro metterebbe in crisi governo e maggioranza.

Tuttavia, mentre scriviamo, è giunta la dichiarazione di Kammenos, leader di Anel, gli indipendentisti che fanno parte del governo, di totale appoggio a Tsipras. Questa è la notizia che Tsipras aspettava e per la quale ha lavorato in queste ore: la tenuta della maggioranza, facendo cadere il peso delle responsabilità politiche sui dissidenti di Syriza. Kammenos ha rilasciato una dichiarazione importante: “è chiaro a tutta l’Europa che la scorsa notte è stato effettuato un golpe. Il primo ministro è stato costretto a firmare un accordo molto molto diverso. E il golpe sta continuando qui, in Grecia, dove qualcuno vuole che il governo cada. Per questo continueremo a sostenere lealmente Tsipras”. È un’affermazione bomba, che giunge proprio mentre è in corso il difficile dibattito nel gruppo di Syriza. Vedremo quali conseguenze avrà.

Qualunque sarà il voto, sembra che questa maggioranza che ha governato la Grecia dal 26 gennaio debba confrontarsi sul tema più decisivo della sua storia: quali concessioni alla troika in cambio di denaro fresco. Lo stesso Tsipras pare abbia preso atto della situazione, ma continua a sostenere che il suo mandato era preciso: evitare la Grexit guidata dalla Germania, rimedio peggiore del male. Anche nella mattina di martedì, fonti vicine al leader di Syriza fanno sapere che egli ha tenacemente e fieramente difeso la firma sull’accordo, proprio per gli effetti politici ed economici benefici che potrebbe avere sull’intera Europa. Ovviamente, sul giudizio sull’accordo pesano le critiche pesantissime sul piano di riforme imposte dalla eurozona, che secondo alcuni porteranno ulteriore recessione alla già stremata economia greca.

La determinazione di Tsipras è tale da aver chiarito con i suoi parlamentari che sul piano politico è pronto ad un rimpasto governativo, oggi stesso. La posizione più dura contro l’accordo è stata assunta dal ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, il quale pone un problema in più a Tsipras. Fonti interne a Syriza dicono che “la scelta potrebbe essere quella di un rimpasto dopo il voto parlamentare, ma non si può prevedere nulla allo stato delle cose”. Altri scenari previsti nel corso della riunione dei parlamentari di Syriza prevedono appunto la formazione di un governo ponte di scopo, che potrebbe varare riforme pesantissime per ricevere subito aiuti economici.

In realtà, la domanda di fondo è la seguente: chi si assume la responsabilità di varare riforme impopolari? L’altra grande preoccupazione emersa nel dibattito è di assumere come prioritaria la sopravvivenza del governo di Syriza, altrimenti il messaggio sarebbe quello di una parentesi di sinistra al potere in Grecia. L’intervento del ministro dell’Interno Voutsis è stato il più chiaro su questo punto: “sarà tutto giudicato col rafforzamento delle autentiche politiche del governo, che non saranno solo quelle dettate dall’accordo”. Lo stesso ministro ha giudicato “difficilissimo e pessimo” l’accordo, ma ha voluto inviare un messaggio di ottimismo: “adotteremo contromisure sociali che restituiranno la speranza al nostro popolo”. Lo stesso portavoce di Syriza, Nikos Filis, ha sollecitato i deputati a sostenere Tsipras, per evitare di fare il gioco degli avversari della Grecia: “Non è stato un golpe quanto accaduto a Bruxelles? Cosa è accaduto? Non hanno detto: o questo accordo oppure facciamo fallire depositi e banche greche? Il governo è stato sottoposto a questa minaccia da forze politiche ed economiche che non hanno perdonato alla Grecia di aver fatto scelte diverse. Spesso facilitiamo proprio questi progetti. Non possiamo finire come una specie di interregno di sinistra con la complicità del popolo di sinistra”.

Mentre ad Atene si piange, a Bruxelles è riunito l’ECOFIN, il consesso dei ministri economici, che lavora per reperire i fondi per il cosiddetto finanziamento ponte per concedere alla Grecia denaro fresco, in modo che riparta l’economia. Il presidente dell’eurogruppo Dijsselbloem ha detto ai giornalisti che saranno esaminate, con l’aiuto di Draghi e della BCE, tutte le possibili soluzioni legali per la concessione immediata del finanziamento ponte. Anche perché è ormai a tutti noto che la Grecia non solo non ha pagato la rata al Fondo Monetario Internazionale scaduta il 30 giugno, di circa un miliardo e mezzo di euro, ma non ha pagato neppure quella in scadenza ieri, di altri 460 milioni di euro. E difficilmente potrà rimborsare la rata di 3,2 miliardi di euro dovuta alla BCE in scadenza il prossimo 20 luglio. Il fabbisogno finanziario greco per luglio e agosto 2015 si approssima agli otto miliardi di euro, pena il fallimento dello stato.

E se sul piano politico sembra che il dibattito possa volgere a favore di Tsipras e del suo governo, probabilmente chiamato ad un rimpasto, sul piano sociale ecco le prime sfide. Il sindacato greco Adedy ha indetto uno sciopero proprio per mercoledì 15 luglio, in reazione al piano di riforme previsto dall’accordo, che, dice, avrà ricadute pesantissime sui lavoratori e sulle imprese. Oltre allo sciopero, il sindacato ha previsto una manifestazione in piazza Syntagma ad Atene per la serata di mercoledì, quando l’accordo sarà votato dal Parlamento. Un altro fronte aperto che Tsipras dovrà fronteggiare immediatamente: il consenso sindacale e dei lavoratori alle sue scelte di governo.

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