Louisiana: l’America che non eravamo abituati a vedere

Louisiana: l’America che non eravamo abituati a vedere

Esiste un’America patinata, confezionata e venduta a buon mercato come un hamburger di  McDonald’s.  Esiste un’America libertaria e liberale che lotta, o crede di lottare, per valori cardine della civiltà  moderna. Un’ America brillante, all’avanguardia, terra in cui qualsiasi sogno sembra realizzabile.  Paese delle meraviglie raccontato in tv da imbonitori che gridano a gran voce la bellezza di questo  grande luna park, e non faticano a volgarizzare e mercificare motti come I have a dream, o il più  recente Yes, we can!  Esiste poi un’altro lato della medaglia, molto meno scintillante, sicuramente più corroso e  decrepito. Questo risvolto negativo è Louisiana, l’America raccontata da Roberto Minervini che,  non a caso, sottotitola con The Other Side il suo ultimo lavoro.  Un documentario che non vuole demistificare un sistema palesemente fallimentare, ma che ha  piuttosto la volontà di andare oltre quella superficie sempre meno luccicante che ci è stata proposta  dai media sin dal secondo dopoguerra.  Minervini accende un faro che illumina il lato oscuro della luna e si ritrova a scrutare il terrore,  dipinto negli occhi di scheletri tenuti troppo spesso nell’armadio delle cose da non mostrare.  Dopo decenni passati a nascondere la polvere sotto il tappeto, ora tutto lo sporco ed il marcio  sembra uscire via in maniera inarrestabile. Polvere composta da migliaia di granelli, di cui ogni più  piccola briciola è un tossicodipendente, un alcolista o un veterano di guerra che, dopo aver  ingoiato per anni troppi bocconi amari, ora sputa tutta la propria rabbia davanti alla macchina da  presa.

Louisiana è squallore e poesia al tempo stesso. E’ la collera dei lungometraggi di Michael Moore e  la disperazione di Jesus Children of America, episodio diretto da Spike Lee nel film collettivo All  The Invisible Children’s (2005).

Esiste un popolo che non è abituato a vincere, a cui è stato promesso un premio che non arriverà  mai. Quel popolo è la stragrande maggioranza, in una nazione che vive ogni giorno il paradosso di  essere la patria del consumismo, ma che non riesce a fare di questo “feticismo della merce” il  punto di partenza per un sistema di benessere collettivo che interessi tutti i suoi cittadini.  Questa incoerenza può essere difficile da digerire, soprattutto se si è cresciuti con il mito di una  patria florida e amena. Ed è forse per questo che sia stato proprio un italiano a squarciare il velo di  Maya che celava la realtà.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.