Sentenza storica in Canada: un Tribunale condanna i giganti del tabacco a risarcire 15 miliardi di dollari

Sentenza storica in Canada: un Tribunale condanna i giganti del tabacco a risarcire 15 miliardi di dollari

Tre compagnie del tabacco stanno preparando il ricorso in appello contro una sentenza storica di un Tribunale canadese che le ha condannate ad un risarcimento per danni di 15.6 miliardi di dollari canadesi. Il giudice del Tribunale del Quebec, Brian Riordan, ha detto che le compagnie hanno tratto profitto a danno della salute dei consumatori, ed ha accettato le motivazioni dei legali che hanno presentato la più numerosa class-action dello stato canadese.

Bruce Johnstone, legale di una delle aziende che ha chiamato in giudizio le compagnie del tabacco, ha definito la sentenza “storica – non solo per la compensazione delle vittime ma anche per la salute pubblica e la responsabilità diretta”. Nello stato canadese del Quebec più di un milione di fumatori e di ex fumatori hanno chiesto i danni, in base al fatto che le compagnie sapevano che esse stavano vendendo prodotti dannosi, ma ne hanno nascosto i rischi. La vicenda giudiziaria ha interessato due gruppi di querelanti: coloro che si sono ammalati gravemente per il fumo e coloro che invece non riescono a smettere di fumare. Il giudice Riordan ha accolto le querele contro tre compagnie del tabacco: Imperial Tobacco Canada, di proprietà della British American Tobacco; Rothmans, Benson & Hedges, di proprietà della Philip Morris; e JTI Macdonald Ltd, della Japan Tobacco.

“Le compagnie hanno guadagnato miliardi di dollari a spese dei polmoni, delle gole e della salute generale dei consumatori”, ha scritto il giudice nella sentenza di ben 276 pagine. “Se alle compagnie fosse concesso di proseguire liberamente, quale sarebbe il messaggio alle altre industrie che oggi o domani dovessero trovarsi in tale conflitto morale?”, si è anche chiesto il giudice.

Una delle querele è stata presentata da Jean-Yves Blais, che è morto di cancro ai polmoni a 68 anni, nel 2012. Nel corso di una conferenza stampa a Montreal, la vedova ha sollecitato tutti a smettere di fumare. “La vostra salute è totalmente perduta”, ha detto Lise Blaise, mostrando le ultime, terribili foto di suo marito. “Ho atteso questo momento, il momento del giudizio per 17 lunghi anni”, ha detto la vedova Blais, “Ho sempre pensato che avremmo vinto e abbiamo vinto”.  Le richieste di risarcimento furono presentate nel 1998, infatti, ma il processo ebbe inizio solo nel 2012. Le udienze si conclusero nel dicembre di quell’anno, dopo un corteo di 76 testimoni e la raccolta di 43.000 documenti. Ieri, finalmente, la sentenza di condanna delle grandi multinazionali del tabacco.

Le tre compagnie devono ora dividersi la somma da risarcire, in base alle responsabilità accertate dalla corte: la Imperial Tobacco dovrà pagare due terzi del totale, 10.5miliardi di dollari canadesi, mentre RBH dovrà sborsare il 20%, 3,1 miliardi di dollari, e la JTI il restante 13%. Ovviamente le multinazionali hanno già annunciato il ricorso in appello. Le loro case madri hanno fatto sapere che, nonostante la caduta del loro titolo sul mercato azionario, non procederanno al pagamento dei risarcimenti prima di una sentenza finale in appello. E così, hanno tenuto buoni gli investitori, pensando che ottimi avvocati e una diversa giuria potrebbero giungere a rivedere la condanna. Con quali motivazioni? Le tre compagnie si difendono sostenendo che è dagli anni Cinquanta che essi scrivono sui pacchetti della gravità dei danni del fumo sulla salute, e ciò basta perché i consumatori sono adulti e consenzienti, quando acquistano le sigarette. Tuttavia, un giudice, nel lontano Canada, ha sostenuto, in una sentenza di 276 pagine, che non basta informare solo sui danni alla salute delle sigarette, ma i consumatori andrebbero informati al meglio sul processo industriale di produzione e su ciò che accade quando una sigaretta brucia. Non sappiamo come finirà in Canada, ma quella vicenda potrebbe essere un ottimo suggerimento per le nostre associazioni di consumatori e per quelle associazioni di parenti delle vittime da cancro ai polmoni per fumo che da anni, anche in Italia, cercano di organizzare una class-action.

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