Scuola, nuova offensiva dei sindacati verso Renzi. “Riceveteci, ascoltateci”. Dal 23 al 25 giugno mobilitazioni

Scuola, nuova offensiva dei sindacati verso Renzi. “Riceveteci, ascoltateci”. Dal 23 al 25 giugno mobilitazioni

Le parole di Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, illustrano alla perfezione quanto sta accadendo in queste ore e in questi giorni nel dibattito in Commissione Cultura e Istruzione al Senato a proposito del Disegno di legge di riforma della scuola. Ricordiamo che le opposizioni hanno legittimamente presentato circa tremila emendamenti, col fine abbastanza esplicito di ritardarne o bloccarne l’approvazione. La mosse del premier sono state due, contraddittorie l’una con l’altra. Prima, a Porta a Porta aveva detto che “con tremila emendamenti non si faranno le centomila assunzioni”, scaricando sul Parlamento responsabilità non sue, e ha aggiunto che il Ddl sarebbe rimasto fermo in attesa di una Conferenza nazionale sulla scuola da tenersi a luglio. Poi ha cambiato opinione, ed ha annunciato di voler approvare subito il Ddl, attraverso l’uso di un maxiemendamento e due voti di fiducia, in modo da mettere il bavaglio ai dissenzienti. Ora, approvare un pessimo disegno di legge contro la volontà di docenti, studenti, famiglie, organizzazioni sindacali e parlamentari è un ennesimo colpo alla democrazia costituzionale del nostro paese, complici i senatori del Pd di area renziana e non che voteranno il provvedimento e gli alleati di Ncd. Insomma, si era aperto uno spiraglio al confronto, e subito è stato richiuso da Renzi. Un vero colpo di mano.

La dura posizione di Pantaleo, Flc-Cgil

Così, a pochi giorni dalla ripresa del dibattito in Senato, martedì 23 giugno, i sindacati confederali e della scuola sono tornati a farsi sentire sabato 20 giugno, nella speranza di un ripensamento, di un improvviso rinsavimento dell’ultim’ora. Le parole di Domenico Pantaleo, dicevamo, sono lapidarie: “il Presidente del Consiglio Matteo Renzi cambia ancora una volta le carte in tavola sul disegno di legge sulla scuola. Aveva sostenuto che voleva ascoltare tutti prima di valutare come procedere con il disegno di legge sulla brutta scuola mentre adesso intende mettere la fiducia, nonostante sia stato dimostrato che le assunzioni si possono fare a prescindere dai pessimi contenuti del provvedimento. In realtà le tante lobby che vogliono impadronirsi della scuola pubblica premono per fare approvare una legge impresentabile e incostituzionale utilizzando l’arma dei precari. Le stabilizzazioni sono una necessità per migliorare la qualità del sistema di istruzione e non una gentile concessione del governo Renzi. Il vero rischio per l’inizio del nuovo anno scolastico non è la non approvazione di quel disegno di legge ma l’esatto contrario e stiano sereni che non consentiremo di trasformare le scuole in aziende. Dignità e libertà non sono in vendita e per questa ragione non molleremo. Il mondo della scuola è con noi e ci chiede nei prossimi giorni e fin dall’inizio del nuovo anno scolastico di andare avanti con le mobilitazioni. Il Governo e il Parlamento decidano se vogliono continuare a sfidare chi nella scuola vive e lavora o aprire un reale confronto per arrivare a scelte condivise”.

Il calendario delle mobilitazioni

Roma, 23, 24 e 25 giugno, sempre alle ore 17, tre giorni di mobilitazione nei pressi del Senato, a piazza delle Cinque Lune, in prossimità di Corso Rinascimento. Il 30 giugno a Bologna, manifestazione generale della scuola e del personale ATA.

La lettera dei segretari confederali a Matteo Renzi e il comunicato stampa

Intanto, sabato, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Furlan e Barbagallo, scrivono una lettera a Matteo Renzi per chiedere un incontro urgentissimo. “l’iter parlamentare del DDL Buona Scuola”, scrivono i segretari sindacali, “è caratterizzato da incertezze e criticità rispetto all’obiettivo più volte dichiarato dal Governo. L’impegno, assunto dal Governo il 12 maggio scorso, di avviare un confronto costruttivo con le rappresentanze sindacali per modificare i punti critici del testo di legge, ad oggi, non ha trovato riscontro. Le chiediamo, quindi, alla vigilia della ripresa della discussione parlamentare, una convocazione in tempi rapidissimi e l’apertura di un confronto vero con le OO.SS. Confidando nella Sua attenzione, porgiamo distinti saluti”.

