Campidoglio. Le mani sulla città. Roma fa gola ai poteri forti. Repubblica inventa un vicesindaco al giorno

Campidoglio. Le mani sulla città. Roma fa gola ai poteri forti. Repubblica inventa un vicesindaco al giorno

Prima  o poi c’azzecca. La retroscenista numero uno di Repubblica, per quanto riguarda le vicende del Campidoglio, ogni  giorno indica il  candidato destinato a diventare vicesindaco al posto del dimissionario Luigi  Nieri. Racconta di incontri, riunioni, mette fra virgolette, come è d’uso nel giornalismo che guarda dal buco della serratura, ciò che è stato detto fra  questo e quello, chiusi in una stanza. L’esponente di Sel faccia a faccia con Marino ha affermato, il sindaco ha risposto. Giovanna Vitale è impareggiabile. I titolisti di Repubblica non sanno più a che santo rivolgersi. Un  giorno il quotidiano diretto da Ezio Mauro spara: sarà Vendola il vicesindaco, magari prima farà l’assessore alla cultura, questa l’indicazione data da Sel a Marino. Addirittura indica anche il nome di chi ha avanzato la proposta, cioè il coordinatore di Sinistra e libertà, Fratoianni. Il quale smentisce. L’impavida cronista insiste. Annuncia che proprio Fratoianni vedrà Marino e farà la proposta relativa a Vendola.

Non più Vendola ma Marco Causi sarebbe il nuovo vicesindaco, ma lui non ne sa niente

La cosa cade lì. Niente paura. L’impavida cronista ha già pronto un altro vice per Marino. E Repubblica titola: “In pista c’è Causi”. Già perché sarebbe stato proprio il  “chirurgo dem a rispondere picche” a proposito della candidatura di Vendola. Aggiunge la retroscenista impavida: “Per nulla disposto (il chirurgo dem ndr) a farsi oscurare da un pezzo da 90 come l’ex governatore pugliese”. Già che c’è chiama in causa anche il commissario Orfini, presidente del Pd, che “ha manifestato forti perplessità a farsi dettare nomi e strategia dall’ala sinistra della coalizione che guida l’Urbe”. Ma come, prima si chiede a Sel di fare un nome, si scrive anche che un vicesindaco può essere scambiato con due assessori, nel caso che al posto di Nieri vada uno del Pd, poi ci si inalbera se Sinistra e libertà fa un nome?  La realtà è che Sel quel nome non l’ha messo in campo. E così si arriva a Causi. “L’ex assessore di Veltroni sostituirà Causi”. Può anche avvenire, fare quel nome è facile vista la stima che gode nel Pd, negli ambienti politici romani e nazionali. È in predicato di diventare presidente della Commissione Finanze della Camera. Un punto di forza di Renzi in procinto di  attuare la “turnazione” dei presidenti di Commissione. Sarebbe stato lo stesso premier a cambiar opinione  facendo la “offerta che non si può rifiutare”, scrive Repubblica. Si dà il caso che lo stesso Causi smentisca, dice che non ne sa niente. Ma l’impavida retroscenista non si scoraggia.

Consiglieri e assessori del Pd non hanno ancora affrontato il problema vicesindaco

Non ne sanno niente neppure i consiglieri comunali del Pd, gli assessori, nessuno ne ha discusso. Al momento che Marino, dicono, avrà messo a punto una proposta, il gruppo del Pd avrà o no il diritto di pronunciarsi?  Secondo la “teoria” politica  renziana la risposta è no. E ciò vale anche per Marino. Decide l’uomo solo al comando. E come è noto Renzi Matteo non vede di buon occhio i “compagni” di Sel. Come uscirne? Come dare nuova forza, rilanciare una nuova fase della Amministrazione capitolina, recuperando in primo luogo un rapporto con la città, con il popolo romano? Come affrontare  i problemi dell’oggi e quelli del futuro, che ormai è il presente, Giubileo in primo luogo?

Il valore dell’alleanza con Sel. O Renzi pensa già a nuovi schieramenti?

Ignazio Marino, a fronte delle richieste programmatiche di Sel, risponde che “il nostro è un governo di sinistra, le loro richieste sono condivisibili”.  Ma l’alleanza con Sel è un fattore di stabilità, un valore di sinistra, appunto, o Renzi pensa già a nuovi schieramenti sia nel caso si vada a breve alle elezioni che alla scadenza naturale? Sono in molti a voler mettere le mani sulla città. Il fatto che i media dei grandi editori, o meglio dei grandi imprenditori locali e non, di gruppi che operano nella grande finanza, un giorno sì e l’altro pure, i cosiddetti poteri forti attaccano Marino e la sua Giunta che, a dir la verità, prestano il fianco con una politica incerta e barcollante, dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Roma non può e non deve diventare un punto di riferimento, prove d’orchestra per  sperimentare quel partito nazionale, quella alleanza con il centrodestra. Verdini e i verdiniani sono la punta avanzata di questa sperimentazione. A Roma c’è già chi è pronto ad operazioni di questo genere. Non è un caso che un esponente del mondo dei costruttori come Marchini abbia già drizzato le antenne e alzato la coda.

L’assemblea nazionale del Pd all’Expo. Si parlerà anche del “caso” Roma

Gli esponenti della minoranza Pd, area Bersani-Speranza, definiscono questa operazione “film dell’orrore”. Non vorremmo che essendo Roma la capitale dello spettacolo questo filmaccio partisse proprio  da questa città. Domani, sabato, anche di questo si parlerà alla assemblea nazionale del Pd che si riunirà  alle ore 10 all’Expo di Milano. Non è un belvedere che Il Pd, partito di governo fra l’altro, il cui segretario è anche il premier, si riunisca in una sede “commerciale”, dove si propagandano prodotti, si vendono e si comprano. Si fanno affari, insomma. Dicono i maligni che qualcuno dovrà pagare il biglietto d’ingresso. Chi? E Farinetti potrebbe offrire un rinfresco. Chi meglio di lui.

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