Anche il New York Times con Tsipras. L’avreste mai detto? Durissimo editoriale contro leader europei e FMI

Anche il New York Times con Tsipras. L’avreste mai detto? Durissimo editoriale contro leader europei e FMI

Nella tarda serata di martedì, dopo aver pubblicato tre giorni prima, un commento al vetriolo del premio Nobel Paul Krugman contro le scelte scellerate delle istituzioni internazionali sul debito greco, ora è la direzione stessa del New York Times che in un editoriale impegnativo, anche per la linea del quotidiano, assume le difese di Tsipras. E testimonia della posizione più saggia che sta facendosi strada negli Stati Uniti, a partire dalla Casa Bianca: evitare il default greco e l’uscita della Grecia dall’euro, a qualunque costo, fino a prolungare le scadenze del ripagamento del debito, o addirittura fino a stracciare il debito greco. L’editoriale indica l’attenzione che in queste ore l’America preoccupata dedica ai fatti europei, e alla Grecia. Forse, i nostri editorialisti dovrebbero leggere con maggiore attenzione editoriali e commenti che giungono dal dibattito pubblico internazionale. Noi lo stiamo facendo, e anche questa volta abbiamo tradotto l’editoriale del New York Times a beneficio dei nostri lettori.

“Il Referendum indetto dal primo ministro greco è una cattiva idea, ma in questa fase è la migliore idea possibile. Le banche greche sono state chiuse per evitare il collasso, i negoziati con in creditori europei sono congelati; Atene non ha i soldi per pagare 1.6 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale martedì, minacciando il default e l’uscita dall’euro. Dinanzi a queste condizioni dei creditori, che hanno giudicato “insolente” l’annuncio a sorpresa di Tsipras di mettere la questione davanti al giudizio degli elettori greci nel referendum che avrà luogo il 5 luglio. Mettere nelle mani di una nazione, già confusa e abbattuta, una questione così complessa e delicata, vuol certo dire giocare col fuoco. Ma date le conseguenze possibili e ciò che potrà accadere, ai greci viene riservata l’occasione di dire se vogliono restare nell’euro, con tutti i sacrifici che ciò comporta, o se sono pronti a una calamità nel breve termine e all’ignoto nel lungo termine. In verità, i creditori dovrebbero estendere le scadenze dei prestiti in tempi sufficientemente lunghi per ascoltare ciò che i greci dicono.

La domanda sottoposta a referendum renderà perplessi gli elettori, ma non è questo il problema. I dettagli delle domande referendarie su ciò che ha causato il collasso dei negoziati, per lo più relative a pensioni e a innalzamento dell’IVA, non sono davvero le poste in gioco. A questo punto, le accuse che da tempo riempiono i tabloid tedeschi e greci non interessano più. La domanda dinanzi ai greci è se essi sono pronti a lasciare l’euro. È questo ciò che Angela Merkel, Hollande, Lagarde e gli altri membri dell’eurozona devono decidere. La risposta dovrebbe essere di un impegno incredibile per fare in modo che la Grecia permanga nell’euro. La stessa Merkel ha ripetuta una frase finora mai sentiata: “se cade l’euro, cade l’Europa”. Una Grexit minerebbe gravemente la credibilità della moneta europea, minacciando un contagio globale. Per la Grecia, l’uscita significherebbe perdere la capacità di trattare con gli investitori internazionale, il collasso potenziale del suo sistema bancario e un’ondata di ricorsi da parte di creditori e fornitori. Il presidente Obama ha telefonato a Merkel e a Hollande per dire loro con chiarezza che gli americani sono molto preoccupati degli effetti che essa avrebbe sulla finanza globale.

Ma anche se i greci votassero per la permanenza nell’euro, la crisi non sarebbe comunque finita. In base alle politiche economiche oggi imposte dai leader dell’eurozona, i greci si troveranno ad affrontare sofferenze peggiori e le loro prospettive sarebbero immutate, e Tsipras potrebbe essere costretto a indire elezioni legislative anticipate. Il potere di rendere le cose migliori è nelle mani dell’eurozona e del FMI. Hanno già dato avvio ad una campagna ufficiosa per influenzare gli elettori greci rendendo pubblici i loro termini per conservare il debito. Farebbero invece qualcosa di molto più positivo se dessero il via all’unica cosa che darebbe ai greci un incentivo a restare e a dare inizio a vere riforme. Ovvero, cominciare strappando i debiti…”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.