Accanto alla lettera, i segretari confederali hanno anche redatto un comunicato stampa per offrire, nuovamente, all’opinione pubblica materiale di dibattito sulla riforma renziana della scuola e sull’opposizione sociale e politica contro di essa. “L’iter parlamentare del DDL Buona Scuola è caratterizzato da incertezze e criticità rispetto all’obiettivo più volte dichiarato dal Governo di approvare in tempi rapidi il progetto di riforma. Tali criticità sono il segno che l’ascolto reale del mondo della scuola non si è mai realizzato anche a fronte delle grandi mobilitazioni e proteste che hanno segnato gli ultimi mesi, a partire dallo sciopero del 5 maggio scorso.
Il prezzo di tale atteggiamento dell’Esecutivo può essere altissimo per tutti quei precari che attendono la stabilizzazione del posto di lavoro e per il mondo della scuola – studenti, insegnanti, dirigenti e personale Ata – che attende un’inversione di tendenza rispetto alle politiche messe in campo negli ultimi anni che hanno considerato l’istruzione un costo da tagliare più che una grande rete pubblica da valorizzare. Anche l’impegno, assunto dal Governo il 12 maggio scorso, di avviare un confronto costruttivo con le rappresentanze sindacali per modificare i punti critici del testo di legge si è risolto in un nulla di fatto. Ascolto e confronto presuppongono la disponibilità a determinare cambiamenti, disponibilità che non abbiamo mai riscontrato fino ad oggi nell’Esecutivo.
Alla vigilia della ripresa della discussione parlamentare, pertanto, chiediamo che il Governo, dando seguito agli impegni assunti, ci convochi per aprire in tempi rapidissimi un confronto vero con le rappresentanze sociali, garantendo comunque subito le assunzioni tramite decreto.
La scuola pubblica, come ci ricorda Calamandrei, è ‘organo costituzionale’ ed ‘espressione di unità, di coesione e di uguaglianza civica’: non può diventare strumento di battaglie politiche che poco hanno a che fare con il merito delle questioni: su questo terreno, non ci sono vincitori né vinti.
Noi vogliamo che vinca la scuola, auspichiamo lo voglia anche chi ha la responsabilità di guidare il paese”.

I senatori Tocci e Mineo criticano aspramente Renzi per il voltaggabana

Sul blog di Walter Tocci, senatore Pd molto vicino alle posizioni di Giuseppe Civati, è apparso un corsivo firmato con Corradino Mineo, altro senatore “dissidente”, col quale si stigmatizzano i comportamenti di Renzi e si critica aspramente il suo voltaggabana rispetto alle aperture al dialogo. “Leggiamo sulla stampa”, scrivono Tocci e Mineo, “che si è tenuta stamane una riunione a Palazzo Chigi con i parlamentari che si occupano di scuola. Non siamo stati invitati. Nelle riunioni precedenti avevamo portato contributi a volte critici ma sempre propositivi. È uno sgarbo che dispiace e stupisce”.

“La decisione di porre la fiducia”, proseguono i due senatori, “blocca il confronto con il Parlamento e con il mondo della scuola. È una scelta incomprensibile. Tutti avevamo salutato con favore la consultazione di luglio con gli insegnanti i presidi, gli studenti, le famiglie i sindacati proposta dal Presidente Renzi. Perché non mantiene l’impegno? Il governo dovrebbe dare certezze in questo momento difficile per il Paese. Non è rassicurante che prima prometta il dialogo con i movimenti e poi imponga il voto di fiducia in Parlamento. Se fosse confermata l’intenzione, sarebbe difficile riscrivere il disegno di legge come sarebbe necessario. Si rischierebbe un passo indietro nella qualità della scuola: il potere discrezionale dei presidi aprirebbe la breccia al clientelismo; il premio agli insegnanti andrebbe a chi alza i voti degli studenti; i bonus fiscali per i ceti alti sostituirebbero le borse di studio per i meritevoli, anche se privi di mezzi, come dice la Costituzione; le deleghe in bianco al governo metterebbero in discussione alcuni caratteri positivi della scuola italiana, ad esempio l’integrazione dei disabili che è oggi un’eccellenza internazionale; il precariato non sarebbe eliminato, molti giovani docenti che potrebbero dare qualità alla scuola rimarrebbero fuori della porta.

Infine, concludono, “Vogliamo sperare che ci sia ancora la possibilità di un confronto. Stavolta chiediamo al Presidente del Consiglio di non cambiare idea, mantenga l’impegno a dialogare con la scuola”.

Share

Leave a Reply